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L’Italia, un Paese di affreschi: breve storia di una tecnica tutta nostrana

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Ecco un primato di cui tutto sommato si può andar fieri: l’Italia è di sicuro il Paese in cui v’è il maggior numero di affreschi e il Paese in cui questa tecnica non ha mai conosciuto crisi. Artisti di oggi riflettete.

Che l’Italia sia il Paese dell’arte è ormai risaputo, ma che il successo della pittura italiana sia legato soprattutto ad una specifica tecnica artistica è poco noto. Non tutti sanno, infatti, che in Europa la pittura murale non ha mai avuto molto successo e che, anzi, la maggior parte dei cicli di affreschi europei sono stati realizzati da artisti italiani.

Tutto è iniziato più di 2000 anni fa, quando gli antichi Romani si appropriarono, tanto per cambiare, di una tecnica pittorica greca, o meglio minoica, di cui poi non poterono più fare a meno. Case, ville, bagni, terme e uffici pubblici furono interamente ricoperti di queste decorazioni, il cui fascino stava principalmente nella possibilità che esse davano di ampliare gli spazi con finte camere dipinte o con finte finestre aperte su paesaggi più o meno reali. Da allora in poi l’affresco ha sempre trovato in Italia terra fertile, tanto che nel Medioevo essa fu l’unica nazione ad insistere sulla pittura murale quando, con l’avvento del Gotico, le pareti iniziarono a cedere il posto a decorazioni di tipo scultoreo o a scomparire del tutto, a favore di archi ed elementi architettonici che favorivano lo sviluppo ascensionale degli edifici.

Proprio qui, mentre in tutta Europa vere e proprie scuole pittoriche erano ancora ben lontane dal formarsi, pittori quali Giotto, Simone Martini e Pietro Cavallini facevano proseliti e ponevano le basi per una nuova pittura, naturalistica e classicistica allo stesso tempo, che avrebbe cambiato per sempre la storia dell’arte occidentale. Con il Rinascimento l’arte, e in particolare la tecnica dell’affresco, ebbe in Italia il suo momento più alto. È qui che Raffaello e Michelangelo diedero vita ai loro splendidi capolavori, tra i più belli al mondo. Per tutto il Barocco e gran parte del Settecento, l’Italia restò il centro indiscusso del panorama artistico mondiale e tutti i maggiori pittori d’Europa si formarono su suolo italiano.

È qui che l’affresco ha segnato la storia, dall’antichità fino a Tiepolo, l’ultimo grande “frescante”, la cui arte chiuse definitivamente quel fortunato periodo in cui la pittura fu portata oltre ogni immaginazione. Gli antichi romani, e con loro greci ed etruschi (che pure vissero lungamente in Italia), utilizzarono questa tecnica pittorica per secoli. Fu nel nostro Paese che nel Medioevo essa sopravvisse, fino al Rinascimento e poi al Barocco, con le sublimi conseguenze che noi tutti conosciamo. “In Italia”, scriveva Rudolf Wittkower, “la supremazia della pittura monumentale non fu mai messa seriamente in discussione”. Attualmente l’affresco resta senza dubbio il modo migliore per lasciare un di-segno indelebile nella storia.

Lo hanno capito bene i tanti graffitari, famosi e non, che dagli anni ’70 hanno iniziato a riempire di murales le strade del mondo. Con essi si potrebbe dire che l’affresco si è rinnovato, ma questa volta l’Italia, strano a dirlo, non è tra le nazioni protagoniste. Oggi, questi nuovi affreschi continuano a decorare, come secoli fa, case, ville, strade e palazzi, portando l’arte tra la gente. Che sia proprio qui, dove la pittura murale è cresciuta, ancora una volta, il futuro di questa tecnica? Artisti italiani riflettete.
(Fonte foto: Rete Internet)

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