Ideato per diventare la regina delle rassegne italiane, il Festival Internazionale del Film di Roma (alla settima edizione) si è fatto notare in questi anni soprattutto per le polemiche e gli scarsi risultati.
Il Festival del film di Roma, con i suoi sei anni di vita, ha sempre creato polemiche e un po’ di malumori. La sua collocazione nel calendario degli eventi tra la Mostra di Venezia e il Festival di Torino (rassegne più vecchie e consolidate) è percepita come ingombrante e dannosa per le altre due manifestazioni; le tre città litigano, si contendono l’attenzione e i film, ed è normale che sia l’ultima arrivata – poco importa che sia la capitale – a prendersi la dose maggiore di critiche. E a vedersi indirizzata sempre la stessa domanda: ma un altro festival, soprattutto in quel periodo, è davvero necessario?
La risposta, parrebbe, è sì. Perché il Festival di Roma si farà anche nel 2012 (e sicuramente fino al 2014) e precisamente dal 9 al 17 novembre. Le date hanno fatto infuriare, ça va sans dire, politici e organizzatori torinesi, che si vedono piombare a pochi giorni dal loro festival (23 novembre – 2 dicembre) l’evento romano, con tutti i rischi collegati in tema di sottrazione di star, film e pubblicità. D’altra parte, se tralasciamo per un attimo l’altisonante location, il Festival della capitale nella sua giovane vita ha visto più ombre che luci. Nonostante qualche buon premio – Juno o In un mondo migliore, ad esempio – sul palcoscenico romano non sono transitati certo film memorabili. Il richiamo romano ha funzionato bene per attirare qualche gran nome, ma tante sono state anche le defezioni e le giornate un po’ grigie.
A Roma in questi anni non sono certo mancati finanziamenti, pubblicità e strutture, ma i contenuti spesso sono stati inferiori al fascino della confezione – con retorica annessa su Roma capitale del cinema – e critica e pubblico hanno gradualmente cominciato a snobbare l’evento.
Quest’anno sembrava l’anno zero. Il consiglio di amministrazione ha approvato con molto ritardo i vari contratti e, visti i limiti di tempo, le date della manifestazione sono state spostate a inizio novembre. Da qui la rabbia di Torino.
Il vincitore delle contrattazioni è sicuramente il direttore artistico Marco Müller, al quale è stato rinnovato il contratto per tre anni. Nelle settimane precedenti, il mondo del cinema si era mobilitato affinché il CdA risolvesse al più presto il nodo del direttore artistico e desse a Müller la possibilità di lavorare per il rilancio del Festival. La sua grande esperienza in manifestazioni simili è stata vista da tutti come un’assicurazione sulla possibilità di portare in alto la festa di Roma. L’unico a non essere contento è stato il direttore del Festival di Torino, Gianni Amelio, che si è lamentato pubblicamente dell’arroganza mostrata dagli organizzatori romani nel piazzare la rassegna romana a ridosso dell’evento torinese.
In ogni caso, le promesse sono quelle di potenziare il Festival, sia per i film in concorso sia per le sezioni speciali. L’obiettivo è quello di dare un’identità più forte alla festa romana, sfruttando in modo più mirato le risorse finanziarie che, vale la pena ricordarlo, altri festival (a partire da quello di Torino) possono solo sognare.
Müller ha pronta una squadra di 8 consulenti e un bel po’ di soldi da spendere. Il prossimo appuntamento è per il 25 settembre con la conferenza di presentazione, per capire se quella di Roma sarà vera gloria o se, anche quest’anno, il successo sarà parziale.
Il dato certo è che le perplessità intorno al Festival romano sono aumentate, nonostante l’appoggio dello star system italiano, il quale però non deve fare i conti con i bilanci e i problemi organizzativi degli altri festival. Il nuovo direttore ha tre anni per dare la giusta dimensione al Festival e mettere tutti d’accordo su una vicenda che, finora, sembra soprattutto un’altra storia di particolarismi provinciali e sprechi all’italiana.
(Fonte foto: Rete Internet)

