L’innovazione tecnologica è la chiave per il successo nell’economia contemporanea. Ma come si distribuiscono le attività innovative sul continente europeo? E’ giusto, anche in questo caso, parlare di “molteplici Europe”?
L’innovazione tecnologia è la chiave della crescita economica, ma la sua misurazione mostra non pochi problemi rispetto ad altri parametri quantitativi più facilmente individuabili. In ogni caso, possiamo dire di trovarci di fronte a realtà particolarmente forti dal punto di vista tecnologico quando ricorrono alcuni aspetti, come la presenza di soggetti innovatori, il deposito dei brevetti, un buon numero di produzioni altamente specializzate e un’alta percentuale di spesa pubblica destinata all’innovazione.
Per quanto riguarda la “geografia globale” dell’innovazione, l’Unione europea nel suo complesso si trova ai vertici dell’economia mondiale in molti di questi campi, a partire dal numero dei brevetti. Disaggregando il dato comunitario si nota come questa classifica è guidata dalla Germania, che da sola contribuisce per oltre il 40% dei brevetti europei.
A distanza troviamo sia la Francia (circa 15%) sia la Gran Bretagna (13%). In termini di numero assoluto di brevetti i Paesi scandinavi sono piuttosto lontani dalla Germania, ma il dato relativo (brevetti sul totale della popolazione) pone la Svezia e la Finlandia in testa alla classifica. L’Italia è tra i fanalini di coda insieme alla Spagna, al Portogallo e alla Grecia, in termini relativi e in termini assoluti.
Sul versante della spesa pubblica per la ricerca non cambiano i nomi dei capofila. Germania, Francia, Svezia, Finlandia e Gran Bretagna sono al vertice, mentre in coda troviamo i Paesi mediterranei, tra cui l’Italia. La situazione dell’Europa orientale è complessa; dalla data dell’adesione (2004) per molti di questi la situazione è in costante miglioramento.
Oggi Paesi come la Repubblica ceca e la Slovenia mostrano cifre sulla spesa per la ricerca non lontane da quelle di alcuni Paesi occidentali. In altri casi, nonostante qualche timido miglioramento, il livello di innovazione tecnologica delle economie orientali rimane ancora molto debole.
Come spesso accade i dati nazionali nascondono profonde diversità interne. Possiamo ridurre ad una decina il numero complessivo di regioni che incidono sull’innovazione dell’economia europea. In alcune realtà, in numero limitato, l’intero sistema-Paese si mostra all’avanguardia: Danimarca, Paesi Bassi, Belgio, Finlandia, Svezia sono casi nei quali tutte le regioni hanno una specializzazione medio-alta in produzioni ad alto contenuto tecnologico.
Ma la maggior parte degli Stati europei sperimenta forti divergenze interne e questo accade anche nei Paesi più avanzati; in Gran Bretagna, ad esempio, la quasi totalità dell’attività “innovativa” e di ricerca si concentra nella regione londinese. La Francia è un altro esempio di sviluppo “squilibrato”; l’innovazione e la produzione tecnologica sono rilevanti solo nella regione parigina e nel Rhônes-Alpes. Anche la realtà italiana è esemplare in questo senso, con il suo dualismo tra Nord e Mezzogiorno. Altri Stati poi mostrano una debolezza nel settore su tutta la superficie nazionale (in particolare Grecia e Portogallo).
Una costante geografica delle regioni europee più innovative è la presenza di una città di antica tradizione industriale. Tutte le aree di produzione tecnologica hanno al loro centro agglomerati urbani o conurbazioni consolidate: Parigi, Londra, Lione, Rotterdam, Monaco, Francoforte. In questi casi di maggiore successo l’innovazione tecnologica si articola in realtà dove tutti i settori dell’economia sono in stretto contatto e si sperimenta un forte legame tra le attività di ricerca (anche universitarie) e le imprese, con un ruolo attivo degli attori pubblici e delle istituzioni private nei finanziamenti. Spiccano sul territorio europeo delle vere e proprie “tecnopoli” (termine utilizzato da molti studiosi del tema), ossia piccole città o città-regioni quasi totalmente specializzate in attività ad alto contenuto di innovazione tecnologica e caratterizzate dallo stretto rapporto tra imprese e centri di ricerca. Su tutte possiamo ricordare Montpellier e Cambridge.
Un rapido esame della situazione dell’innovazione tecnologica in Europa mostra come, anche in questo campo, le condizioni del continente siano ben descritte dalla dinamica centro-periferia. Anzi, in questo settore più di altri, la distanza tra il centro europeo e le aree in ritardo sembra marcata e senza significativi avvicinamenti negli ultimi anni, nonostante la presenza di apposite politiche comunitarie a sostegno dell’innovazione tecnologica.
Il gap tecnologico è probabilmente il principale nodo da sciogliere per il futuro europeo, perché questo squilibrio interno ha un effetto moltiplicatore su tutti gli altri divari economici, sociali e culturali.
(Fonte Foto:Rete Internet)

