venerdì, Aprile 24, 2026
19.8 C
Napoli

“La camorra non muore, noi “. Le parole di Schiavone e la morte dell’individualità

Le sconcertanti confessioni rilasciate recentemente da Carmine Schiavone non possono lasciarci indifferenti. I corrotti vanno estirpati, ma prima di farlo dobbiamo guardarci allo specchio. Tutti.

L’intervista va vista per intero. L’ha fatta Sky Tg 24. L’intervistato è il boss pentito Carmine Schiavone. E’ davvero difficile non trascrivere ogni minima parola denunciata dall’ex boss, ciò che dice gela il sangue nelle vene.

Di seguito stralci dell’intervista trascritti nell’articolo proposto sotto il video delle dichiarazioni: “Se potessi tornare indietro non mi pentirei. Sono pentito di essermi pentito e non lo farei più perché le istituzioni ci hanno abbandonato. Quando non sono riusciti ad ammazzarmi materialmente, hanno cercato di distruggermi economicamente, moralmente – Ero uno dei capi della cupola, ma mi sono pentito davvero perché altrimenti quelle carte lì non le avrei mai scritte. Il mio guaio è stato proprio quello di essermi pentito veramente perché in Italia non c’era una giustizia, una legge, un politico che sappia capire questo. Chi me lo ha fatto fare di vivere in questo mondo di cani rognosi perché è vero che noi abbiamo sparato, ma i ministri, i carabinieri, i magistrati, i poliziotti sono più responsabili di me perché hanno permesso questo. Io ho sbagliato nella mia vita e ho cercato di rimediare quando la mia coscienza si è ribellata a certi soprusi commessi da altri. Tutti quanti hanno fatto facile carriera sulla mia pelle”.

Riguardo lo scempio dei rifiuti tossici Schiavone ha dichiarato: “Nel traffico dei veleni erano coinvolte ditte di Santa Croce sull’Arno, Milano, Verona, e aziende austriache. Che trasportavano carichi non solo a Casale ma anche a Castel Volturno, Santa Maria La Fossa, Grazzanise – I rifiuti erano scaricati da camion e gettati nei campi e nelle cave di sabbia… Rifiuti chimici, termonucleari, industriali e farmaceutico – ospedalieri. Negli anni le cassette di piombo si saranno aperte, ecco perché la gente sta morendo di cancro. Stanno morendo cinque milioni di persone… Mi sono ravveduto quando ho visto che avvelenavamo la terra. E che si uccidevano i bambini prima che nascessero”. Ribadisce più volte il legame strettissimo tra camorra e politica: “Spostavamo settanta – ottanta mila voti… cioè la differenza tra un partito e l’altro”. Specifica inoltre: “Pagavo due miliardi e mezzo di benzina al mese, cinquecento milioni al mese andavano per la corruzione. Mantenevamo caserme, carabinieri e Guardia di finanza. Un totale di tre miliardi al mese di spese”.

E’ il terrore. E’ lo schiaffo che ci fa bene ricevere affinché possiamo tutti guardare negli occhi la realtà, eliminando definitivamente qualsiasi dubbio, semmai qualcuno possa avere ancora il coraggio di mettere in campo qualche dubbio. La camorra è lo sterco che ci ha inondato tutti. La camorra è il fumo negli occhi che lo Stato ci propone per spostare l’attenzione dai suoi interessi. Sono davvero pochi gli uomini di Stato che si salvano. Schiavone lo ha ribadito con lucidità e precisione dei dettagli. Non lo ascolteremo, continueremo a fare finta che sia tutto inventato e fingeremo che questa intervista non sia mai avvenuta. Siamo tutti davvero troppo stanchi, eppure l’esistenza ci impone di mantenere la schiena dritta e di proseguire.

A noi spetta la decisione di non far finta di nulla e di continuare a gridare la nostra indignazione. Siamo tutti colpevoli, tutti. Lo siamo ogni volta che facciamo finta di non ascoltare, ogni volta che mitizziamo la camorra, ogni volta che siamo permissivi con una politica assurda e inconcepibile. Apparentemente la colpa è della società, è del sistema, è degli altri. Ne siamo convinti a tal punto che non abbiamo nessun dubbio. Ognuno vive con questa consapevolezza e intanto esiste, agisce, subisce e condanna. Si è arrivati a questi livelli di corruzione perché la nostra cultura è quella dell’assenza di cultura. Che si tratti di camorra, di corruzione, che si tratti di delinquenza in ogni sua forma, di governo colluso e incompetente, tutto questo, oggi, non importa più. I livelli massimi sono stati già raggiunti, ora è il momento di tornare alla fonte del male comune: noi stessi.

E’ colpa di chi guardiamo allo specchio, è colpa di quella nostra voglia di non voler guardare. Noi non abbiamo più tempo né voglia di guardare, di guardarci. Ogni singolo individuo è un’immensa società. Gli altri, le persone che ci circondano, esistono soltanto se ammettiamo la loro esistenza. Siamo ormai formiche, che si scontrano inconsapevolmente, testa contro testa, e che proseguono o indietreggiano alla ricerca della sazietà. Siamo esseri in una piazza affollata, in cui gli altri possono manifestarsi soltanto se lo decidiamo, in base al valore che attribuiamo loro. Il dolore di questa angosciante incertezza ci spinge ad essere completamente soli, in una piazza affollata di gente. Qui in Campania o meglio, qui nel nostro tempo, il valore dell’altro è morto, assente, imbavagliato dall’intolleranza, dall’interesse e dalla brama di potere, di protagonismo, di sopravvivenza.

