Ben vengano le dimissioni di un Papa se serviranno a mettere la Chiesa di fronte alle proprie responsabilità.
Ha destato sgomento, paura, tristezza, rabbia, disorientamento il gesto di papa Benedetto. Come era logico che fosse. La nostra generazione ha assistito ad un evento storico. Epocale. Rivoluzionario. Un gesto che restituisce una umanizzazione al papa, solitamente rappresentato al di sopra dell’umano.
E’ dai tempi di Celestino V (anche se ce ne sono stati altri) che un papa non si dimetteva. Normale che tutti i mass-media puntassero l’attenzione su questo avvenimento. Ormai tutto il mondo guarda a Roma. Tantissimi i commenti, le valutazioni, le dietrologie, le riflessioni. All’interno e all’esterno della Chiesa. Un gesto che comunque va rispettato. Adesso non siamo assolutamente in grado di capirne il significato. Forse un domani, superando l’emotività del momento, capiremo qualcosa. Io personalmente sono convinto che, dopo quanto accaduto, molto cambierà nella Chiesa, intesa anche come Istituzione umana. Ma sarebbe un errore madornale guardare alla Chiesa solo sul piano umano, sociologico. La Chiesa è soprattutto un mistero di fede. Invisibile. E’ Cristo che guida la Chiesa. Il Papa è solo il Suo vicario.
E Lui non verrà mai a mancare. La Chiesa è di Cristo, è il suo corpo, e non è mai riducibile solo agli uomini, strutture, gerarchie che la compongono, con i loro peccati, i loro umani sforzi, le loro disunioni e persino il loro cercare un "pubblico". Colpe ed errori che pure, è tornato a ricordarci nell’omelia delle Ceneri il Papa, ne possono «deturpare» il vero volto. A livello personale ( era anche l’idea del grande cardinale Martini) penso che il ruolo del papa vada notevolmente ripensato, soprattutto oggi. E’ necessario “alleggerire” le sue responsabilità nel governo della Chiesa. La curia romana è troppo centralizzata. La stessa struttura gerarchica non può essere affidata ad una sola persona, ma deve procedere verso una struttura sinodale (“camminare insieme”).
Negli ultimi anni è venuta a mancare la corresponsabilità con le conferenze episcopali nazionali e periferiche. In effetti il Concilio Vaticano II ancora deve “passare” nella prassi ecclesiale. E allora ben vengano le dimissioni di un Papa se serviranno a mettere la Chiesa tutta di fronte alle proprie responsabilità. Forse Benedetto ha voluto ricordare a noi tutti che siamo al servizio di qualcosa più alto e più grande di noi. L’uomo di fede giudica il mondo e la vita alla luce di Dio, senza chiudere la prospettiva storica nell’ottica corta del tempo. Io guardo con speranza al futuro della chiesa e della società. Tra poco, anche climaticamente, avremo una primavera che cambierà ( a livello di responsabilità) la Chiesa centrale e il nostro Paese.
Entro i prossimi mesi si volterà pagina: avremo un nuovo Papa, un nuovo Governo, un nuovo Parlamento e un nuovo capo dello Stato. Tutto insieme. Non era mai successo prima d’ora nella storia della Chiesa e della Repubblica. Dopo la “bufera di neve e di freddo” dell’ inverno che ci stiamo quasi lasciando alle nostre spalle, incominciamo ad intravedere la nascita di germogli nuovi, che porteranno frutti di fiducia nel futuro. In poche settimane cambierà la storia attuale della Chiesa e della nostra Italia. A noi non deve interessare chi sarà fatto Papa, o chi sarà eletto alle più alte cariche istituzionali. L’importante è ri-partire, con slancio nuovo e fiducia certa nelle nostre capacità di migliorare la Chiesa e la società. In fondo, forse è questa l’eredità che ci lascia Benedetto XVI. Gli uomini passano.
Ma Dio rimane, sempre. E Dio ha amato, ama e amerà sempre l’uomo, ogni uomo e tutti gli uomini. Se fosse ancora vivo don Tonino Bello, oggi direbbe (rivolgendosi per noi alla Madonna): “ Sentinella del mattino, ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da recare al mondo. Portaci finalmente arpa e cetra perché possiamo svegliare l’aurora”.
(Fonte foto: Rete Internet)

