Il Sarno: un fiume nascosto

Data:

La storia di un fiume dalle grandi potenzialità e che col corso degli anni era divenuto una fogna; ma anche una storia di speranza, quella che qualcosa cambi e riporti agli uomini terra e acqua per una vita più degna di questo nome.

I partenopei hanno un legame particolare con il mare, come negarlo? Forse un legame molto più intenso di quello verso la loro Montagna, il Vesuvio. Il Vulcano che è sempre stato lì, sullo sfondo da cartolina di Napoli ma con un attaccamento spesso ambivalente, da vicino ingombrante. Il napoletano mantiene una distanza tanto grande dal suo Vulcano e tanto univoca da sembrare quella di un amante egoista che prende solo e non dà nulla all’altro.

Napoli, nella sua eterogeneità geografica, ha comunque avuto anche i suoi fiumi, alcuni a carattere torrentizio come quello descritto dal Petrarca e che scendeva dalle colline del Vomero e quelli che i vari toponimi cittadini ricordano ancora, nonostante il fatto che questi corsi d’acqua non esistano più; sorte figliastra che ha subito anche il Sebeto, il vero fiume di Partenope, quello che dalle pendici del Vesuvio, forse col nome di Veseri, andava a rinfrescare le mura orientali della grande città e ne irrigava i fertili orti. Ora il fiume di Napoli non è che una fogna tombata, una cloaca che di tanto in tanto affiora lungo il suo percorso che tocca Volla e Casalnuovo e giunge fino al ponte della Maddalena, dove incontra il mare. Questo è quanto oggi resta del suo antico percorso, quasi del tutto cancellato dall’incuria, così come forse nel ricordo di chi giovane più non è.

Noi partenopei, o meglio noi vesuviani, come vorrebbe qualcuno, o ancor meglio noi campani, come a me parrebbe più giusto dire; per non sciogliere quel legame con l’originaria Campania Felix, quella che in età augustea comprendeva molto del napoletano e meno del campano oggi propriamente detto, ad ogni modo, noi, abbiamo ancora la possibilità di vivere una realtà fluviale ed è quella del Sarno. Sì il bistrattato Sarno quell’altra divinità fluviale chiamata nell’antichità Dracon e che ha creato, assieme al Vesuvio, la ricca vallata a meridione del Vulcano e che oggi definiamo Agro Nocerino Sarnese.

In effetti prima di recarmi in quei luoghi anch’io ero perplesso della sua stessa esistenza, o per meglio dire, della sua consistenza; eppure non vivo a una grande distanza; la maledetta 268 conduce praticamente da casa mia fino ad Angri in poco tempo e di lì al fiume, il passo è breve.

Devo ammettere di aver scoperto una realtà nuova, là dove credevo esistesse solo il Mare e la Montagna, nel mio immaginario c’è oramai anche il Fiume. Una realtà ancora pulita, a monte della sporca foce, là dove il Sarno crea gorghi maleodoranti, al suo incontro con le correnti marine, e metaforicamente a monte di quelle bonifiche che stanno tentando di ridurre decenni di inquinamento e distruzione del suo territorio. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di conoscere la storia recente di questo antico e importante fiume.

Abbiamo chiesto lumi a Carmine Ferrara, presidente dell’associazione Amici del Sarno che dal 2004 si batte per mettere assieme istituzioni, associazioni, mondo della scienza e altri portatori d’interesse. «Opera titanica» come la definisce Carmine, per il fatto che «sono realtà che parlano lingue diverse e che spesso hanno obiettivi diversi» ma, continua il presidente dell’associazione, «siamo riusciti ad ottenere dei risultati, ci siamo impegnati come interpreti tra le varie culture e i vari linguaggi e abbiamo portato avanti il discorso della riqualificazione del fiume Sarno.»

Abbiamo seguito dunque il nostro dialogo con Carmine Ferrara, sulle condizioni in cui versava il Sarno, quelle che hanno poi spinto la cittadinanza attiva a costituirsi in associazione, questo che segue è un breve excursus degli ultimi quarant’anni di scempio fluviale.

