La sinistra e Marchionne: prima battaglia dell’anno

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Dopo le scaramucce del maggio scorso ieri, a Pomigliano, Fiom, Slai Cobas e Confederazione Cobas si sono misurate con l’azienda nel tentativo, fallito, di bloccare il sabato di recupero in fabbrica. LE FOTO

Un massiccio spiegamento di poliziotti e carabinieri ieri ha consentito il regolare svolgimento delle produzioni Fiat nella giornata di sciopero proclamata da Fiom, Slai Cobas e Cobas contro i sabati lavorativi. Si sono però registrati incidenti nel corso dei quali sono rimasti feriti due operai, entrambi ricoverati all’ospedale civile di Nola. Fortunatamente le condizioni di entrambi non hanno destato particolari preoccupazioni. Ferito lievemente ( un piccolo taglio a un dito ) anche un poliziotto. Gli scontri, che hanno contrapposto Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat, Carc e centri sociali alle forze dell’ordine si sono consumati sul varco numero uno della fabbrica automobilistica, dove il gigantesco e superefficiente sistema di sicurezza approntato dalla questura ha concentrato l’afflusso degli operai comandati al turno mattutino del primo sabato di recupero produttivo ( il prossimo è stato fissato al 22 giugno ).

E’ stato qui, alle cinque del mattino, sul varco merci, predisposto per l’occasione al transito dei 1500 operai comandati al turno di recupero, che manifestanti e agenti sono entrati in contatto. Durante il parapiglia un operaio, Marco Cusano, 48 anni, moglie e un figlio, è rimasto ferito, colpito da una manata alla testa. Poco prima un altro operaio, Gennaro Gallo, 43 anni, di Afragola, che stava effettuando un picchetto su un accesso posto all’altra estremità dello stabilimento, il varco cinque, era stato investito dall’auto di un collega che aveva tentato di entrare contromano e in tutta fretta nell’impianto. Gallo, colpito allo stomaco e a un piede, e Cusano sono stati ricoverati nell’ospedale di Nola e quindi dimessi dopo alcune ore.

Le tensioni sono terminate all’alba, quando ormai tutti i lavoratori comandati per la giornata di turno straordinario, retribuita con un giorno di permesso, erano nella catena di montaggio. Alle otto, sulla rampa d’accesso principale dello stabilimento è poi accorso il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, quando però ormai non c’era più nessuno. “Sono d’accordo con Marchionne – l’appello del prelato – ci vuole un patto sociale ma lasciare per strada quarantenni e cinquantenni è disumano”. Dopo poco minuti, dall’altra parte della città, gli attivisti del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati e i giovani studenti dei centri sociali hanno occupato un immobile del comune ubicato nel parco pubblico. L’edificio, abbandonato da anni, è conteso da tempo nell’ambito di una disputa politica col sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo (Pdl).

Intanto il segretario nazionale della Fiom per il settore auto, Michele De Palma, presente allo sciopero sin dalla nottata, ha reso nota una vicenda, una serie di presunti maltrattamenti subiti dalla polizia: “mi hanno identificato bloccandomi in modo violento e scorretto”. Stessa sorte avrebbe subito anche Francesco Percuoco, responsabile territoriale della Fiom. A ogni modo, appena appresa la notizia del regolare svolgimento delle attività produttive di ieri, la Fiat, da Torino, ha immediatamente diramato un comunicato. “Stamattina – ha scritto l’azienda – è iniziata regolarmente l’attività produttiva all’interno dello stabilimento di Pomigliano nonostante gli atteggiamenti incomprensibili dei giorni scorsi da parte di alcune organizzazioni sindacali, politiche e sociali.

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