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Le contrade dei presepi. Dalla tradizione artistica allo sviluppo socioeconomico

Quali novità possibili per migliorare la vita dei nostri quartieri? Una recente idea ci spinge a ragionare sull’importanza dell’aggregazione come motore propulsivo per l’aumento dei flussi turistici.

Tutte le idee e le iniziative per favorire la crescita della città, devono fare i conti con un fattore sempre più in declino: la mancanza di aggregazione. Napoli, costantemente soffocata in un coacervo di aspetti negativi, ha bisogno ora più che mai di restaurare quella scultura dell’entusiasmo artistico e culturale ammuffita dagli eventi, dalle contraddizioni e dal disinteresse generale. Si tratta di quel mausoleo immaginario che raffigura una Partenope vinta dalla muffa e deteriorata dalle intemperie politiche.

Ogni opera per essere restaurata necessità di denaro, e come sempre, in attesa dei fondi la statua si deteriora fino a crollare. A quanto pare, non è più possibile attendere entrate economiche dal cielo, ed è quindi il caso di rimboccarsi le maniche per fare in modo che quella statua immaginaria sia in grado di simboleggiare, con la meritata dignità, tutto l’entusiasmo assopito e sfiduciato che alberga in ogni cittadino napoletano, stanco di tutto, anche di immaginare la metafora della statua deteriorata dall’incuria.

Nascondersi dietro l’ostinata difesa del territorio sistemando accuratamente la polvere sotto a fastosi tappeti, non è di certo il miglior modo per cambiare lo stato delle cose, ed ecco dunque impellente la necessità di ideare i piccoli interventi favorendo, si spera, i grandi cambiamenti. Napoli ha bisogno di piccoli gesti concreti in assenza di grandi provvedimenti drastici che restano teorici, utili ormai esclusivamente ai discorsi demagogici e alle retoriche più sfrenate. Quel denaro non scenderà dal cielo e di sicuro non saranno le istituzioni a spendere più di tanto le proprie energie economiche per migliorare lo stato della vita in città.

Collima esattamente con questo pensiero l’intuizione avuta da Carmine Attanasio, consigliere ed ambientalista, che nella recente commisione Cultura ha proposto di realizzare in città “le contrade presepiali” coinvolgendo ogni quartiere di Napoli nella realizzazione di un presepio che coinvolga i cittadini dei quartieri in una “gara artistica”. Ora, questa idea, per quanto possa apparentemente proporsi come semplice, in verità cela una struttura teorica che forse stiamo fin troppo sottovalutando. Ristabilire un clima di aggregazione nei quartieri innesca, in qualsiasi città, un meccanismo di protezione e condivisione dell’ambiente circostante e in questo caso potrebbe favorire anche un’entrata finanziaria grazie ai flussi turistici generabili dall’iniziativa.

Il potere artistico napoletano non necessita di idee esterne alla cultura partenopea. L’idea di Attanasio potrebbe ripristinare l’antico genio artistico che rende la nostra città famosa nel mondo utilizzando l’aggregazione e la solidarietà di quartiere come mezzi per produrre turismo e partecipazione cittadina. Il miglior presepe farà vincere un premio al suo quartiere e l’opera sarà esposta ai turisti in una delle sale del Maschio Angioino. Torna alla mente una precedente riflessione sull’importanza del vicinato per garantire la sicurezza e la qualità della vita in città. In questa precedente riflessione teorica veniva accennata la fondamentale capacità del sostegno reciproco per innescare processi di difesa del territorio dagli attacchi devianti esterni.

In questo caso però, lo stesso discorso vale per aumentare il turismo e per rianimare l’entusiasmo assopito dei nostri quartieri sfiduciati: Ogni gruppo che si riunisce, per motivi ideologici, per motivi territoriali, religiosi, amicali o per qualsiasi altro motivo, tende a creare una lunga serie di codici relazionali che hanno lo scopo di preservare l’estinzione del gruppo stesso o l’attacco da agenti esterni che possano minare la tranquillità collettiva. Per quanto questo ragionamento possa sembrare ancestrale, nonchè poco inerente alla realtà delle nostre città, è invece una riflessione su cui forse dovremmo spendere qualche minuto del nostro tempo. Napoli, patria delle contraddizioni, è un territorio in cui è possibile osservare il trionfo della solidarietà di quartiere e, pur essendo un luogo all’apparenza propulsore esclusivo di devianze, riesce in realtà a garantire la sicurezza delle zone esclusivamente grazie alle relazioni tra i vicini.

Tenere vivo un quartiere, significa anche favorire la realizzazione di quella rete di attività che possa essere funzionale durante l’arco dell’intera giornata, partendo dall’illuminazione stradale fino ad arrivare all’incentivo di quelle attività di gruppo, come feste, centri sociali, locali notturni, ristoranti, ecc. Le strade e le zone a rischio in generale, andrebbero sempre tenute animate, soprattutto nelle ore notturne per favorire l’autovigilanza da parte degli stessi cittadini.

Un punto di vista questo che forse va incentivato, poichè a nessun cittadino fa piacere sentirsi insicuro e attaccabile da agenti esterni, ed è proprio da qui che nasce l’inconscia rete di sostegno amicale. Se Il Sole 24 ore giudica questa città l’ultima della nazione, è forse il tempo di iniziare a ragionare su cosa si può concretamente fare per differenziarsi da questo stato di torpore e di invivibilità. Torna alla mente il Sociologo Amato Lamberti quando ripeteva le occasioni non sfruttate in questa città, come le risorse della green economy che in questo territorio vengono sottovalutate dal punto di vista di sbocchi occupazionali per i giovani.

Tra le altre cose, Lamberti scriveva: “Tutte le imprese devono diventare autonome nella produzione dell’energia che consumano sfruttando pale eoliche, minieolico, fotovoltaico, mini idroelettrico etc, con incentivi fiscali. Abitazioni private ed edifici pubblici devono fare lo stesso: bisogna rompere i grandi monopoli. In Brasile hanno deciso di viaggiare a metanolo, noi possiamo andare a biodiesel cedendo, ad esempio, con opportuni incentivi, i terreni demaniali incolti a quei giovani che hanno voglia di fare impresa. Così si attiva l’economia. Poi bisogna abbassare le aliquote per persone fisiche e imprese (negli Usa la più alta è del 29%, in Italia si supera il 50!), ridurre le spese militari, potenziare l’occupazione favorendo l’imprenditorialità giovanile. Servono riforme strutturali e misure che impongano la trasparenza degli scambi in denaro”.

In verità ciò di cui questa città necessiterebbe al più presto è una vera e propria strutturazione di modelli educativi che possano colmare le lacune della disinformazione, soprattutto riguardo alle risorse della green economy e all’importanza del sostentamento attraverso le energie producibili autonomamente. Manca un insegnamento mirato e preciso sull’educazione ambientale e manca soprattutto una seria organizzazione amministrativa che funga da motore propulsivo per alimentare l’aggregazione e l’entusiasmo, ormai quasi deceduto, della nostra città ferita: ma non ancora morta.
(Fonte foto: Rete internet)
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