La realtà dei fatti ci dice che la crisi economica è la crisi dello Stato, e la sua assenza sta diventando un incubo per milioni di famiglie. L”esperienza di solidarietà nata nel Veneto. Di Don Aniello Tortora
Un uomo si è ucciso sparandosi alla testa a Pompei, nei pressi del Santuario. Arcangelo Arpino, 63 anni, di Vico Equense (Napoli), era titolare di una impresa edile. Ha lasciato tre lettere: una di scuse ai familiari, un’altra dove parla dei problemi economici legati alla sua attività e un’altra di accuse contro Equitalia. È solo l’ultimo suicidio, di una lunghissima serie. E speriamo che finisca qui.
Ormai la notizia dei suicidi (con relativi disparati commenti) la troviamo ogni giorno su tutti i giornali.
Ma c’è, tra gli esperti, qualcuno che naviga controcorrente. "Non c’è nessuna emergenza suicidi dovuta alla crisi economica". A sostenerlo, nei giorni scorsi su un quotidiano nazionale, è stato il sociologo Marzio Barbagli, per il quale i 138 suicidi contati dalla Cgia di Mestre tra i piccoli imprenditori nel 2012 "non rappresentano un’anomalia rispetto alle 1.300 persone circa che nello stesso periodo si sono tolte la vita in Italia". "I suicidi in questa categoria sociale c’erano anche negli anni passati, più o meno con la stessa frequenza", continua Barbagli, ricordando che le statistiche confermano questo stato di cose: nel 2009 il tasso di sucidi nel nostro Paese era di 6,6 casi ogni 100 abitanti, circa 3.800 l’anno e in linea con gli anni precedenti: "E non ci sono evidenze scientifiche che provino un qualche aumento. Italia e Grecia – prosegue il sociologo – sono i paesi più aggrediti dalla crisi, ma anche quelli dove ci si suicida meno rispetto al resto dell’Europa".
La tesi di Barbagli sembra confermata anche dall’Istat, che in un’indagine spiega che sulla base del presunto movente indicato dalle forze dell’ordine nel 2010 ci sono stati 3.048 suicidi, di cui 1.412 per malattia, 324 per cause affettive e 187 (il 6,1%) per motivi economici. Un dato addirittura in calo: nel 2009 erano stati 198 su 2.986 (il 6,6%). Ma mentre lo stesso sociologo invita a non tenere in considerazione lo studio Istat ("gli studi basati sul movente indicato dalle forze di polizia risultano inaffidabili perchè sottostimano il fenomeno di un 25%"), secondo il Rapporto Eures si nota al contrario un aumento "esponenziale dei suicidi per assenza di occupazione nel periodo 2006-2010". Mentre, però, i vari specialisti dicono la loro, continuano i suicidi.
Cosa si può fare, ci chiediamo tutti, di fronte a questo drammatico fenomeno? Non è certamente facile la risposta. Il problema è complesso. E non solo di ordine economico, ma anche culturale, psicologico e, direi, anche religioso. Finalmente, però, si sta muovendo qualcosa, per bloccare lo stillicidio di suicidi tra gli imprenditori schiacciati da difficoltà economiche. È nata un’associazione nella regione che conta il maggior numero di aziende in crisi per mancanza di liquidità, il Veneto, si chiama «Speranzaallavoro», l’hanno voluta la Cisl e l’Adiconsum. Il giorno dopo la sua nascita, in Regione è stata varata una norma che concede immediatamente prestiti agevolati agli imprenditori che ne hanno bisogno. L’etica che ha fatto nascere questa soluzione non è politica, non è partitica, non è economica, non è governativa, è cristiana. Sta nella solidarietà.
Nella comprensione che se il tuo collega soffre anche tu soffri. E la cosa che colpisce di questi suicidi è che la maggior parte riguarda piccoli e medi imprenditori. Quando uno di questi padroni si suicida, è un atto di disperazione affettiva. Aiutarlo quando sta per crollare è un dovere. Ed essere aiutato è un diritto. La vita vale infinitamente di più. Mi sembra importante riportare qui lo scopo di questa Associazione dei familiari degli imprenditori suicidi: essa nasce per portare l’attenzione – spiegano – verso "le vittime dell’indifferenza, del silenzio e della solitudine in cui sono immersi tanti lavoratori, consumatori, piccoli imprenditori e le loro famiglie a causa della pressione fiscale e della crisi economica".
È questo un fenomeno sociale che deve interpellare tutti, particolarmente i credenti.
(Fonte foto: Rete Internet)



