Nel sud Italia c’è la camorra ma l’affermazione è limitativa, c’è anche nell’intera nazione e in gran parte dell’Europa. Il rischio è la diffusione di una cultura omertosa, linfa vitale del fenomeno.
La differenza tra i sistemi della criminalità organizzata e lo Stato è che la camorra eroga servizi con immediatezza senza troppi passaggi burocratici e con ingenti scambi economici. Se lo Stato appare all’opinione pubblica come un usuraio legalmente riconosciuto, la camorra appare come un sostituto efficace in grado di proporre servizi e opportunità occupazionali con velocità ed efficienza.
Sono in molti a credere che queste dinamiche operative appartengano al dna culturale soltanto di alcune regioni del meridione ma non è del tutto così. Pur ammettendo che linguaggio, codici e metodologie tecniche nascono da territori italiani ben precisi, è vero anche che limitare il fenomeno camorra alle sue conseguenze visibili in Italia, non favorisce una visione completa delle ramificazioni del sistema.
Oggi la camorra è un cancro non solo campano, non solo meridionale, non solo nazionale ma è un carcinoma metastatizzato in tutto il territorio europeo. I dati storici della Direzione Investigativa Antimafia e delle maggiori ricerche sul campo hanno delineato nel tempo un fenomeno molto più grande di quello pubblicamente riconosciuto. Fonti dell’Eurispes, ad esempio, hanno confermato che nella sola regione Campania esistono milioni di euro di guadagni grazie al traffico di droga, ai crimini legati all’imprenditoria (appalti truccati, riciclaggio del denaro sporco, ecc.), alla prostituzione, al traffico d’armi, senza dimenticare i capitali accumulati dall’estorsione e dall’usura. Il giro d’affari complessivo è di circa dodici miliardi e mezzo di euro all’anno e questo denaro viene reinvestito anche attraverso attività extraterritoriali come alberghi di lusso, ristoranti, condomini, sparsi nel nord Italia e in molti paesi della comunità europea e non è sempre semplice definire una tracciabilità di questi investimenti esteri.
Uno dei prodotti maggiormente venduti nel territorio europeo è la droga che da sola riesce a far intascare ai clan campani dai due ai quindici milioni di euro al mese che, attraverso un percorso ciclico, vengono reinvestiti nel mercato immobiliare, nelle società di prodotti alimentari e tecnologici, passando anche per i giochi d’azzardo. Tutto viene gestito da insospettabili società schermate e prestanome immacolati che rendono più difficoltosa la scoperta di tali operazioni da parte delle forze dell’ordine. Va aggiunto, ed è inevitabile farlo, che tali circuiti molto spesso sono favoriti da collusioni con le amministrazioni governative che godono della fetta di torta mettendo a tacere qualsiasi tipo di sospetto. Fu Amato Lamberti, sociologo esperto di crimine organizzato, ad evidenziare il dannoso legame tra amministrazioni pubbliche e crimine organizzato mettendo in luce una simbiosi tristemente perfetta, presente non solo in Campania ma anche in Europa.
E’ compreso in questo rischio il ramo delle energie alternative e il commercio derivante dallo smaltimento dei rifiuti tossici. Se volessimo soltanto limitarci al commercio della droga, dovremmo immaginare un reticolo di collegamenti che parte da Scampia, Secondigliano, Piscinola e altre zone e che raggiunge gli Stati Uniti e l’America latina. Sono in pochi i paesi esenti dal reinvestimento dei capitali sporchi. Le vittime (spesso consenzienti) sono ad esempio, la Svizzera, la Spagna, la Francia, Londra, ecc. In un’intervista a cura di Farano, Roberto Saviano specifica che esponenti del clan La Torre investono ad Aberdeen in Scozia, nel turismo. A Dortmund, Lipsia, e nella Germania dell’Est investono molti altri clan napoletani. Francesco Schiavone “Cicciariello” è stato arrestato in Polonia e investiva anche in Romania, Vincenzo Mazzarella è stato arrestato a Parigi mentre trattava diamanti con i cartelli africani. A Nizza ci sono investimenti nell’edilizia. L’investimento nel settore turistico ha raggiunto l’Austria attraverso ristoranti e alberghi.
C’è solo l’imbarazzo della scelta e tutto questo, a prescindere dagli effetti economici incommensurabili, rischia nel tempo di alimentare la naturale necessità della camorra di aumentare gli spostamenti dal territorio di origine per poter governare altri paesi esteri traendone profitti maggiori, infettando i processi di crescita socioculturale e le politiche di queste nazioni. Non è catastrofismo, infatti, pensare che i ghetti delle grandi città europee attualmente gestiti dai gruppi di teppisti, faranno ben presto “il salto di qualità” lasciando la gestione a “esperti” dei sistemi organizzati di stampo camorristico con precise regole di reclutamento, di appartenenza e di gestione delle risorse legali ed illegali disponibili.






