Dalle 10 alle 14 di domani, nel reparto di Psichiatria del Cotugno, la mostra di Federica Cerami “L’essenza della natura” inaugura l’apertura delle porte dell’Ospedale dei Colli all’arte.
Forse la fotografia artistica non esiste. Forse nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere ed altre che non sanno nemmeno guardare. Il gusto di catturare, la voglia di emozionare, spesso infatti sottendono un leit motive ben più originale, proprio come in questo caso. L’idea del Dott. Nardini (Responsabile del servizio di Psichiatria del Cotugno) è quella di offrire uno spazio dell’ospedale per l’allestimento di una mostra e di portare l’arte nei luoghi pubblici non intendendola come forma di mero arredo o abbellimento , ma come mezzo per rivisitare il concetto di spazio pubblico. Non è la prima volta che un ospedale presta i propri luoghi all’arte, ma la peculiarità di questa mostra è sicuramente quella di risultare un esempio ben riuscito di dialogo tra due dimensioni così apparentemente distanti: il mondo dell’arte e il mondo della medicina.
L’autrice, Federica Cerami, fotografo che da anni si occupa in modo originale e accurato di arte visiva come autrice e docente, realizza un percorso di nove opere fotografiche che mettono in contatto lo spettatore con i luoghi più profondi dell’anima attraverso la contemplazione delle forme della natura e dei suoi segni. "L’essenza della natura" più che una mostra si configura come un viaggio esperienziale, che lo spettatore, come Alice nel Paese delle meraviglie, citata dall’autrice stessa, può decidere di intraprendere a partire dalle parole di Jose Saramago scritte su un pannello all’inizio del percorso.
A chiusura della mostra la Dott.ssa Antonella Tropiano, Direttrice amministrativa dell’azienda dei Colli ed il Dott. Giuseppe Nardini del Cotugno daranno vita ad un dibattito che promuoverà una riflessione sul concetto di spazio comune nella sua duplice interpretazione: luogo di tutti, per tutti, ma anche luogo in cui si rispecchia la dimensione individuale. Insomma, ripensare l’ospedale come luogo della Cura, prim’ancora che della guarigione, dove i dettagli, a partire dagli spazi, contribuiscono a vivere meglio il tempo della Cura stessa.




