Nei pressi di Nola il cristianesimo vantava, alle sue origini, una delle più vaste comunità di fedeli. Oggi, un sito dall”inestimabile valore artistico non sembra però attirare gli esperti in materia.
Nei primi secoli d.C. le dottrine cristiane si diffondono clandestinamente a Roma e all’interno dell’Impero romano. Nella capitale il messaggio cristiano trova ampio consenso nonostante le autorità continuino a diffidare di questa religione. Molti imperatori, temendo che la diffusione di questo culto tra le classi meno agiate potesse portare alla formazione di focolari di rivolta popolare, cominciarono a perseguitare i seguaci di questa nuova fede. Per sfuggire a queste persecuzioni le prime comunità cristiane iniziarono a radunarsi presso le catacombe. In questi complessi cimiteriali, sacri anche ai romani, era infatti garantita ai cristiani una sorta di immunità temporanea. Tuttavia, le catacombe non furono gli unici edifici impiegati per la celebrazione della liturgia cristiana. I ricchi e gli aristocratici che si erano convertiti al cristianesimo, ad esempio, misero segretamente le loro abitazioni a disposizione della comunità come luogo di riunione e di culto.
Di queste “chiese domestiche” non sono rimaste che poche testimonianze, portate alla luce dagli scavi archeologici. Spesso, infatti, l’area sulla quale esse sorgevano veniva poi coperta dalla costruzione di una basilica. Altri luoghi utilizzati, successivamente, come fondamenta per la costruzione di edifici ecclesiastici, furono i cimiteri, comparsi proprio nei primi secoli d.C. La fede nella resurrezione del corpo, difatti, aveva portato i primi cristiani ad abbandonare l’antica pratica romana della cremazione, a favore del seppellimento, o inumazione, dei defunti. Cimitile, dal latino “Cimiterium”, prende il nome da uno di essi. Queste necropoli ospitavano, ovviamente, anche le ossa di martiri e santi cristiani, il che, secondo i fedeli, consacrava il suolo e legittimava la realizzazione di complessi religiosi.
Le prime basiliche interamente dedicate alla celebrazione della liturgia cristiana risalgono al IV secolo d.C. Solo nel 313, infatti, l’aumento vertiginoso dei cristiani, e della loro influenza politica, aveva portato l’imperatore Costantino a sancire, definitivamente, la neutralità dell’Impero nei confronti di ogni fede. Con la liberalizzazione del culto cristiano si avvertì la necessità di costruire edifici adatti alla celebrazione della liturgia, rivolta ad un numero sempre più esteso di fedeli, i quali dovevano poter assistere alla messa in luoghi adeguatamente vasti. Antichi templi, ville e cimiteri, come si è detto, furono, di conseguenza, adattati per la celebrazione dei riti cristiani. La basilica, che per i romani era un edificio riservato alle riunioni pubbliche, divenne la costruzione in assoluto più adatta ad assolvere il ruolo di chiesa cristiana.
Tra le più antiche basiliche del mondo, erette per il nuovo credo religioso, spiccano quelle del complesso di Cimitile che, nell’insieme, comprende almeno tredici edifici fra chiese e resti basilicali. Gli affreschi e i mosaici, raffiguranti santi, madonne e simboli del culto, risultano essere un’importantissima testimonianza di arte paleocristiana e, negli edifici più recenti, dell’influenza dei modelli classici e bizantini nel panorama artistico medievale dell’Italia meridionale. Dopo le difficili operazioni di scavo e i notevoli lavori di restauro, è possibile oggi intuire la complessa stratificazione della basilica di San Felice in Pincis. Questo edificio, fondato nel IV secolo d.C., fu, tra il 409 e il 431, ampliato sfruttando la struttura della preesistente necropoli romana.
A dirigerne i lavori fu San Paolino, vescovo di Nola, che a Cimitile aveva fondato un ordine monastico ispirato agli insegnamenti feliciani. La Basilica ospita, ancora oggi, la tomba del martire Felice, per secoli meta di assidui pellegrinaggi. Le decorazioni parietali del complesso basilicale presentano soggetti e temi ricorrenti lungo tutto il medioevo; ciò permette di ammirare la straordinaria sovrapposizione di stili artistici ed architettonici che contraddistingue l’intero sito. Tuttavia, l’importanza di tali testimonianze artistiche non sembra aver attratto molti studiosi, tanto che le basiliche cimitilesi continuano a non comparire nei manuali di storia dell’arte. Tutt’oggi, gli scritti di Gino Chierici, Arcangelo Mercogliano, Carlo Ebanista, Tomas von Lehmann e Mario de Matteis, in totale poco più di mille pagine, restano le uniche fonti per una ricerca ancora potenzialmente vastissima.
La mancanza di studi approfonditi in materia è davvero qualcosa di agghiacciante. Tra queste mura, infatti, sembrano ancora risuonare quei riti che, da 2000 anni, echeggiano nelle chiese e nelle cattedrali del mondo cristiano.
(Fonte Foto: Rete Internet)






