Il gioco coltiva illusioni devastanti a cui seguono infelicità e depressione. È importante un”opera che educhi a prendere coscienza di se stessi e valorizzi la pazienza dell”attesa. Senza pretendere tutto e subito. Di Don Aniello Tortora
Ho letto che in Italia ci sono un milione e ottocento mila giocatori a rischio, di cui ottocento mila sono da considerarsi “malati” perché giocatori patologici e compulsivi; e che nello scorso anno sono stati bruciati circa ottanta miliardi, quasi il doppio della manovra “salva Italia” del Governo Monti.
Il gioco d’azzardo– la terza industria in Italia dopo Eni e Fiat – si va diffondendo anche (soprattutto) tra i minorenni: un adolescente su dieci gioca d’azzardo per una spesa media mensile compresa tra 30 e 50 euro.
Nello scorso mese di gennaio 2012 da lotto, lotterie e altre attività di gioco sono arrivati nelle casse dello Stato circa un miliardo e duecentomila euro. I dati sono forniti da Agipronews che cita il ministero delle Finanze: il settore giochi, spiega – con un aumento del gettito pari al 12,8% rispetto allo stesso mese del 2011, ha inciso per il 3,2% sul totale. Tra le entrate relative ai giochi, il bollettino evidenzia «l’andamento positivo delle lotterie istantanee, in crescita di 125 milioni di euro (+106,8%)». Da tempo il gioco d’azzardo è presente anche nel nostro Paese come una piovra che allunga i suoi mortali tentacoli promettendo molto e sradicando moltissimo, non di rado tutto, per i ben noti motivi.
Questi pochi dati fanno comprendere che siamo di fronte ad una vera emergenza sociale. Quando si bruciano infatti le risorse, inseguendo il miraggio della vincita, resta solo la cenere e, per continuare a sbarcare l’inevitabile lunario, si cercano altre strade rovinose per sé e per i propri cari. Per questa ragione è necessario arginare la piaga del gioco d’azzardo, quale fuga disperata da una realtà ritenuta ingrata, o quale seducente sirena di vita facile, ma che si rivela come abbruttente dipendenza che deforma l’umano dell’uomo e sconquassa le famiglie. L’azzardo esasperato, mentre illude, si rivela essere un fattore non indifferente del malessere generale e di destabilizzazione sociale, creando dei circoli viziosi non solo per i singoli che entrano nel giro della dipendenza psicologica ed emotiva, ma anche per la collettività intera che viene a risentirne sul piano della solidità e della sicurezza.
Il gioco coltiva illusioni devastanti a cui seguono infelicità e depressione non solo dei singoli – soprattutto delle giovani generazioni – ma della società intera. Queste malattie sono frutto del mito della vita facile e gaudente, come se la disciplina, la fatica e l’impegno quotidiano fossero cose superate d’altri tempi, magari oggetto di irrisione. È importante anche da parte di tutti, specialmente della chiesa, un’opera educativa che aiuti ad una presa di coscienza serena e onesta di se stessi, delle proprie capacità, senza depressioni e senza presunzioni; alleni ad avere la misura delle cose, anche delle aspettative; solleciti alla fiducia e al coraggio nell’intraprendere, disposti al sacrificio e con la gioia nel cuore; ricordi la bellezza della costruzione lenta e metodica, la pazienza dell’attesa, senza pretendere di avere tutto e subito negli affetti, nel lavoro, nella vita.
Bisogna anche imparare a stare in piedi con forza quando le delusioni e gli insuccessi si fanno sentire e vorrebbero indurre allo scoraggiamento fino a fuggire dalla realtà. Bisogna dunque aiutare l’uomo a ritrovare se stesso, la sua verità e bellezza. La vita non è un colpo di fortuna. Oggi si vuol far credere che la sostanza del tempo risiede nel successo e nell’apparenza, nella quantità delle esperienze gratificanti; e che per ottenere questa patina luccicante sia inevitabile tentare la sorte e giocarsi le sostanze.
Nel momento storico che viviamo, nel quale il rischio del disorientamento è evidente anche se spesso viene interpretato come arricchimento, è necessario che la società nel suo complesso faccia un salto di responsabilità e di qualità: dalle istituzioni ai vari gruppi associati, dal grande e importante mondo della comunicazione al corpo legislativo, dall’economia alla finanza, dalla burocrazia al tempo libero…ognuno deve fare la sua parte in chiave di rigore e di coerenza, perché le giovani generazioni siano ammirate e contagiate da stili reali e virtuosi, da esempi che hanno qualcosa da dire di importante e di vero, per essere all’altezza non solo del nostro dovere di adulti, ma anche delle attese delle giovani generazioni. Non bastano, a mio avviso, che leggi opportune e puntuali siano poste in essere sia a livello locale che nazionale come è stato fatto in altri campi nefasti.
Sarà necessaria, soprattutto, una educazione nuova e vera: questa la prevenzione migliore per reagire positivamente non solo alla piaga del gioco d’azzardo, ma ad ogni altro devastante miraggio. E poi i nostri governanti devono fare di tutto per assicurare a tutti un lavoro sicuro e dignitoso. È con la sua “fatica” che l’uomo deve guadagnarsi il pane quotidiano, non con la fortuna. S. Paolo, nella lettera ai Colossesi, diceva che “chi non vuole lavorare, neppure mangi”. Camorristi e sfruttatori del lavoro altrui, udite!
(Fonte foto: Rete Internet)

