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I Sangiuseppesi divennero negozianti di carni e di grano grazie ai Medici di Ottajano

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I Medici favorirono l’ingresso di “società” sangiuseppesi nei mercati del grano e delle carni, e nelle caste che, nel sec.XIX, controllavano il Banco di Napoli e la Camera di Commercio. Manca una storia dell’economia vesuviana.

Un amico mi chiede perchè alcune famiglie sangiuseppesi hanno legato il loro nome al commercio del grano e delle carni. E’ sottinteso il rimprovero per tutti quelli che scrivono libri sulle vicende del nostro territorio: manca, in realtà, un’analisi ragionata della storia dell’economia vesuviana, manca uno studio organico come quello che un importante storico casertano, di cui sono omonimo, ha condotto sulla Terra di Lavoro. I documenti ci sono: centinaio di fasci di archivio aspettano che qualcuno, fornito di metodo, di tempo e di passione, li apra, e si faccia dettare dalle carte il racconto affascinante della civiltà materiale vesuviana.

Per due secoli i Medici investirono capitali e energie in quattro settori: il vino, il legname, il commercio del grano, il mercato delle carni. Tra la fine del ‘700 e il primo trentennio dell”800 Giuseppe III e il fratello, il Cavalier Luigi Medici, che tra l’altro rappresentava gli interessi dei Rothschild a Napoli, si dedicarono ai giochi della finanza: gli eredi ne seguirono, con alterna fortuna, l’esempio, ma continuarono a investire capitali nei quattro settori che sopra abbiamo indicato dividendo responsabilità e profitti con “imprese” di Ottajano, di San Giuseppe e di Terzigno. Bisogna dire che per quasi tutto l’ Ottocento molte “imprese” vesuviane fecero capo non a individui, ma a “società”, i cui membri erano quasi sempre legati da vincoli di parentela. In queste famiglie associate e imparentate c’erano sempre un notaio e almeno un sacerdote, e la fede nei valori cristiani era così accesa, così intensa che esse non mollarono il controllo delle congreghe, e dei patrimoni fondiari delle congreghe, e dei capitali delle congreghe, e del diritto delle congreghe di prestare danaro ai confratelli a basso tasso d’interesse. Ma di tanta fede, e delle sue cause, e dei suoi effetti, parleremo un’altra volta.

Dunque, nella prima metà dell’Ottocento i Medici coinvolgono nel mercato del vino tre “società” che fanno capo ai Bifulco di Terzigno, e almeno due “società” ottajanesi nell’ affare lucroso, e pericoloso, dei tagli dei boschi. La pianura- il Pianillo – che si stende tra San Giuseppe, Sarno, Striano e Poggiomarino già nel primo Settecento produceva grano e sul finire del secolo offriva ricovero invernale ad alcune mandrie di buoi di allevatori dei Monti Lattari, con i quali gli agenti di Giuseppe III tenevano rapporti diretti. Questo è il varco attraverso il quale i borghesi di San Giuseppe entrano nel mercato delle carni vaccine e sostituiscono, nel mercato del grano, i Duraccio del Centro Abitato, a cui i Medici avevano affidato, in un primo momento, il compito di rappresentarli nei ” negozi ” con le Piazze del grano del Tavoliere. Nella prima metà dell’Ottocento il capo della borghesia imprenditrice di San Giuseppe è Basilio Di Prisco: il quale diventa per la prima volta sindaco di Ottajano nel 1826, quando il Cavalier Luigi Medici è Primo Ministro del Regno e il nipote Michele, principe di Ottajano, è Intendente della Provincia di Napoli. Credo che non serva aggiungere altro per dimostrare che il Di Prisco era persona assolutamente gradita ai Medici.

Tra il 1826 e il 1829 il potere dei Medici tutela i coltivatori del Piano, minacciati dai pastori di Striano e di Poggiomarino, e protegge i mercanti sangiuseppesi che vanno a comprare vaccine a Lagonegro, nel Pantano di Aversa e a Francolise, o restano coinvolti, tra Nola e Acerra, in poco chiare vicende di furti di bestiame e di contrabbando di carni. Nel 1829 il sangiuseppese Francesco Carbone e l’ottajanese Saverio Di Luggo forniscono carni macellate alle truppe stanziate in Nola e a un reggimento accampato alle porte di Nocera. Le carte dell’ Archivio Medici dimostrano con chiarezza quanta attenzione il Cavalier Luigi prestasse, e non solo nell’interesse pubblico, alle vicende del commercio del grano nel Regno.

A metà dell”800 Giuseppe IV presenta anche gli Ammirati, i Leone loro parenti, i Carbone e i Di Prisco a Giovanni Amatrice, il più importante agente contabile del Banco di Napoli, e ai Forquet che, protetti dal Cavalier Luigi, erano entrati nella commissione di “deputati negozianti” incaricati dalla Camera di Commercio di vigilare “sulla fissazione dei cambi”. I membri della commissione, in cui fino al 1863 c’è sempre un Forquet ( e nel 1855 ce ne sono due, Giacomo e Francesco), sono quasi tutti anche sensali di cereali e, in particolare, del grano tenero del mercato di Barletta e del grano duro del mercato di Manfredonia. Aggiungiamo, poi, che questa commissione ha il compito di garantire la “solidità” delle “firme sulla Piazza di Napoli”, e così il quadro è completo e chiaro.

Nell’ultimo trentennio dell”800 le strade si separano. I negozianti di vaccine, i Miranda, i Carbone, i Bifulco, si liberano dalla tutela dei Medici, la cui stella è al tramonto, e si schierano con il partito clerico-moderato che a Napoli ha messo le mani, tra l’altro, sugli affari del Risanamento e sulle cooperative di credito popolare. Invece i negozianti di grano, gli Ambrosio e i Casillo, restano saldamente legati agli amici napoletani dei Medici, per esempio a Luigi Petriccione e a Giuseppe Anselmi che sul finire del secolo reggono con mano ferma la Camera di Commercio, e cioè il ” luogo ” in cui si chiudono tutti gli affari connessi al mercato del grano. Gli Ambrosio comprano quote di alcune società che gestiscono mulini tra Torre Annunziata e San Giovanni a Teduccio. I due gruppi sono, a San Giuseppe, anche due “partiti”: e sarebbe interessante raccontare la battaglia che essi ingaggiano per il controllo della città. I Carbone, che fanno parte di entrambi i gruppi, non sempre riescono a evitare che la contesa diventi aspra e che la battaglia si combatta, talvolta, anche con colpi bassi. La storia dell’economia vesuviana va scritta: tutta, comprese le pagine “nere”. Che non sono poche.

 LA STORIA MAGRA

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