L’onda mediatica sta rispolverando vecchie paure e purtroppo odierne realtà, ma siamo sicuri che tanto clamore mediatico coincida con l’effettiva volontà di risolvere il problema dell’inquinamento campano?
Certo è che siamo un popolo strano, respiriamo diossina da anni e basta una specie di pentito e un programma di sciacalli per far cascare dalle nuvole interi strati di popolazione campana. Come se la cosiddetta emergenza dei rifiuti fosse lontana decenni dal suo momento culminante e come se la scopa di Berlusconi e l’attrazione fatale di Gigino ‘o bello avessero ottenuto i risultati auspicati di vivere in paese normale. Soprattutto non capiamo come sia possibile non aver visto il persistere dello scempio fino a che i media nazionali non sono stranamente tornati ad interessarsi delle disgrazie campane.
Rimaniamo così a bocca aperta e ci indigniamo per le immagini mostrate dal programma televisivo delle iene, quelle che spesso taroccano i loro servizi e le stesse che ora dimenticano di menzionare il loro datore di lavoro durante l’elencazione dei tanti politici coinvolti nella gestione fallimentare della sempiterna emergenza campana dei rifiuti.
Ad esser sinceri, un dubbio ci sovviene, non è che tanto clamore mediatico possa corrispondere a un reale interesse economico? Negli USA, per uscire fuori dalle crisi e dalla stagnazione economica si fanno le guerre, noi, nella nostra mediterranea fantasia solleviamo le nostre sorti economiche con i rifiuti, o meglio, lucrandoci sopra. L’unico problema è che tutto ciò va a beneficio dei soliti noti, a nord e a sud della Penisola, e ovviamente a scapito di chi vive in Campania e in particolar modo di chi vive in quella fascia di terra tra il Litorale Domizio e il Vesuviano.
Come al solito pensiamo a male, ma stavolta, facciamo tesoro dell’esperienza degli anni precedenti. I due servizi delle iene, quelli che impazzano ancora sul web, dimenticano di menzionare Bertolaso e compagni (dal versante PDL/FI affiora solo una Lorenzin) e soprattutto i loro fallimenti in ambito della gestione emergenziale degli anni 2006/2008-09 e questo ci ha insospettito abbastanza, tanto da considerare il fatto che tale dimenticanza appartenga a una logica ben precisa, e che si sposa perfettamente con gli atteggiamenti del PDL/FI campano.
In effetti, il nostro sospetto è quello che ancora una volta, sotto una pressione popolare prima pressoché assopita ed ora opportunamente alimentata per rafforzare eventuali disposizioni emergenziali, si voglia ancora sfruttare l’onda emotiva e l’emergenza, per giustificare la deroga delle vigenti leggi e favorire così gli interessi di coloro che gestiranno gli 800 milioni di euro stanziati dall’Unione Europea per le bonifiche della nostra Terra.
Il buon Caldoro ha auspicato infatti una legge specifica per gestire la situazione; come se non ce ne fossero abbastanza e come se fosse quello il nostro problema, la mancanza di una legge adeguata a far dissolvere i fondi europei nelle sabbie del nostro pantano clientelare. Sappiamo per esperienza pregressa che la deroga delle leggi esistenti ha fatto sì che si aprisse una discarica in un Parco Nazionale, annullando la precedente giurisprudenza italiana ed europea in materia ambientale, e permettendo di far rientrare tra le maglie allargate del diritto gli amici e gli amici degli amici. Ne sono prova le indagini scaturite l’indomani delle emergenze 2006-09. Facciamo riferimento a inchieste come la cosiddetta Rompiballe, che pur vedendo archiviate le posizioni degli imputati eccellenti, attestano la presenza del malaffare e della delinquenza organizzata nel processo dello smaltimento dei rifiuti e soprattutto nella logica emergenziale che ne ha contraddistinto la storia.
Sappiamo che le responsabilità morali e oggettive delle “emergenze” che si sono succedute negli ultimi decenni in Campania sono state trasversali ma proprio per questo non vogliamo cascarci di nuovo, non vogliamo che tra un torpore mediatico e un altro si decida di creare ad hoc un’altra crisi, basata su ciò che è stato fatto in passato e su quello che purtroppo ancora si fa e che non per questo ha visto lo smuoversi, in tutti questi anni, della politica locale; non vorremmo quindi che questo accadesse solo per favorire un qualcuno che oltre al lucro personale non cambierà più di tanto lo stato delle cose. Non vorremmo neanche, una volta che il polverone sarà sfumato sulla Terra dei fuochi, una volta calato il sipario mediatico e dopo l’assegnazione degli appalti a chi di dovere, che tutto rimanesse come prima, dove i carnefici saranno spacciati per vittime o addirittura quali salvatori della patria e non vogliamo neanche pascere in questo limbo fino a che qualcun altro non decida la nascita di nuove e più lucrative emergenze.
Per fortuna il ministro Orlando, almeno per il momento, ha giudicato troppo lunghi i tempi tecnici per stilare il testo legislativo richiesto dal governo regionale e solo per questo, almeno per il momento, le armi degli sciacalli rimangono solo quelle non irrilevanti dei mezzi di comunicazione che sfrutteranno la buona fede e le paure dei cittadini.
(fonte foto: rete internet)

