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Il Papa al Corpo Diplomatico

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Un incontro dalle molteplici sfaccettature quello del Papa con il Corpo Diplomatico. Francesco ha espresso preoccupazione per quelle ferite della pace, che nascono dalla chiusura e dall’isolamento. Di contro, ha promosso una cultura dell’incontro.

Sono tante le preoccupazioni che animano l’inizio d’anno di papa Francesco, manifestate nell’incontro col Corpo diplomatico. Ricevendo nella Sala regia gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, il Papa ha elencato quelle che ritiene vere “ferite alla pace“. “La chiusura e l’isolamento – ha continuato il Papa – creano sempre un’atmosfera asfittica e pesante, che prima o poi finisce per intristire e soffocare”. “Serve, invece – ha detto -, un impegno comune di tutti per favorire una cultura dell’incontro, perchè solo che è in grado di andare verso gli altri è capace di portare frutto, di creare vincoli di comunione, di irradiare gioia, di edificare la pace“.

Francesco ha lamentato l’aumento del “numero delle famiglie divise e lacerate”, anche “per le condizioni difficili in cui molte di esse sono costrette a vivere, fino al punto di mancare degli stessi mezzi di sussistenza“. Per questo, è stato il suo appello, “si rendono necessarie politiche appropriate che sostengano, favoriscano e consolidino la famiglia!“. Per il Papa inoltre “anziani e giovani sono la speranza dell’umanità”. Bisogna “non emarginare” i primi e dare “prospettive certe” ai secondi. “È bene investire sui giovani – ha affermato -, con iniziative adeguate che li aiutino a trovare lavoro e a fondare un focolare domestico. Non bisogna spegnere il loro entusiasmo!” Denso e articolato, poi, il capitolo sulle guerre in atto nel mondo. Sulla Siria, ringraziando quanti hanno aderito alla sua giornata di preghiera e digiuno del settembre scorso, il Papa ha auspicato che la Conferenza Ginevra 2 “segni l’inizio del desiderato cammino di pacificazione“, mentre “non si può accettare che venga colpita la popolazione civile inerme, soprattutto i bambini“, ed occorre “garantire, in ogni modo possibile, la necessaria e urgente assistenza” alla popolazione.

Anche altri i punti “caldi“, come il Libano, l’Egitto, l’Iraq. Ed è “positivo“, soprattutto, che “siano ripresi i negoziati di pace tra Israeliani e Palestinesi“, per i quali Papa Bergoglio ha auspicato “decisioni coraggiose” delle due parti, “con il sostegno della Comunità internazionale”, per “trovare una soluzione giusta e duratura ad un conflitto la cui fine si rivela sempre più necessaria e urgente“. Preoccupazione del Papa, poi, per l’esodo dei cristiani dal Medio oriente e dal Nordafrica. Per le violenze in Nigeria, le tensioni in Mali, in Sud Sudan e nella Repubblica Centrafricana. “Riconciliazione” invocata dal Papa anche per le due Coree. Tra le “ferite alla pace” il Papa ha incluso ogni “negazione della dignità umana“.

Quindi “l’impossibilità di nutrirsi in modo sufficiente“, la sofferenza di chi patisce la fame, specie se si pensa “a quanto cibo viene sprecato ogni giorno in molte parti del mondo“, immerse nella “cultura dello scarto“. E oggetti di “scarto” sono anche gli esseri umani. Per il Papa “desta orrore il solo pensiero che vi siano bambini che non potranno mai vedere la luce, vittime dell’aborto“, e anche “quelli che vengono utilizzati come soldati, violentati uccisi nei conflitti armati” o “fatti oggetto di mercato in quella tremenda forma di schiavitù moderna che è la tratta degli esseri umani“, che ha definito “un delitto contro l’umanità“.

Francesco si è soffermato infine sul “dramma” degli immigrati, su quanti fuggono dalla fame dei Paesi subsahariani. “Molti di essi – ha sottolineato – vivono come profughi o rifugiato in campi dove non sono più considerate persone ma cifre anonime“. E ricordando la sua visita a Lampedusa dopo i naufragi nel Mediterraneo, ha ancora una volta stigmatizzato la “generale indifferenza davanti a simili tragedie“, che contrasta con “l’accoglienza e la dedizione di tante persone”. “Auguro al popolo italiano – è stata la conclusione del Papa – di rinnovare il proprio encomiabile impegno di solidarietà verso i più deboli e gli indifesi e, con lo sforzo sincero e corale di cittadini e istituzioni, di superare le attuali difficoltà, ritrovando il clima di costruttiva creatività sociale che lo ha lungamente caratterizzato“.
(Fonte foto: Rete internet)

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