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La pacificazione

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Da anni la Scuola richiede una pacificazione con lo Stato per poter svolgere pienamente il compito che la Carta Costituzionale le ha dato.

Ci sono termini in politica che vengono coniati seguendo le mode del momento. Parole che aleggiano per giorni nei palazzi del potere e giungono a tutti noi tra il rimbalzo assillante dei mass-media. In questi giorni si parla di pacificazione. Un termine antico che, invece, oggigiorno, dovrebbe racchiudere in sé la panacea miracolosa per i mali di una Repubblica decadente.

Ci dovremmo tutti pacificare in nome di un ideale più alto di bene comune nazionale, un ecumenico “scurdammoce o passato” per unire le lacerazioni divisive della frastagliata “polinesia” della politica. Tutto perché il melting pot raffazonato e compromissorio del governo in carica abbisogna di un collante maggiore che faccia dimenticare i divisionismi attraverso una pacificazione che blandisca le menti degli italiani. All’indomani del 25 aprile del ’45, questo Paese aveva bisogno di una pacificazione vera che non mortificasse però la verità storica. L’Italia doveva rinascere dalle sue ceneri con uno straordinario sforzo di coesione nazionale, senza infangare la memoria dei partigiani che avevano combattuto per la libertà.

La Costituzione raffigurò il suggello di uno spettacolare equilibrio tra le forze rappresentative in parlamento e sancì, attraverso il suo equilibrio, la nascita di una nazione nuova e pacificata. Un altro esempio, storicamente fulgido, fu la riunificazione della Germania dopo la caduta del muro di Berlino. Gli sguardi dei cittadini della DDR incrociarono per la prima volta, attraverso il cemento squarciato del Muro, gli sguardi dei connazionali della Bundesrepublik riappacificando in quell’istante una storia di contrasti e divisioni durati quarantenni. Ora ci vogliono far ragionare, forse imporre, una pacificazione annacquata nella quale non si capisce bene chi o cosa dovrebbe pacificarsi.

C’è il rischio di pacificazione di parte, o meglio dire di una parte, che davanti al pericolo di uno sgretolamento del potere e di uno tsunami che li spazzerebbe via per sempre, chiede all’altra parte di rinsaldarsi in un patto di non belligeranza. Una Grosse Koalition universale. Una sorta di pace fredda all’insegna del “volemose bene”. Rifuggiamo con forza questa melassa di facciata che serve solo per pacificare un personaggio politico facendoci dimenticare il suo passato. Vogliamo proporre, invece, una nuova pacificazione. Una riconciliazione tra lo Stato e la Scuola. Una nuova “arca dell’alleanza” che faccia ritornare l’Istruzione al centro del sistema Italia e le riconferisca quel ruolo che la Carta Costituzionale le aveva affidato. Un patto tra Istituzione e Istruzione. Si pacifica realmente il Paese mettendo in sicurezza gli edifici scolastici e mettendo in sicurezza i posti di lavoro di centinaia e centinaia di lavoratori precari che operano all’interno della Scuola e dell’Università.

Si riconciliano le coscienze dei cittadini dando alla scuola la possibilità di formare le giovani generazioni in maniera libera, laica e qualitativamente alta. Si vince la sfida del futuro solo se i nostri studenti sapranno concorrere alla pari per competenze, saperi e conoscenze con i coetanei europei. Si pacifica una nazione se la futura classe dirigente può forgiarsi all’interno di una Istituzione scolastica al passo con i tempi, con programmi completi offerti da docenti preparati e motivati. Riconciliamo le famiglie e gli studenti con i docenti attraverso un percorso chiaro di sinergie e corresponsabilità.

Una società seria non impoverisce il sapere con tagli indiscriminati e con risorse del PIL sempre più esigue. Un Paese che intende lanciarsi tra i perigli del futuro deve puntare su solide fondamenta incarnate da una Scuola Pubblica salda e forte. Chiediamo una vera pacificazione etica e di civiltà. Uno slancio di speranza che riparta dalla Scuola. È questa la pacificazione che ci sta a cuore, è questa l’unica che chiediamo.
(Fonte foto: Rete Internet)

SCUOLA, CULTURA E DINTORNI

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