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Ieri un gruppo di ambientalisti ha protestato davanti all’ingresso del palazzo di giustizia di Napoli contro il rischio prescrizione del processo all’ecomafia nel Napoletano: un milione di tonnellate di rifiuti tossici in soli tre anni.

Si chiamano Alessandro Cannavacciuolo, Virginia Petrellese, Armando Esposito. Ieri mattina, insieme a un gruppo di parenti e amici di ” battaglia “, hanno steso striscioni e alzato cartelli davanti al tribunale di Napoli. ” Processo Pellini: ecomafie e giustizia attendono la prescrizione “, il messaggio lanciato alla magistratura. Quello che i volontari delle Guardie Ambientali di Acerra e dell’associazione Donne del 29 agosto rivendicano è che il processo sul più grande traffico di rifiuti tossici mai scoperto nel Napoletano non cada nell’oblio della prescrizione.

Prescrizione che in base a un allarme dei legali di parte civile ha una data di scadenza precisa: il 20 maggio prossimo. In primo grado erano stati condannati, tra gli altri, con pene variabili dai 4 ai 6 anni di reclusione, i fratelli Pellini, uno di loro è un carabiniere sospeso dal servizio. I fratelli Pellini, secondo quanto emerso dall’indagine, sono imprenditori delle costruzioni e dello smaltimento di rifiuti. Con loro condannati anche Giuseppe Buttone, parente stretto di Domenico Belforte, boss del clan di Marcianise alleato ai casalesi, e l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Acerra, il maresciallo Giuseppe Curcio, anche lui sospeso dal servizio. Intanto se la corte d’Appello non istruirà il processo di secondo grado entro quattro mesi la giustizia apporrà una pietra tombale su tutta questa brutta vicenda.

Ieri gli ambientalisti hanno chiesto di parlare con un responsabile del tribunale. Alla fine gli agenti di polizia, che hanno fatto da mediatori della protesta, hanno riferito che la sesta sezione penale del tribunale non ha ancora trasmesso alla corte di secondo grado gli atti del processo, integrati dalla richiesta di appello del pubblico ministero della Dda Maria Cristina Ribera. Atti che giacciono nei cassetti della sesta dal 13 luglio scorso, sempre secondo quanto riferito dalla polizia. ” Chiederemo un incontro con il presidente del tribunale Carlo Alemi, lui dovrà pure ascoltarci: questa vicenda sta diventando un incubo, soprattutto per la stessa giustizia partenopea “, annuncia Alessandro Cannavacciuolo, figlio dei pastori di Acerra le cui greggi furono sterminate dalla diossina.

Il giudice di primo grado non ha riconosciuto il disastro ambientale provocato dalla presenza di una serie di discariche ubicate tra Acerra, Bacoli e Qualiano, sversatoi che grazie alla falsificazione dei codici identificativi dei rifiuti hanno inghiottito ogni sorta di residuo chimico proveniente dalle fabbriche del nord Italia e da altri punti di raccolta della Toscana. Secondo l’accusa oltre un milione di tonnellate di schifezze sarebbero state gettate nei terreni in soli tre anni, tra il 2003 e il 2005. Ieri sul posto, davanti al tribunale, è accorso anche il leader degli ecorottamatori Verdi, Francesco Emilio Borrelli: ” Quello che sta succedendo a questo processo è semplicemente vergognoso “.