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I REQUISITI MINIMI DI LEGALITÁ IN UNO STATO DEBOLE

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Il potere politico deve rispettare alcune condizioni per promuovere ed educare alla Legalità. La Chiesa da tempo denuncia il mancato rispetto dei requisiti minimi. Il ruolo dei credenti.
Di Don Aniello Tortora

Stiamo assistendo in questi giorni (ove ve ne fosse stato ancora bisogno!) ad un vero regresso etico nella “cosa pubblica”. Non voglio entrare nel merito della questione-Bertolaso (sarà compito della Magistratura perseguire la verità dei fatti), ma il quadro socio-politico che ne viene fuori è veramente inquietante. Se tutto quello che si legge sui giornali corrisponde a verità, corruzione e illegalità diffusa “feriscono”, ancora una volta, inesorabilmente, l”agire politico-sociale.

Tutto questo non può non interpellare i cristiani, oggi, come sempre. La Chiesa ha affrontato il tema della legalità in alcune storiche occasioni, soprattutto negli anni novanta, in piena tangentopoli. Il 10 novembre 1990, a Napoli, Papa Giovanni Paolo II affermò: “Non c”è chi non veda l”urgenza di un grande recupero di moralità personale e sociale, di legalità. Sì, urge un recupero di legalità!”. Le parole profetiche del Papa furono subito raccolte dalla Conferenza dei Vescovi italiani, che emanò il 4 ottobre 1991 una nota pastorale intitolata “Educare alla legalità – Per una cultura della legalità nel nostro Paese”.

In quel documento la Chiesa italiana metteva in risalto come la caduta del senso della moralità e della legalità nelle coscienze e nei comportamenti di molti italiani è fattore che mette a rischio la giustizia e la pace nel nostro Paese. Quanta attualità in quel messaggio! Ma cos”è la legalità? Essendo l”uomo destinato a vivere in una società, è indispensabile che la vita sociale sia regolata da leggi (secondo l”antico brocardo: ubi societas ibi ius): se tali regole mancano oppure se non sono rispettate, la forza prevale sulla giustizia. La legalità viene perciò definita come il rispetto e la pratica delle leggi e viene considerata condizione fondamentale perchè vi siano libertà, giustizia e pace tra gli uomini.

Dunque ed infine, se cade il senso di legalità, ciò può essere dovuto a due fattori fondamentali:
– il modo di gestire il potere e di formulare le leggi;
– il modificato senso di solidarietà tra gli uomini e la loro moralità.

Cosa deve fare il potere politico per promuovere un autentico senso di legalità, per educare alla legalità? Deve, secondo la Chiesa, assicurare il rispetto di alcune condizioni:
– l”esistenza di chiare e legittime regole di comportamento che temperando gli istintivi egoismi individuali o di gruppo antepongano il bene comune agli interessi particolari;
– la correttezza e la trasparenza dei procedimenti che portano alla scelta delle norme e alla loro applicazione, in modo che siano controllabili le ragioni, gli scopi e i meccanismi che le producono;
– la stabilità delle leggi che regolano la convivenza civile;
– l”applicazione anche coattiva di queste regole nei confronti di tutti, evitando che siano solo i deboli e gli onesti ad adeguarvisi, mentre i forti e i furbi tranquillamente le disattendono.

Nella società del 1991 la Chiesa denunciò il difetto di questi requisiti minimi, evidenziando in particolare che:
– lo Stato è divenuto sempre più debole: affiora l”immagine di un insorgente neo-feudalesimo, in cui corporazioni e lobbies manovrano la vita pubblica, influenzano il contenuto stesso delle leggi, decise a ritagliare per il proprio tornaconto un sempre maggiore spazio di privilegio;
– le leggi, che dovrebbero nascere come espressione di giustizia, e dunque di difesa e di promozione dei diritti della persona, e da una superiore sintesi degli interessi comuni, sono spesso il frutto di una contrattazione con quelle parti sociali più forti che hanno il potere di sedersi, palesemente o meno, al tavolo delle trattative, dove esercitano anche il potere di veto.

Tutto ciò ha portato ad elevare al massimo il potere ricattatorio di chi ha una particolare forza di contrattazione, ad aumentare il numero delle leggi “particolaristiche” (cioè in favore di qualcuno) e di ridurre invece drasticamente le leggi “generali”, vanificando così le istanze di chi non ha voce nè forza;
– le violazioni della legge non hanno spesso un”effettiva sanzione o perchè sono carenti le strutture di accertamento delle violazioni, o perchè le sanzioni arrivano in ritardo, rendendo in tal modo conveniente il comportamento illecito. Anche la classe politica, con il suo frequente ricorso alle amnistie e ai condoni, a scadenze quasi fisse, annulla reati e sanzioni e favorisce nei cittadini l”opinione che si può disobbedire alle leggi dello Stato. Chi si è invece comportato in maniera onesta può sentirsi giudicato poco accorto per non aver fatto il proprio comodo come gli altri, che vedono impunita o persino premiata la loro trasgressione della legge.

C”è da chiedersi, dunque, se oggi, nel 2010 sia cambiato qualcosa con riferimento all”esistenza delle condizioni minime appena menzionate. Il tema è di scottante attualità ed è continuamente e abbondantemente dibattuto. Se dunque oggi, nel 2010, nulla è cambiato rispetto al 1991, urge recuperare la necessità che siano i cittadini stessi, ed in primis i cristiani, a formarsi una coscienza attenta al rispetto della legge. In altre parole, il rispetto della legge deve oggi più che mai essere assicurato da un”opera di educazione svolta dalle nostre comunità, dalla base.

Di fronte all”eclissi della legalità è necessario promuovere moralità e legalità, la prima intesa come “libera accoglienza interiore ed esteriore di ogni giusta norma” e la seconda quale “comportamento in linea con la normativa vigente, qualunque essa sia”. È necessario tener presente quanto diceva il Concilio Vaticano II sul punto: “Sacro sia per tutti includere tra i doveri principali dell”uomo moderno, e osservare, gli obblighi sociali” (Gaudium et spes n. 30). Insomma, ai credenti è chiesto di farsi all”interno dell”attuale società coscienza critica e testimonianza concreta del vero senso della legalità.
(Fonte foto: Rete Internet)

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