Spopola nel web la moda di inserire nelle più celebri opere d’arte le emoticon, le famose faccine che esprimono le nostre emozioni nei “muti” dispositivi digitali, ma cosa c’è di strano?
Sui social network si sta diffondendo la moda di inserire immagini di quadri famosi su cui sono state applicate da vari utenti le emoticon più utilizzate del web ed internet si popola di foto di “Gioconde”, “Veneri” e “Ultime cene” arricchite di simpatiche faccine. Quello che può sembrare, a un primo sguardo, un gesto artistico di massa, provocatorio e divertente, è tuttavia solo la più naturale conseguenza di un imprevedibile mondo grafico che, “evolutosi” nel tempo, si riprende ora ciò che gli appartiene.
Gli smile, infatti, affondano le loro radici nel mondo dei cartoni animati e, prima ancora, del fumetto, i cui sviluppi sono legati indissolubilmente all’arte tradizionale. Quello che sfugge agli occhi di molti è quindi proprio il legame diretto che esiste tra la faccina sorridente che quotidianamente utilizziamo in sms ed e-mail e, ad esempio, la celebre “Gioconda” di Leonardo Da Vinci, il cui arcano sorriso può essere considerato a tutti gli effetti una antica emoticon. Allo stesso Leonardo, infatti, si devono studi specifici intorno quelli che lui stesso definì “i moti dell’animo”, ossia l’emozioni che traspaiono dai gesti dei corpi e dalle espressioni delle facce riprodotte nelle immagini.
Nel suo >Trattato della pittura, proprio Leonardo fu difatti tra i primi a suggerire quali forme dovessero assumere le parti del viso per rivelare i sentimenti umani. Così, la stessa “Gioconda”, arcuando leggermente la bocca e curvano i lati degli occhi, mostra un sorriso appena accennato che è il più celebre frutto di queste ricerche del Da Vinci. Le emoticon, così come le conosciamo, non sarebbero quindi potute esistere senza le teorie degli artisti rinascimentali che, per riprodurre gesti ed espressioni umane che rivelassero i sentimenti delle immobili figure di un quadro o una scultura, diedero inizio agli studi sulla mimica facciale, che oggi sappiamo essere una delle principali forme di comunicazione non verbale.
Se quindi la “muta poesia” delle opere d’arte necessitò redigere un canone di gesti ed espressioni facciali per delineare gli stati d’animo dell’uomo su pezzi di tela e freddi marmi, così, oggi, i muti schermi dei dispositivi elettronici hanno avuto bisogno di essere animati, in una grafica che non sarebbe potuta esistere senza gli sviluppi dei moderni “cartoon”, da una serie di espressioni-immagini: le emoticon, appunto.
Naturali discendenti dei sorrisi e dei pianti di più antiche e famose icone, gli smile tornano dunque, oggi, in una versione decisamente più attuale, a dare espressioni ai personaggi dell’arte. Provocazione? No, direi piuttosto un involontario gesto che mette in risalto lo sviluppo di un’arte figurativa che non cessa di esistere e che anzi continua a pulsare, grazie alle mani di abili grafici, all’interno della nostra società, conquistando spazi inaspettati, dall’abbigliamento ai più recenti sistemi di comunicazione. Nelle retrovie dell’arte, la comunicazione visiva continua dunque, imperterrita, il suo percorso. Cosa sono in verità le emoticon, se non i ritratti più veri e intimi della nostra società?
(>Fonte foto: Rete internet)


