Mercoledì 9 luglio ci sarà una conferenza stampa per sottolineare lo stato drammatico in cui versa l’agricoltura vesuviana, soprattutto dopo gli ultimi eventi meteorologici. Intanto a Pollena Trocchia si crea un mercato a “Km 0” per i prodotti locali.
Mercoledì prossimo, a Massa di Somma, nella biblioteca pubblica presso l’edificio comunale, ci sarà una conferenza stampa del Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo DOP. La tematica sarà, per forza di cose, legata agli effetti della tempesta che il 16 giugno scorso ha toccato gravemente gran parte della campagna vesuviana.
La conferenza, presieduta da Giovanni Marino, presidente del consorzio, vedrà tra i suoi partecipanti anche il commissario del Parco Nazionale del Vesuvio, Ugo Leone, e il presidente della Comunità del Parco Luca Capasso. Come già avemmo occasione di sottolineare in un precedente articolo, la situazione dell’agricoltura vesuviana non era di certo idilliaca, e questo anche prima del nubifragio, ma ora, con lo sfacelo lasciato dalla grandine e con la scarsa sensibilità da parte del ministero, rimangono poche speranze all’imprenditoria agricola locale per riprendersi dal disastro.
Mentre ci si affida all’ultima speranza di un intervento regionale, a Pollena Trocchia, l’amministrazione locale organizza un mercatino a “chilometri zero” aperto per risollevare le sorti dell’agricoltura; lo spirito è quello della “collaborazione istituzionale” e dove, l’intraprendente sindaco Pinto, dimenticando forse che mercati di prodotti locali già ne esistono; uno su tutti quello che da decenni langue a Sant’Anastasia, chiede, ai colleghi dei comuni del Parco “un impegno per promuovere un’iniziativa che si pone come obiettivo la valorizzazione della nostra terra”.
A tal riguardo plaude l’iniziativa l’ex presidente del Parco Nazionale, Ugo Leone, che sottolinea la gravità del danno subito, ma non solo quello materiale della tormenta ma anche quello morale che l’agricoltura vesuviana ha patito per dall’onda mediatica della cosiddetta Terra dei Fuochi.
In verità, la pur lodevole iniziativa, cozza contro la realtà disunita della Comunità del Parco, quella dei 13 comuni dell’area protetta che, tranne in caso di interventi economici a pioggia, utili per la distribuzione di contentini elettorali o propagandistici, si è poche volte riunita per far qualcosa di buono e soprattutto, le sue politiche territoriali, si sono prestate e si prestano ancora all’iniziativa del singolo, spesso in contrasto con quella degli altri colleghi primi cittadini.
Questo è accaduto proprio per la questione Terra dei fuochi che ha sì guastato l’immagine dell’agricoltura campana ma è anche vero che si è fatto ben poco per verificare dove il problema realmente persisteva e dove invece non incideva sulle colture. Le istituzioni si sono mosse finché il furor di popolo s’è fatto sentire e limitandosi a sobillare, secondo convenienza, il partito degli allarmisti e soprattutto quello dei negazionisti.
Emblematico è il caso di Massa di Somma, divenuta di recente “terra dei fuochi”, dove il sindaco Zeno ha affermato in un’intervista: “… a Massa non ci sono mai stati roghi ma certo i fumi dei territori dove essi sono stati provocati raggiungono anche Noi …”. Ora, fermo restando che i fumi di Caivano e di Acerra non possono raggiungere Massa, non vorremmo che il sindaco alludesse a Pollena e a San Sebastiano che quasi circondano il suo comune.
Anche perché pur non salvandosi nessuno dall’arte tutta locale dello scarico selvaggio, non vogliamo credere che i due comuni limitrofi possano essere imputabili di propagazione di fumo nocivo, tanto meno le due strisce di territorio di Cercola ed Ercolano confinanti a NE e a S del territorio massese possono esserlo. È probabile quindi che il sindaco pensasse più all’introito dei fondi legati al recente provvedimento legislativo della Terra dei Fuochi che al reale stato del suo territorio che, se non ha i roghi, ha di certo le discariche e questo lo abbiamo ben dimostrato in precedenza.
Non ci sembra quindi questo un buon viatico per una politica comune per il rilancio del Vesuviano e dei suoi prodotti, dove Boscoreale e Ottaviano hanno seguito la strada di Massa, e rientrano nei comuni inquinati ed altri, ben più rovinati come Ercolano o Terzigno ne rimangono stranamente fuori, negando una realtà umiliata dall’incuria e dalle discariche, oltre che dai roghi tossici. È necessaria quindi una reale politica comune!
Apprezziamo dunque la spinta ad incentivare il consumo dei celeberrimi prodotti locali e la loro tutela ma non dimentichiamo i veri problemi del territorio, fertile per il Vulcano quanto sensibile all’alta antropizzazione che costantemente lo minaccia. Facciamo sì che questi momenti siano incontri di riflessione comune e non meri atti apologetici dell’una o dell’altra amministrazione.