Lo Stato, che nella teoria rappresenta l’insieme di tutti, è per molti suoi aspetti il personaggio più canaglia che esista oggi. Un catastrofismo generato da conati di vomito per le troppe canaglie indigeste, che hanno modificato la nostra capacità di attribuire valore all’altro, a chiunque, persino a noi stessi. Se siamo così disgraziati, cosa possiamo fare? Se sia la democrazia che la violenza hanno fallito nel diffondere benessere quale può mai essere il contributo personale? Forse la domanda prevede una risposta troppo impegnativa e gli intellettuali sono lì, mirino puntato, pronti a sparare alla prima proposta che non corrisponda alla loro posizione pubblica e politica, e quindi, per evitare la fucilazione, guardiamoci negli occhi e non rivolgiamoci a nessun medico curante della cultura. Semplicemente, è forse il tempo in cui sia pretesa la validità di una denuncia.

E’ forse il tempo di pretendere la certezza della pena. E’ forse il tempo per contaminare gli altri con una benevolenza d’animo, è forse il caso di ascoltare ciò che ci circonda, poiché se è vero che l’individualità decide quale tipo di valore attribuire agli altri, è vero anche che prima di tutto, dovremmo ristabilire un contatto con quello che è il nostro valore, con l’idea che abbiamo di noi stessi. Così facendo la società esistente nel nostro cervello, genererà società migliori con le persone con cui siamo in contatto. La stessa presa di consapevolezza che il problema non è altrove ma affianco a noi, potrebbe già darci propositi nuovi, fatti di umiltà e di quella inflazionata etica della responsabilità che ci riguarda solo ed esclusivamente se il nostro stomaco è pieno, se il nostro ego è gonfio, se la nostra solitudine ci estranea per bene in quella piazza affollata di gente.

Belle parole che vanno associate a cambiamenti interni affinché diventino azioni. È nostro dovere adesso e non domani, prendere le distanze indignandoci, ma senza passività e snobismi, piuttosto con la volontà di contribuire a diffondere partecipazione e voglia di agire correttamente. Non è l’idea di società sana che è diventata utopia, bensì è l’idea d’individualità sana che sta andando disperdendosi, facendosi scudo con l’indifferenza e dietro quella dannata paura di condividere il bene. Una paura che ci sta soffocando e che sta consumando le risorse energetiche della gioventù contemporanea. Sparino pure i professoroni, purché resti viva l’idea che in assenza di aiuti statali tocca a noi volersi più bene, per poi così godere, al più presto, di quelle differenze condivise che renderebbero speciale il valore attribuito a noi stessi e a tutti coloro che di arrendersi non hanno nessuna intenzione.

Tornando alla camorra, forse ha ragione Schiavone quando dice che la camorra non morirà mai. Noi però siamo mortali, e conviene combattere per vivere, piuttosto che soffocare sottostando all’immortalità di un sistema.
(Fonte foto: Rete internet)

L’INTERVISTA A CARMINE SCHIAVONE

OSSERVATORIO SOCIALE

In evidenza questa settimana

Sant’Anastasia, campagna elettorale parte tra veleni incrociati e nuove alleanze

Si entra nel vivo della campagna elettorale a Sant’Anastasia,...

Imprenditore scomparso nel nulla, Dda guida ricerca: Somma e Terzigno col fiato sospeso

Continuano senza sosta le ricerche di Francesco Vorraro, imprenditore...

Rifiuti e deiezioni canine, stretta della Municipale: 15 sanzioni a San Giorgio

Prosegue senza sosta l’attività di controllo sul territorio da...

Hashish nascosto nel quadro elettrico, il trucco dei pusher di Acerra: blitz con arresto

cerra: sorpreso a cedere droga. Arrestato dalla Polizia di...

Mariglianella, riqualificazione di Via Napoli: lavori per la piazzetta davanti alle case IACP

Sono in corso i lavori di riqualificazione della piazzetta...

Argomenti

Sant’Anastasia, campagna elettorale parte tra veleni incrociati e nuove alleanze

Si entra nel vivo della campagna elettorale a Sant’Anastasia,...

Imprenditore scomparso nel nulla, Dda guida ricerca: Somma e Terzigno col fiato sospeso

Continuano senza sosta le ricerche di Francesco Vorraro, imprenditore...

Rifiuti e deiezioni canine, stretta della Municipale: 15 sanzioni a San Giorgio

Prosegue senza sosta l’attività di controllo sul territorio da...

Hashish nascosto nel quadro elettrico, il trucco dei pusher di Acerra: blitz con arresto

cerra: sorpreso a cedere droga. Arrestato dalla Polizia di...

Far West a Somma Vesuviana, 32enne centrato alla schiena da proiettili

Momenti di tensione nella notte a Somma Vesuviana, dove...

Ermal Meta vince il Premio Elsa Morante Musica 2026 con “Stella Stellina”

Riceviamo e pubblichiamo:  “𝐒𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐚”, 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚 𝐢𝐥...

Related Articles

Categorie popolari

Adv