Torna prepotentemente in primo piano il tema del lavoro. “La politica deve tornare a farsi più seria e cercare subito soluzioni concrete”. Licenziare significa uccidere le città, un intero popolo. Di Don Aniello Tortora
Nei giorni scorsi si è tenuta a Castellammare di Stabia, nel Duomo, una veglia di preghiera, presieduta dal Vescovo Cece, per dare solidarietà ai lavoratori della Fincantieri. Mons. Cece ha “gridato” la dignità del lavoro e ha lanciato un appello a tutti, perché Castellammare non muoia con la paventata chiusura della Fincantieri. Ma già la scorsa settimana la chiesa è intervenuta sulla drammatica vicenda. «Siamo molto preoccupati. La decisione dell’azienda è una cosa terribile». Servono «subito soluzioni concrete», l’azienda non può lasciare gli operai a casa perché le cose in Borsa vanno male: le fabbriche «sono anche degli operai, di un intero popolo».
Lo ha detto monsignor Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, e arcivescovo di Campobasso-Bojano, intervenendo su One-o-five Live, canale della Radio Vaticana, sulla annunciata chiusura degli stabilimenti Fincantieri di Sestri Ponente e Castellammare di Stabia. «Bisogna intervenire subito prima che sia troppo tardi – ha chiesto a gran voce Bregantini -. La politica deve tornare a farsi più seria e cercare subito soluzioni concrete. E poi l’azienda non può dire: siccome i conti in Borsa vanno male gli operai li lasciamo a casa. Voglio ricordare che le fabbriche non sono solo degli imprenditori o degli azionisti, ma sono anche di una città, del sindacato, degli operai, di un intero popolo».
«In tutto questo – ha aggiunto il presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro – la Chiesa può fare molto. Da una parte deve stare vicino a chi rischia il lavoro o lo ha già perso, dall’altra può essere un collante nelle trattative tra impresa e sindacato. È già avvenuto molte volte che un vescovo o un prete delegato abbiano aiutato le parti contrapposte a trovare una soluzione. Che molto spesso c’era ma non si voleva adottare».
Riguardo alle proteste violente avvenute a Genova e Castellammare di Stabia, monsignor Bregantini non ha dubbi: «Le violenze non sono mai giustificate. Però queste sono comprensibili. Il dolore e la disperazione di questi operai è tanto grande che si arriva a queste forme di protesta che noi non condividiamo ma comprendiamo. Ed è per questo che bisogna stargli vicino in tutti i modi. La Chiesa lo sta già facendo». «E poi – ha concluso monsignor Bregantini – se verrà toccato anche lo stabilimento di Ancona con che spirito potremmo svolgere il prossimo Congresso eucaristico nazionale che si svolge proprio in quella città? Come faremo a celebrare l’Eucaristia in quello specchio di mare con i cantieri navali chiusi? Sarebbe come chiedere il Pane e negarlo allo stesso tempo».
Sul tema del lavoro è intervenuto anche il Papa nel discorso ai vescovi italiani alla veglia di preghiera in Santa Maria Maggiore il 26 maggio scorso, così affermando:
“La Chiesa – forte di una riflessione collegiale e dell’esperienza diretta sul territorio – continua a offrire il proprio contributo alla costruzione del bene comune, richiamando ciascuno al dovere di promuovere e tutelare la vita umana in tutte le sue fasi e di sostenere fattivamente la famiglia; questa rimane, infatti, la prima realtà nella quale possono crescere persone libere e responsabili, formate a quei valori profondi che aprono alla fraternità e che consentono di affrontare anche le avversità della vita. Non ultima fra queste, c’è oggi la difficoltà ad accedere ad una piena e dignitosa occupazione: mi unisco, perciò, a quanti chiedono alla politica e al mondo imprenditoriale di compiere ogni sforzo per superare il diffuso precariato lavorativo, che nei giovani compromette la serenità di un progetto di vita familiare, con grave danno per uno sviluppo autentico e armonico della società”.
Nel nostro Sud (e non solo) il tema del lavoro torna prepotentemente in primo piano. Anche a Pomigliano, in attesa della Panda, continua da due anni la Cassaintegrazione e da più di un mese gli ormai “famosi” 36 precari, in mobilità, non percepiscono uno stipendio. Il lavoro è e deve tornare ad essere il problema centrale del governo e delle Istituzioni tutte. Le ultime elezioni amministrative hanno dato un segnale molto chiaro in questo senso. La gente non crede più alle chiacchiere e ha voglia di cambiamento. Milano e, soprattutto Napoli, vogliono risorgere. Sono i problemi veri e reali, quelli che interessano, e che bisogna assolutamente cercare di risolvere. È una questione di civiltà e di democrazia. E di futuro per i giovani.
(Fonte foto: Rete Internet)






