La Cappella Sistina, da chiesa palatina a sede del Conclave

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In occasione dell’elezione di papa Francesco, ecco una breve storia di una delle opere d’arte più importanti del mondo. Un rapido viaggio per scoprire il fascino e lo splendore di uno dei luoghi più belli e più coinvolgenti del pianeta.

Il 9 agosto 1483, papa Sisto IV della Rovere inaugurava, con una messa solenne, la nuova chiesa che aveva voluto innalzare accanto ai palazzi apostolici vaticani. La cappella palatina eretta da Sisto IV, dedicata all’Assunta, prenderà solo più tardi, da quello del suo fondatore, il nome di Cappella Sistina. Quando, sul finire del Quattrocento, la chiesa fu aperta al pubblico, Michelangelo era ancora un bambino e la decorazione interna era stata affidata dal papa ai maestri più influenti del tempo.

Tra i vari artefici del ciclo di affreschi quattrocentesco, spiccano i nomi di Pietro Perugino, Sandro Botticelli e Domenico Ghirlandaio. A loro si devono le Storie del Vecchio e Nuovo Testamento che compaiono lungo le pareti dell’edificio sistino. Storie che raccontano, da un lato, i principali episodi della vita di Mosè e, dall’altro, quelli della vita di Cristo, come a sottolineare il continuum nella storia della Chiesa tra la figura di Mosè, con cui Dio strinse eterna alleanza, e Gesù, origine e conseguenza di quella stessa alleanza. Una sorta di Storia dell’Umanità in cui la maestosa Consegna delle chiavi all’apostolo Pietro, celeberrima opera del maestro umbro Pietro Perugino, risulta essere la conclusione ideale.

La vita di Mosè e quella di Cristo proseguono, infatti, nel progetto divino, con la nascita e lo sviluppo della Chiesa Cattolica, di cui tradizionalmente Pietro fu il primo papa. Al tempo, dove ora sorge il Giudizio Universale realizzato anni dopo da Michelangelo, un affresco, in cui Sisto IV era presentato da San Pietro alla Vergine Assunta, sottolineava infine il legame tra lo stesso Pietro e la figura del pontefice regnante.

Venti anni dopo, nel 1503, saliva al soglio pontificio Giulio II della Rovere, nipote di Sisto IV. Conosciuto anche come “il papa guerriero”, Giulio II, in circa dieci anni di pontificato, diede inizio ad opere d’arte colossali, su tutte la costruzione della nuova Basilica Vaticana. Grande mecenate, ma soprattutto grande innovatore, non si preoccupò di chiamare uno scultore a dipingere la volta della Sistina, che il nuovo papa aveva deciso di ristrutturare e ridecorare dopo i danni subiti in seguito ai lavori di abbattimento dell’adiacente Basilica Costantiniana.

Ci volle del tempo per convincere il giovane Michelangelo ad accettare l’impresa, ma nel 1508 l’artista mise mano all’opera. Le vicende della Creazione e altri eventi biblici, tratti sempre dal libro della Genesi, avrebbero rappresentato l’inizio di quella Storia dell’Umanità che i sottostanti affreschi quattrocenteschi narravano. Al centro della volta, in piena sintonia con quella visione umanocentrica che da qualche tempo imperava nel panorama culturale europeo, si erge gloriosa la famosissima Creazione di Adamo. In essa il geniale artista volle raffigurare Dio che, come uno scultore, plasmato il modello, dona la vita alla sua creazione. Un gesto miracoloso che lo stesso Michelangelo avrebbe voluto ripetere, qualche anno dopo, dinanzi alla statua del suo Mosè che si ostinava a “tacere”.

Quando, nel 1512, la volta fu conclusa nessuno volle credere che un solo uomo era riuscito, in così breve tempo, in una simile impresa. Quelle “statue dipinte”, che affollano la finta architettura del soffitto della Sistina, avrebbero cambiato per sempre l’arte occidentale, influenzando nei secoli a venire generazioni e generazioni di artisti. Nel 1536, Paolo III Farnese, pochi anni dopo la sua elezione, pensò bene, infine, di avvalersi ancora di Michelangelo per dipingere, sulla parete d’altare della Sistina, un Giudizio Universale che rappresentasse la fine di quella Storia dell’Umanità che, tutt’ora, l’intera Cappella raffigura.

Al centro del colossale dipinto parietale compare nuovamente l’Uomo, Cristo che, nei panni del “tremendo Giudice”, smuove con le braccia il cielo. La mano sinistra chiama a sé le anime beate, mentre la destra rigetta all’Inferno quelle dannate. Attorno al Giudice si stringono i Santi e la Vergine. In basso a destra si scorge la barca di Caronte e, nell’angolo estremo, la figura di Minosse, che accoglie le anime nella “città dolente”. In alto, i simboli della Passione, portati dagli angeli, ci rammentano che la Salvazione avviene solo per mezzo di Cristo.

Un messaggio forte e diretto che, da quasi cinquecento anni, guida nel Conclave i cardinali. Per alcuni giorni, ancora una volta, la Sistina è stata il centro del mondo. Ancora una volta i porporati sono stati chiamati a decidere per l’elezione di un nuovo Pietro. Quella “teologia per immagini”, che è la decorazione pittorica della Sistina, ha nuovamente assistito e condotto la scelta del Conclave. Grazie all’ingegno degli artisti, da molti secoli, Dio stesso presiede materialmente l’assemblea. Il neoeletto papa Francesco, ricevendo i giornalisti, ha spiegato che la Chiesa cammina verso l’incontro con Gesù Cristo, che ha guidato nella preghiera e nell’elezione i cardinali. Chissà se non siano stati proprio i magnifici affreschi della Sistina ad ispirare le parole del discorso.
(Fonte foto: Rete Internet)

STORIE D’ARTE

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