A Pomigliano Fim, Uilm e Fismic sottolineano l’importanza di aver firmato l’accordo Panda e il contratto dell’auto. Ma la Fiom non la pensa così ed i Cobas criticano da sinistra i metalmeccanici della Cgil.
I contratti di solidarietà in Fiat erano invocati da tempo dalla ribelle Fiom, “nemica” dell’accordo Panda, risalente al giugno 2010, e del conseguente contratto dell’auto, sottoscritto nel dicembre di quell’anno cruciale sul fronte del mutamento dei rapporti di forza tra Lingotto e sindacato.
Poi però sono stati i sindacati firmatari dei nuovi patti con Sergio Marchionne a fare propria la rivendicazione dell’ammortizzatore sociale, immaginato come valida terapia alla difficile condizione in cui versano, dal 2008, i cassintegrati di Pomigliano e non solo. “L’obiettivo della solidarietà è stato centrato grazie alla condivisione di un progetto industriale”, fa notare Giuseppe Terracciano, della Fim di Napoli. “L’importante – aggiunge Ferdinando Uliano, della segreteria nazionale Fim – è che si sia evitato il problema di interi organici che non vedono mai la fabbrica. Poi – l’ottimismo del sindacalista Cisl – credo che sarà possibile estendere la solidarietà anche alle produzioni manifatturiere”.
Comunque i fatti del recente passato testimoniano che non sono stati i sindacati firmatari nel loro complesso i primi sponsor della solidarietà. “Non è stato il nostro cavallo di battaglia – conferma Rocco Palombella, segretario generale della Uilm – perché non lo ritenevamo lo strumento prioritario. In questo momento però – aggiunge Palombella – lo abbiamo ritenuto lo strumento migliore per far rientrare tutti i lavoratori in fabbrica”. Il dirigente nazionale della Uilm sottolinea che il suo sindacato “è l’organizzazione che continua a tutelare gli interessi dei lavoratori” e che “l’accordo di Pomigliano è la dimostrazione che si possono centrare importanti obiettivi produttivi e occupazionali”.
“Per ottenere risultati concreti – annuisce Luigi Mercogliano, segretario della Fismic Campania – è necessaria la concertazione: bisogna evitare lo scontro frontale”. Ma la Fiom non cambia idea. “Stiamo chiedendo da tempo di sederci al tavolo con la Fiat insieme a tutti gli altri sindacati – spiega Franco Percuoco, della segreteria napoletana dei metalmeccanici Cgil – purtroppo però l’azienda non rispetta la sentenza della Corte Costituzionale”. Per quanto riguarda l’accordo raggiunto ieri a Pomigliano Percuoco aggiunge che “la Fiom ritiene positiva la notizia del contratto di solidarietà, proposto da anni dai metalmeccanici Cgil” ma che “se questo strumento sarà applicato solo alle aree B e C non ci sono ancora le condizioni per una piena condivisione”.
Inviperiti con la Fiom sono però i Cobas, gli attivisti del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat, che ieri hanno occupato gli uffici della Cgil di Pomigliano. I Comitati di base sostengono che “i contratti di solidarietà istituzionalizzano la riduzione generalizzata e indiscriminata dei salari” e chiedono “il rientro di tutti gli operai Fiat, a salario pieno”.





