Il Vesuvio, da Parco Nazionale a parco urbano?

0
140

Tra le tante problematiche presenti sul territorio vesuviano si decide di affrontare quella minore o quella questione che forse tale non è o che, molto probabilmente, coinvolge i soliti sostanziosi e monopolistici interessi politico/economici.

Tra l’incombenza dei rifiuti e le sue conseguenze socioeconomiche, il dissesto idrogeologico, il disfacimento della rete sentieristica del Parco, un abusivismo tutt’altro che latente e un’industria turistica locale esanime, si decide di affrontare l’improcrastinabile problema del parcheggio a quota 1000.

In verità, il piano del Parco prevedeva da tempo il decongestionamento del piazzale di Quota 1000, dove nei periodi di alta stagione si vivono scene da Salerno Reggio Calabria o da Via Foria nell’ora di punta, e dove sembra che sia anche molto alto il pericolo di smottamenti. In questo contesto, il comune di Ercolano, che ospita l’accesso al Cratere e la sua principale via carrabile, ha deciso di convocare, in queste ultime settimane, una sorta di conferenza dei servizi sulla nuova e sembra imprescindibile questione del riassetto del piazzale e della strada che ivi conduce.

Sono stati convocati, il giorno 24 e il giorno 31 dello scorso mese (si prevede a breve un ulteriore incontro), tutti i portatori d’interesse che ruotano attorno alle questioni e all’economia del Parco Nazionale del Vesuvio, aprendo un’accesa discussione a riguardo. Ma quali sono i fatti e quali sono le intenzioni di Parco e Comune di Ercolano? L’idea di fondo è quella suddetta del decongestionamento della zona adibita a parcheggio e a quella specie di suq comunemente conosciuto come Quota 1000, vero e proprio terminale dei granturismo che salgono al Gran Cono e dove si vendono cianfrusaglie e ciarpame vario che nulla o quasi hanno a che vedere col Vesuvio e il suo Parco.

In verità abbiamo più volte sottolineato l’incoerenza dei due flussi che, dal lato boschese e soprattutto lungo la Provinciale, lambiscono e talvolta attraversano, inquinandola, la zona di riserva integrale del Parco, per intenderci la stessa zona, ufficialmente interdetta anche agli escursionisti. Ma sembra che finalmente, anche l’Ente Parco si sia accorto di questa forte incongruenza, infatti, in una nota, a dire il vero un po’ vaga, inviata agli interessati, nel periodo intercorso tra i due incontri di confronto, usciva fuori la volontà di fermare il flusso turistico nei pressi dell’Osservatorio e convogliarlo esclusivamente attraverso l’alternativa di un non meglio definito trasporto eco-compatibile.

A nostro avviso la cosa, messa così, avrebbe anche i suoi lati positivi, limitando l’afflusso nell’area Parco di mezzi fortemente inquinanti e ai quali va aggiunto anche il traffico automobilistico privato. Non vorremmo però che succedesse come è accaduto per la cosiddetta Busvia del Vesuvio che con mezzi diesel si inerpica, da marzo a ottobre, lungo la Strada Matrone e senza per questo esser minimamente messa in discussione né prima, né dopo tale questione. Ma leggendo bene il documento inviato alle parti in causa, restiamo perplessi su molti altri aspetti. Innanzitutto, il luogo prefigurato a parcheggio, in zona Contrada Osservatorio, questa non ha, come anche gli altri luoghi considerati, spazio sufficiente al parcheggio dei grandi e numerosi pullman che transitano lungo la Provinciale, inoltre, il documento prevederebbe una “connessione” con “l’ulteriore sistema di risalita meccanica proveniente dalla via Matrone e dalla caserma del Corpo Forestale e con gli itinerari sentieristici del Parco […]”.

Ora, chiunque avesse un minimo di cognizione di causa del territorio vesuviano, si chiederebbe due cose, la prima: quale sarebbe la cosiddetta connessione con la Matrone, vista la sua lontananza da Contrada Osservatorio? Ma soprattutto, la seconda domanda: quale sarebbe questo sistema di risalita meccanica? Vogliamo sperare che l’eufemismo non si riferisca alla busvia, quella che da via Cifelli imbocca la Matrone e risale fino alle pendici del Cratere; ovvero quei suddetti bus diesel, 4X4, che con la loro risalita stagionale smantellano quel poco che ancora rimane del lastricato dell’antica strada.

E su questo scenario ci chiediamo che coerenza possa avere la linea in questione rispetto a una riserva integrale e definita protetta. Potremmo anche pensare che il riferimento a questa risalita possa essere un’eventuale via ferrata, ma anche in questo caso, salvo un breve, remoto e ormai dissipato tratto, andrebbe costruito tutto ex-novo poiché la Matrone è lontana da tutti i luoghi presi in considerazione dalla nota, e, inutile dirlo, in piena riserva integrale dove teoricamente non andrebbe spostata neanche una pietra.

