La 46esima settimana sociale dei cattolici italiani: un”agenda di speranza per l”Italia. Di Don Aniello Tortora
Ho partecipato all’ultima settimana sociale dei cattolici italiani a Reggio Calabria. Come sempre è stata un’esperienza di chiesa, attenta ai problemi sociali dell’Italia, bellissima. Ho auto modo, ancora una volta, di conoscere tanti cristiani, soprattutto laici, veri testimoni e alla ricerca del bene comune per l’amata nostra nazione, che sta vivendo uno dei periodi più travagliati della sua storia.
Riporto di seguito le sintesi delle assemblee tematiche, partecipate da più di mille delegati di tutte le diocesi italiane. Nel dialogo e nell’ascolto abbiamo affrontato i problemi sociali più emergenti ed attuali.
Politica, educazione, immigrazione, lavoro, sviluppo: sono alcuni dei temi al centro delle sessioni tematiche, i cui contenuti sono stati illustrati il 17 ottobre, nella giornata conclusiva della 46a Settimana sociale dei cattolici italiani che si è svolta a Reggio Calabria.
Completare la transizione politica. “Completare la transizione politico-istituzionale con tutti, senza lasciare ‘al di qua’ nessuno, senza lasciare indietro i poveri, i giovani, i non qualificati: si è detto. In questo laboratorio è stata richiamata la proposta di don Sturzo di cambiare l’art. 49 della Costituzione per fare dei partiti delle “associazioni di diritto pubblico”. Si è poi affermato con forza l’auspicio che “si torni a dare all’elettore un reale potere di scelta di indirizzo e di controllo sull’eletto, come cuore della democrazia”. Tra le modifiche chieste sui temi politico-istituzionali, si è richiamato quella “sul numero dei mandati, sulla ineleggibilità di chi ha problemi con la giustizia, di una maggiore ‘gratuità’ nell’impegno politico”.
L’assemblea, inoltre, non ha taciuto sui rischi del federalismo ma ha condiviso la visione che esso costituisca “una grande chance se vissuto davvero come opportunità di nuova unione e non di una nuova frattura ancor più insanabile tra nord e sud”.
Coniugare crescita e solidarietà. Elaborare “un modello di sviluppo in cui coniugare crescita e solidarietà”. È uno dei suggerimenti emersi dall’area tematica su “slegare la mobilità sociale”, i cui partecipanti si sono dimostrati “particolarmente attenti alle dinamiche nuove della vita sociale”. “L’università è il luogo e tempo decisivo per favorire la mobilità sociale”, è stato detto dai partecipanti, che hanno esortato a “prendersi cura dell’università italiana per sostenere con forza il suo contributo alla crescita del Paese, anche attraverso una diversa interazione con il territorio”. Di qui la necessità di “ripensare all’idea stessa di università a partire dal sistema Paese”, potenziando “il legame tra scuola e università” e lavorando di più “perché diminuisca la distanza tra scuola e lavoro”.
Cambiare la legge sulla cittadinanza. “La paura dello straniero, il rifiuto ed i pregiudizi non possono trovare casa nella comunità ecclesiale che anche attraverso i suoi pastori è chiamata ad un di più di accoglienza, di rispetto e di condivisione. Il riconoscimento della dignità della vita del migrante è l’esplicita declinazione di un valore non negoziabile e premessa indispensabile per la costruzione di un bene comune”. È la riflessione di quanti sono intervenuti alle sessione tematica sul tema “Includere le nuove presenze”.
I partecipanti al laboratorio hanno ribadito la necessità di “cambiare la legge sulla cittadinanza con particolare riferimento agli oltre 600 mila minori nati in Italia e figli di stranieri”, riducendo “i tempi, la discrezionalità e l’eccessiva e pericolosa burocrazia”. Inoltre, si avverte “la necessità di predisporre specifici percorsi per l’inclusione e l’esercizio della cittadinanza: diritto di voto almeno alle elezioni amministrative, servizio civile, coinvolgimento nelle associazioni ecclesiali e nelle aggregazioni giovanili”.
L’identikit dell’educatore cattolico. “Persone solide, credibili, autorevoli, significative”, che possano essere “un riferimento concreto e incisivo sia per i ragazzi, sia per gli altri adulti”. È l’identikit dell’educatore cattolico, così come è stato delineato nella sessione tematica su “Educare per crescere”. In questa assemblea tematica è stata auspicata la presenza di percorsi di “sostegno alla genitorialità” per padri e madri ed è stata ribadita “l’importanza della funzione pubblica della scuola, sia statale che paritaria”, il cui “ruolo insostituibile” nell’educazione dei giovani richiede di “investire tutte le risorse disponibili”.
“Creare occasioni di incontri” tra le associazioni ecclesiali, “rilanciare” le scuole di formazione alla politica, dare più importanza ai media come “luogo educativo informale che permea la nostra società, sia per la fascia giovanile che per la fascia adulta”: queste altre proposte dei partecipanti, che hanno chiesto anche per i giovani “spazi educativi di cittadinanza attiva”.
No all’evasione fiscale. “Una chiara condanna del fenomeno dell’evasione fiscale”, che si conferma "un macigno che pesa sulla crescita e condiziona il cammino dello sviluppo dell’intera società": questo uno dei pensieri centrali della sintesi della quinta sessione tematica sull’"intraprendere". Circa l’evasione fiscale, dall’assemblea dei delegati è venuta "la richiesta all’intera Chiesa di un intervento più incisivo su questa materia". Un altro aspetto che i partecipanti hanno particolarmente evidenziato ha riguardato il lavoro, ricordando la "precarietà" in cui si trovano soprattutto i giovani.
Hanno infine posto l’accento sulla necessità che "il lavoro non contraddica le logiche della famiglia ma le sostenga", auspicando la "riforma dell’intero sistema fiscale verso la famiglia e il lavoro" e "rapportando il carico fiscale al numero dei componenti della famiglia stessa".
Certamente su questi temi dobbiamo soffermare ancora ulteriormente la nostra riflessione, per perseguire il bene comune, da protagonisti e, per noi cristiani, da testimoni.
(Fonte foto: settimanesociali.it)

