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ALLARME SICUREZZA URBANA

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A Napoli mancano politiche sociali per la sicurezza. La criminalità predatoria, principale fonte di paura nella città, è la sfida politica più urgente per il nuovo sindaco, Luigi De Magistris. Di Amato Lamberti

La morte del turista americano a Napoli, in conseguenza di una aggressione violenta per impadronirsi di un orologio Rolex, ha riaperto la questione sicurezza nella città che ha il più alto tasso di microcriminalità. Un problema che è stato centrale anche nella appena terminata campagna elettorale e che finora non ha visto concretizzarsi proposte concrete, e nemmeno analisi puntuali delle situazioni sociali che generano tanti problemi di insicurezza dei cittadini.

In termini generali, la sicurezza è un bene fondamentale per il libero esercizio dei diritti che uno stato democratico si impegna ad assicurare ai suoi cittadini. Nello specifico, quello della sicurezza urbana è un tema che ormai da tempo si è posto all’attenzione generale, non perché sia il più grave sul piano oggettivo – si pensi ai rischi ecologici, atomici, di guerra o di terrorismo, ecc –, ma molto più semplicemente, perché è quello maggiormente percepito, dal momento che insiste su un terreno più concreto ed immediato di altri: la città è un luogo dove si vive, si lavora, si coltivano emozioni, si moltiplicano esperienze.

Per questo, l’insicurezza maturata nel contesto urbano può divenire la cassa di risonanza di timori ed ansie, più o meno definiti che ciascuno si porta dentro, che trascendono i confini nazionali, per legarsi, come hanno confermato recenti indagini e numerosi studi (ISTAT, 2003; Ministero dell’Interno, 2005), a molteplici fattori riconducibili a grandi linee agli effetti dei mutamenti globali che osserviamo quotidianamente sul piano sociale, politico ed economico.

L’aumento dei flussi migratori ha portato alla convivenza all’interno delle città di migliaia di persone di diverse culture, abitudini e stili di vita, e se da un lato questa vicinanza ha ottenuto risultati di integrazione, di scambio e di crescita culturale, è altrettanto vero che ha determinato lo scatenarsi di manifestazioni di insofferenza, di incomunicabilità e di razzismo, con la conseguente esplosione di sentimenti di inquietudine, diffidenza e pericolo.

Nello stesso tempo si assiste, particolarmente nel nostro Paese, ad una crisi dei sistemi di sicurezza e di protezione sociale – welfare –, che ha reso evidenti i limiti dell’attuale apparato di giustizia, a cui lo Stato sta cercando di porre rimedio attuando nuove politiche di sicurezza, che si fondano sulle politiche di prevenzione e sulla filosofia della Prossimità, in modo da recuperare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni e la possibilità dell’abitare le città con minori vincoli e paure, abbandonando vittimismi non sempre realistici.

Tuttavia, la criminalità predatoria, che statisticamente è la principale fonte di paura in ambito urbano – perché può colpire chiunque indistintamente – non basta da sola a spiegare il sentimento di insicurezza derivante dalla percezione della criminalità, dal momento che il fear of crime non è strettamente connesso all’effettiva entità dei reati, bensì, più in generale, ai crescenti disagi urbani che penalizzano la convivenza civile e la qualità del vivere urbano: le zone degradate, i quartieri ghetto e l’assenza di infrastrutture primarie, la carenza di illuminazione pubblica, i problemi derivanti dalle tossicodipendenze e dall’immigrazione irregolare, ma anche il contesto generale che si associa a questa situazione, come la diffusione di situazioni di vulnerabilità sociale o a rischio di povertà e di esclusione sociale, alimentate dalla precarietà occupazionale e dall’indebolimento dei tradizionali sistemi di solidarietà.

In questi sentimenti non vi è una relazione diretta con la delinquenza, ma nell’insieme individuano segnali di un degrado sociale che avanza, provocando la caduta delle certezze e il crescere del disagio sociale e della percezione del rischio.
Non bisogna, inoltre, dimenticare il ruolo notevole nel determinare la percezione del rischio e nel fomentare il sentimento di insicurezza che hanno i mass media e nello specifico gli organi di informazione, che spesso si collocano a cavallo tra la necessaria di divulgare notizie, la loro amplificazione e la ricerca del sensazionale. In particolare, la stampa napoletana, con lo spazio dedicato tutti i giorni a fenomeni di criminalità comune e organizzata, contribuisce oggettivamente ad alimentare le paure di una popolazione che comunque deve fare i conti tutti i giorni con problemi di degrado, devianza, marginalità.

Ma i problemi, in particolare a Napoli, non sono comunicazionali ma politici, in quanto mancano politiche sociali per la sicurezza. Le politiche repressive-poliziesche non sono sufficienti né in Italia, né in altri Paesi. La "tolleranza zero" è uno slogan elettorale ma non risolve nessun problema. La paura della criminalità si fronteggia con politiche sociali e culturali capaci di costruire solidarietà e dare risposte ai bisogni della popolazione, in particolare delle fasce più marginali e problematiche troppo spesso spinte nella zona della società dominata dalla violenza criminale.

La sfida della sicurezza è forse quella più urgente per il nuovo Sindaco, Luigi de Magistris, anche per le ricadute che la diffusione dell’insicurezza può avere sulla vivibilità della città e sulla economia, in particolare quella turistica.
(Fonte foto: Rete Internet)

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