Secondo l’azienda aeronautica di Somma Vesuviana l’impiegato Cristian Avino ha usato a scopo personale il computer. Ma i metalmeccanici Cgil accusano: “E’ una scusa per mettere in atto l’ennesima discriminazione ai nostri danni”.
Per l’azienda si tratta di “un atto dovuto, scaturito da riscontri oggettivi”. Ma per la Fiom il licenziamento, avvenuto appena l’altro ieri, di un suo esponente, Cristian Avino, impiegato dell’ufficio acquisti della Dema, grande fabbrica aeronautica, non è solo “una spudorata discriminazione” ma “è pure un’onta imperdonabile”.
L’impresa aeronautica, nella lettera che motiva l’estromissione forzata del 37enne componente del direttivo provinciale dei metalmeccanici della Cgil, sostiene che Avino durante le ore di lavoro abbia utilizzato il computer aziendale entrando in internet a scopo personale. Ma la Fiom non ci crede. Per l’alba di oggi il sindacato ha proclamato uno sciopero con picchetti davanti al cancello dello stabilimento di via San Sossio, periferia sud di Somma Vesuviana. Obiettivo: far saltare il sabato di straordinario.
“Per poter svolgere il suo lavoro – dichiara Franco Bruno, della segreteria provinciale Fiom – Avino deve usare internet e l’azienda lo sa benissimo. In realtà la Dema – sostiene il sindacalista – vuole punire in questo modo, con un gesto, come dire, “esemplare”, un nostro esponente che si è distinto nelle ultime azioni sindacali mirate a contrastare la discriminazione dei nostri iscritti e di chiunque si opponga ai suoi comportamenti illegittimi”.
Qualche settimana fa la Fiom aveva indetto un altro sciopero con picchetto al sabato per protestare contro il mancato rientro dalla cassa integrazione di otto dipendenti della Dema, alcuni iscritti alla Fiom, altri ad altri sindacati ed alcuni altri non iscritti a nessuna sigla. Alla fine sono rientrati al lavoro cinque di questi otto dipendenti uno dei quali, Andrea Morisco, rsu Fiom, è stato demansionato da impiegato a operaio.
Quindi, il licenziamento dell’impiegato Avino, originario di Casalnuovo e laureato in scienze politiche. “L’uso di internet – racconta il dipendente licenziato – è implicito nella mia mansione. Se poi sono andato su un sito che non era di pertinenza lavorativa ciò è avvenuto durante le pause, esattamente come fanno tutti gli altri miei colleghi. Inoltre – aggiunge l’esponente Fiom – l’azienda mi ha contestato l’uso di alcuni siti che in realtà sono di lavoro, ad esempio l’uso di Libero, che mi serve per vedere quotazioni e previsioni meteo quando facciamo i trasporti internazionali. Lo stesso Facebook ha dei profili aziendali di nostro interesse: tutti nostri fornitori”.
“Il modello Fiat di ricattare e dividere con l’aiuto attivo degli altri sindacati è giunto anche alla Dema”, conclude Vincenzo Chianese, rsu Fiom della Marelli e componente della rete 28 aprile.