In che condizioni versava il Sarno prima della nascita dell’associazione?
«Nel 1973, l’anno del colera a Napoli, nasce il PS3 il piano speciale di intervento sul Sarno e i Regi Lagni, un piano costruito male e con interessi strumentali. Questo piano prevedeva per il Sarno tre mega depuratori e un collettore di quasi quaranta chilometri, un’assurdità! Fu infatti bocciato a fine anni novanta dal ministro Ronchi che incaricò l’ENEA per rimodulare questo sistema di depurazione, prevedendo tre comparti, alto, medio e basso Sarno. Nel medio Sarno erano previsti quattro depuratori che sono diventati tre in seguito alla scoperta del villaggio preistorico di Longola. Mentre, nell’alto Sarno, due depuratori componevano una sola opera ed erano quello industriale di Solofra e quello civile e di affinamento a Mercato San Severino. Poi è stato realizzato il depuratore nel basso Sarno presso la foce del fiume. Un depuratore biologico che andava a sostituite quello chimico/fisico previsto dal PS3 e che non era più a norma, ma, ahimè! Quest’ultimo risulta ancora funzionare».

Quali sono i maggiori problemi attuali che affliggono il Sarno e la sua gente?
«Oggi i problemi maggiori del Sarno sono ancora due: l’assenza di un sistema fognario a Scafati, e il Collettore di Gragnano, progettato male e realizzato peggio, Gestito prima da un commissariato regionale alle acque e bonifiche, poi direttamente dalla Regione Campania».

Vuol dire che a Scafati hanno ancora i “pozzi neri”?
«O c’è chi ha il “pozzo nero” drenante o chi a tenuta, o c’è chi scarica in una piccola fogna che poi va a finire in un canale o peggio, direttamente nel Sarno. Sostanzialmente o si scarica in falda o nel reticolo idrografico del fiume! Quel 5% che ha i pozzi a tenuta si affida a chi troppo spesso sversa i reflui nello stesso Sarno. Lo stato di avanzamento delle opere fognarie è ormai all’ottanta per cento ma le acque depurate raggiungono solo il venti per cento perché mancano le autorizzazioni e perché manca questo venti per cento di completamento delle opere (e perché mancano i 48 milioni dei fondi che come da accordo la GORI era obbligata a versare, erogandone al momento soltanto 6, ndr.). Il commissario straordinario, il generale Jucci aveva portato avanti questo progetto ma poi, il governo Berlusconi decise di mandarlo a casa. Oggi c’è Arcardis, un’agenzia regionale, ma senza i poteri straordinari del suo predecessore. Ha ereditato gli oneri ma non la possibilità di coordinare le forze dell’ordine in materia di monitoraggio ambientale e questo è un grosso problema».

Oggi chi monitora il fiume Sarno?
«L’ARPAC, e lo fa con una certa difficoltà, perché il suo compito non è quello di intervenire con celerità sugli sversamenti illeciti ma è quello di monitorare lo stato di salute del fiume. Le forze dell’ordine fanno sforzi enormi, i Carabinieri della tutela ambientale fanno un lavoro egregio ma sono pochi e non sono purtroppo coordinati col Corpo Forestale dello Stato e non sono coordinati con la Guardia di Finanza. Ed è questa una delle cose che chiediamo, un coordinamento interforze con l’utilizzo di tecnologie avanzate per monitorare il fiume».

Praticamente la stessa situazione che si vive nel Vesuviano, dove oltre l’inquinamento e la mancanza di una coordinazione tra le varie forze dell’ordine, in particolar modo con le polizie locali, si prova comunque a vivere civilmente una realtà tanto affollata quanto degradata, e dove allo stesso tempo c’è chi cerca di viverla, alla luce di ciò che era e quello che potrebbe tornare ad essere. La scorsa settimana c’è stata una festa sulle sponde del Sarno, in località Lavorate, presso la masseria Pigliuoccolo. Gente della tammorra ha celebrato quel tratto di fiume arcaico e reale allo stesso tempo, bagnandosi in esso e riposando sulle sue fertili sponde e lasciandolo integro, come l’aveva trovato, perché non provare a tutelare questa realtà e soprattutto perché non diffonderla?

Carrellata fotografica 1
 

Carrellata fotografica 2

Condividi notizia sut:

I più letti

Chi ha letto questo articolo ha letto
Articoli correlati

Terzigno, Ferragosto sicuro: intensificazione dei controlli di prevenzione incendi boschivi

Riceviamo e pubblichiamo   In vista dei prossimi giorni di ferie...

Tufino /Marigliano. Controllo ispettivo presso agenzia di onoranze funebri: chiusura e sanzioni

A seguito di un controllo ispettivo effettuato dalla Polizia...

Somma Vesuviana, lettera in redazione : “La cittadella scolastica senza fognature?”

Riceviamo e pubblichiamo In questa ardente e infuocata estate voglio...