Pomigliano, quella Chiesa compressa tra Fiat e sinistra operaia

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Ieri la battaglia tra cassintegrati e azienda davanti alla fabbrica di Pomigliano. E il vescovo di Nola che accorre nel piazzale deserto, ormai privo di manifestanti. Una situazione in cui tutti sembrano rimasti soli, clero in testa.

La sinistra politica e sindacale, esclusa dalle fabbriche Fiat, tenta con veglie notturne, scioperi, blocchi e picchetti di convincere Marchionne a trattare su occupazione, produzioni e organizzazione del lavoro. Il risultato di questo braccio di ferro sono stati gli scontri di ieri all’alba, davanti alla fabbrica di Pomigliano, tra manifestanti, appartenenti soprattutto all’area extraparlamentare, e le forze dell’ordine. Tensioni durate poco più di un’ora contro le quali nulla ha potuto la presenza fisica del vescovo di Nola, Beniamino Depalma, accorso in mattinata davanti a una fabbrica ormai deserta, quando cioè era finita da un pezzo la “battaglia” contro i sabati di recupero al posto del rivendicato reclutamento dei tanti cassintegrati in vana attesa di rientro.

A ogni modo il prelato ha voluto lo stesso profittare del suo arrivo nei luoghi dello scontro sindacale per lanciare un appello. “Sono d’accordo con Marchionne – il messaggio di Depalma – e cioè che, quando in qualche modo ha richiamato le parole di Roosevelt, ha di recente parlato della necessità di un patto sociale. Queste battaglie per il lavoro non si vincono con le contrapposizioni – ha aggiunto il vescovo di Nola – ma con la solidarietà e la massima attenzione. Però devo anche ricordare a Marchionne che i lavoratori di questo territorio sono molto responsabili e che se vuole mettere fuori quarantenni e cinquantenni allora commetterà un grande delitto umano”.

Il riferimento è ai tanti cassintegrati della fabbrica di Pomigliano, del reparto logistico di Nola e dell’indotto dei componenti di Poggioreale, che le produzioni Panda, nonostante il successo di mercato della vettura, non riescono proprio a far rientrare al lavoro, da anni. Intanto i più attivi sul fronte della protesta a tutti i costi si stanno dimostrando i cassintegrati e licenziati del Comitato di lotta che fa capo a Mimmo Mignano, un operaio licenziato dalla Fiat, Marco Cusano, Antonio Montella e Rosario Monda, questi ultimi dipendenti in cassa integrazione del reparto logistico di Nola, impianto creato dall’azienda nel 2008 trasferendo dalla fabbrica di Pomigliano 316 operai, per la gran parte attivisti sindacali e lavoratori a ridotte capacità fisiche.

Un nuovo impianto che però è quasi del tutto inattivo da quando è sorto e che contiene organici finiti in cassa a zero ore senza soluzione di continuità. Per questo e tanti altri motivi Mignano e compagni venerdi mattina hanno occupato l’ufficio del vescovo di Nola, considerato “reo” di aver consigliato agli operai di votare si al referendum di fabbrica del giugno 2010 sull’accordo Panda. E per questi stessi motivi i militanti del Comitato di lotta ieri sono stati protagonisti ( insieme ai Carc e ai giovani dei centri sociali di Napoli ) dei tafferugli con le forze dell’ordine e, successivamente, dell’occupazione di un edificio del comune di Pomigliano, un paio di stanzette abbandonate da anni in un’ala del recinto del parco pubblico.

“Sarà il primo centro sociale italiano occupato da operai della Fiat – giura Mignano – sarà un punto di riferimento per tutti i lavoratori e gli studenti del polo delle grandi fabbriche”. I militanti del Comitato di lotta, tutti aderenti alla confederazione Cobas, avevano già tentato di centrare l’obiettivo il 25 maggio scorso. Ma in quell’occasione glielo impedì prima un cordone di polizia e carabinieri e poi, una volta entrati nell’immobile pubblico, la polizia municipale, che fece saldare da un fabbro la porta d’ingresso del “ futuro centro sociale operaio”. Ora però i Cobas sono tornati alla carica. Non si sa per quanto tempo riusciranno a tenere questo caposaldo. E’una battaglia sostenuta dalla galassia movimentista di centri sociali e partiti: Iskra Area Flegrea, Ska, Carc, Mensa Occupata. Più difficile invece il rapporto con Fiom e Slai Cobas. Ulteriore segnale di una sinistra sempre divisa.

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