Alla questione va ancora aggiunto un particolare, le zone di parcheggio prese in esame nei due incontri, sono state anche altre due, la prima è quella a quota 800, al bivio che conduce là dove c’era la stazione inferiore dell’antica funicolare e dove si prendeva una volta la seggiovia. Ma anche lì lo spazio è angusto e fermo restando che non si voglia mettere mano alle ruspe, l’alternativa sarebbe quella di parcheggiare lungo i lati della strada e, a nostro parere, con i medesimi risultati negativi di Quota 1000 e anche in questo caso, lontani dall’ineffabile connessione con la Matrone.

Un’ultima alternativa, scaturita dall’incontro del 31, è stata quella, forse più plausibile, di creare uno stazionamento molto più in basso, lievemente al di sotto dei 400 mslm. e precisamente presso la località denominata “La Siesta”, dal nome di un ristorante abbandonato e all’incrocio tra Via Vesuvio e Via San Vito. Ma chiariamo, che anche in questo caso, se c’è lo spazio, questo va attrezzato e ridisegnato e si spera anche riqualificando quell’area adibita prevalentemente a luogo di coppiette e scarico di rifiuti.

Nello stesso incontro sono emerse comunque altre cose alquanto interessanti e cioè che al costo delle navette non sarebbe stato caricato anche quello del parcheggio, pareggiando in un certo modo i conti per gli operatori turistici. Inoltre, tra le proposte fatte da questi ultimi, c’è stata quella di portare i turisti a Quota 1000, per poi ridiscendere con i bus vuoti e stazionare a quota 800 o l’adeguamento da parte dei vettori nell’utilizzo di bus navetta da massimo 25 posti, venendo in questo modo incontro alle necessità del Parco e ai tempi stretti dell’attuazione delle disposizioni dell’Ente. Ma, ad ogni modo, l’area protetta non verrebbe rispettata, perché, a prescindere dalle buone intenzioni del Parco e dei suoi documenti, la logica del trasporto su gomma non viene per nulla abbandonata e si predilige ancora una volta quel turismo di massa, mordi e fuggi, che non lascia nulla o quasi al territorio.

Ci sarebbe inoltre il fantasma della Cook che aleggia ancora una voltasulla faccenda, arricchendola di un ulteriore tassello; ma concorsi a premi a parte, discarica e siti di stoccaggio che la circondano, la questione del Trenino rosso del Vesuvio, rimane puramente aleatoria poiché, oltre al previsto restauro di parte dell’antico tracciato, non si capisce bene la sua funzione in virtù di un servizio su gomma preferenziale, anche perché, l’ente autonomo Volturno (EAV), che doveva gestire il suo nuovo tracciato, non avendo i soldi per portarlo avanti, abbandonò, già a suo tempo il progetto esecutivo.

Su tutta questa storia un pensiero sovviene e sarebbe quello legato al fatto che se fosse attuato il sistema previsto dal Parco, questo, in un modo o nell’altro, limiterebbe sensibilmente il flusso turistico verso il Gran Cono, rallentando di certo il traffico ma riducendo il numero dei turisti rispetto alla massa che normalmente si riversa lungo le sue pendici. Resta dunque un mistero di come i tour operator accettino questa limitazione ai loro guadagni e alla loro reiterata e pur sempre imperfetta organizzazione e questo in favore di un unico vettore che fungerebbe da tramite da quelo che sarà lo stazionamento fino al Cratere.

Infine, un altro dubbio ci attanaglia e ve ne facciamo partecipi. Non è che quella che una volta era la Provinciale del Vesuvio e che ora “a partire da quota 800” è divenuta comunale, lo sarà per scopi tutt’altro che ambientalistici? Il Direttore del Parco Rino Esposito ci conferma che il cambiamento gestionale andrà dalla quota 800 in su, verso lo spiazzo a 1.000 metri sul livello del mare, ma a questo punto ci chiediamo a cosa debbano servire gli stalli previsti e possibili proprio grazie a tale “declassamento” dell’asse viario, soprattutto se i bus, lì, non dovrebbero più arrivarci!

Ci devono essere solo le navette o no? Non sarà che il nuovo gestore di quel tratto di strada non voglia far altro che riorganizzarlo chiudendo un occhio su tutte le pregresse e future illegalità?
Benvenuti nel parco urbano del Vesuvio!

RIFERIMENTI CARTOGRAFICI

ARTICOLO CORRELATO

ALLEGATO