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LE CONTRADDIZIONI DELLA CAMPANIA

La regione Campania ha un”alta percentuale di aree protette, ma anche di territori inquinati da rifiuti tossici e nocivi. Il nodo fondamentale è il controllo del territorio, ma la politica si nasconde.
Di Amato Lamberti

Una delle contraddizioni forti che caratterizza la regione Campania: è la regione con la percentuale più alta di aree protette dal vincolo paesaggistico di aree parco, sia nazionali che regionali; ma è anche la regione con la più alta percentuale di territorio inquinata dagli sversamenti abusivi di rifiuti tossici e nocivi, come testimoniano ampiamente i dati di Legambiente e quelli dei carabinieri del NOE.

Inoltre, la Campania è la regione con il più alto numero di abusi edilizi accertati dalla Magistratura, frutto generalmente della mancata approvazione da parte dei Comuni dei piani regolatori, pure previsti obbligatoriamente dalle leggi urbanistiche, e del mancato intervento delle Province attraverso la nomina di Commissari ad acta che provvedessero alla loro redazione.

Come possa spiegarsi questa evidente contraddizione tra una altissima coscienza ambientale di tutela del territorio, che porta a vincolare a parco anche aree molto vaste, come il Cilento, il Vesuviano, il Matese, e i tassi di inquinamento da sversamenti e costruzione abusivi, è un problema di non facile soluzione. Generalmente la politica, nel mentre si accredita di una elevata coscienza ambientale, si nasconde, per quanto riguarda l”inquinamento da rifiuti industriali tossici, dietro la presenza di organizzazioni criminali che dello smaltimento illegale di rifiuti, di ogni specie e di ogni provenienza hanno fatto il loro principale business criminale.

Come se il contrasto delle organizzazioni criminali e dei loro sporchi affari spettasse ad altri e non alle amministrazioni pubbliche, alle istituzioni, alla politica. Il nodo fondamentale è il controllo del territorio. Finora a spadroneggiare sono state le organizzazioni criminali che sembrano potersi muovere a proprio piacimento godendo della protezione dei cittadini come delle amministrazioni locali e di spezzoni deviati delle istituzioni. Con le tecnologie, anche satellitari, oggi a disposizione, appare francamente incredibile che non si riescano ad interrompere traffici che utilizzano anche mezzi di grandi dimensioni.
A parte il fatto che bisognerebbe anche decidersi ad intervenire sulle fonti dei rifiuti tossici, vale a dire sulle industrie che li producono e che sono dislocate in tutta Italia.

Allo stesso modo, per quanto riguarda l”abusivismo edilizio, che in alcune zone del territorio – si pensi solo a luoghi come Ischia e Casalnuovo assurti agli onori delle cronache – si preferisce fare a scaricabarile dalla Regione, alla Provincia, ai Comuni e viceversa, senza mai affrontare la questione vera che è quella di una regolamentazione edilizia adeguata alle esigenze e alle aspettative delle popolazioni interessate. Il bisogno di casa, anzi il diritto alla casa, si configura in maniera diversa a seconda delle concrete situazioni territoriali, e, quindi, dovrebbe essere diversamente affrontato. In una area caratterizzata da forte spopolamento antropico si possono rendere più rigidi ed estesi i vincoli ambientali, come si può decidere di favorire il ritorno della popolazione, per evitare la desertificazione e l”abbandono, con opportune misure e adeguati incentivi.

È una decisione politica, meglio se supportata da ipotesi di sviluppo e di riqualificazione. In un territorio caratterizzato da forte e costante incremento della popolazione, anche per la particolare struttura economica e produttiva, bisognerebbe saper conciliare esigenze della popolazione e tutela del territorio, come delle attività economiche che ne costituiscono la peculiarità. Pensare ad un modello unico di intervento per la tutela urbanistica e paesaggistica di tutta la Regione o di ciascuna Provincia o di ogni singolo Comune è sbagliato oltre che velleitario, come dimostra il fallimento di tutte le politiche urbanistiche finora adottate.

Certamente dei criteri generali sono necessari, in una Regione che ha nel patrimonio paesaggistico, archeologico e monumentale la sua principale forza e ricchezza, ma la loro declinazione non può essere astratta rispetto alle esigenze concrete di ogni singola porzione di un territorio così ricco di peculiarità e diversità, storiche e ambientali.
(Fonte foto: Rete Internet)

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