Il pioniere dei viaggi apostolici alla terra di Gesù fu papa Paolo VI che fece piantare, per ricordo, un ulivo.
E’ stata per me una grandissima emozione vedere Papa Francesco in Terra Santa, soprattutto nel luogo della Natività e al S. Sepolcro. Ho ri-vissuto il viaggio bellissimo (due anni fa) fatto insieme alla mia comunità parrocchiale.
Un pellegrinaggio che ha cambiato la nostra vita di credenti. Perché la Terra Santa ti cambia la vita. Al ritorno non sei più lo stesso. Vedendo Papa Francesco ho pensato anche che tutti i Pontefici che hanno visitato la Terra Santa devono ringraziare un grande Papa: Paolo VI, un Papa che nella Chiesa e nella storia deve ancora essere ri-scoperto. E ricordo ancora l’ulivo, fatto piantare da lui, e davanti al quale ci siamo soffermati, visitando l’Orto degli Ulivi.
E un elemento aiuta a cogliere l’importanza che per Giovanni Battista Montini ebbe il pellegrinaggio ai Luoghi Santi. Paolo VI inserì un ricordo di quel viaggio (4-6 gennaio 1964) nel suo testamento: «Alla Terra Santa, la Terra di Gesù, dove fui pellegrino di fede e di pace, uno speciale benedicente saluto». Papa Montini, nel concludere i lavori della seconda sessione del Vaticano II, il 4 dicembre 1963, aveva annunciato a sorpresa ai Padri conciliari il viaggio ormai imminente: «Tanto è viva in noi la convinzione che per la felice conclusione del Concilio occorre intensificare preghiere ed opere, che abbiamo deliberato, dopo matura riflessione e non poca preghiera, di farci noi stessi pellegrini alla terra di Gesù nostro Signore.
Vedremo quella terra veneranda di dove san Pietro è partito e nella quale nessun suo successore è mai tornato. Ma noi umilissimamente e per brevissimo tempo vi ritorneremo in spirito di devota preghiera, di rinnovamento spirituale, per offrire a Cristo la sua Chiesa; per richiamare ad essa, una e santa, i Fratelli separati; per implorare la divina misericordia in favore della pace». Il viaggio apostolico di Paolo VI in Terra Santa iniziò nell’alba gelida del 4 gennaio 1964. Alla partenza da Fiumicino lo attendevano per un saluto l’allora presidente della Repubblica Antonio Segni e il presidente del Consiglio Aldo Moro, suo carissimo amico.
Ad accogliere il Papa al suo arrivo ad Amman, in Giordania, fu invece re Hussein, assieme alle delegazioni delle Chiese locali delle varie confessioni e della Custodia di Terra Santa. Proprio dalle alture transgiordane prese il via l’itinerario che portò il successore di Pietro a pregare sul luogo del Battesimo di Gesù, e poi a Betania, a Gerusalemme, a Nazareth, a Cafarnao, a Tagba, al Monte delle Beatitudini, al Tabor e a Betlemme. Un viaggio lampo, durato complessivamente meno di tre giorni, ma capace di suscitare una profonda partecipazione nei fedeli di tutto il mondo, che grazie anche ai mezzi di comunicazione di massa (soprattutto radio e tivù) poterono seguire l’evento.
Di quel pellegrinaggio ogni attimo, per intensità e importanza, meriterebbe una sottolineatura. Qualcuno, più di altri, è entrato nella storia: la celebrazione al Santo Sepolcro, preceduta da un enorme bagno di folla lungo la Via Dolorosa che rischiò in alcuni momenti di mettere a repentaglio l’incolumità del Papa stesso. La sosta a Tagba al Santuario del Primato e a Cafarnao, dove Montini visitò gli scavi archeologici dei resti del villaggio di Pietro. La puntata al Cenacolo, negato al culto cristiano, dove Montini si soffermò addolorato e quasi smarrito.
E ancora la Messa d’Epifania nella Grotta della Natività a Betlemme, con l’appello all’unità delle Chiese e la richiesta pressante ai governanti per la pace di fronte al rischio di «una nuova guerra mondiale, le cui conseguenze sarebbero incalcolabili». Ma una delle icone incancellabili del viaggio è indiscutibilmente legata allo storico abbraccio di Paolo VI con Atenagora, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, che rivolgendosi al Papa di Roma lo salutò chiamandolo «Santissimo Fratello in Cristo». Era la sera del 5 gennaio 1964 ed era il primo incontro tra i capi delle due Chiese dal 1054, anno dello scisma e delle reciproche scomuniche.
L’incontro con Paolo VI avvenne presso la Delegazione apostolica di Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi: 45 minuti che hanno lasciato una traccia indelebile nella storia delle relazioni ecumeniche. Dopo l’incontro privato papa Montini disse, con voce emozionata: “Le divergenze di ordine dottrinale, liturgico, disciplinare, dovranno essere esaminate a tempo e luogo. Ma ciò che fin d’ora può e deve progredire, è questa carità fraterna, ingegnosa nel trovare nuove forme in cui manifestarsi”. Ritornando a Roma ad attenderlo e ad accompagnarlo in Vaticano una folla festante, che a partire dal tardo pomeriggio invase le strade della capitale fino a San Pietro.
Salutava il Papa che, per condurre la Chiesa conciliare su sentieri ancora tutti da esplorare, aveva sentito l’esigenza ineludibile di «ritornare alle sorgenti». Ai Luoghi cioè da dove proviene ogni salvezza: Gesù Cristo, nato, vissuto, morto e risorto in un luogo e in un momento preciso della storia dell’umanità.
Grazie, ancora, caro Papa PaoloVI!
(Fonte foto: Rete Internet)



