Oggi è il compleanno del vescovo emerito di Acerra, storico protagonista delle battaglie contro mafia e camorra. Per lui sulla torta novanta candeline accese.
Il piglio è ancora di quelli severi, il tono della voce deciso e chiaro, come sempre. “Monsignore, come giudica la situazione attuale di Napoli?”, gli chiedo al telefono, per la verità un po’ troppo a bruciapelo.
La risposta è in bilico tra l’infastidito e lo sferzante: “Mi ci vorrà del tempo per rispondere a una domanda del genere, risentiamoci giovedì”. A poche ore dalle sue novanta primavere il caratterino di don Antonio Riboldi sembra rimasto intatto. Come la sua fama di prete antimafia, del resto. Una vita da cineteca. Don Riboldi nasce il 16 gennaio del 1923 nella neve di Triuggio, paesino della Brianza. La sua è una famiglia di modeste condizioni e dai principi forti come l’acciaio. “ Vivevamo nella povertà – ha raccontato il don appena tre giorni fa, nell’omelia per il battesimo di Gesù – papà ebbe un incidente sul lavoro e fu licenziato. Una famiglia povera, quindi, ma dignitosa e soprattutto che viveva nella serenità della fede, che dona la certezza di una Provvidenza paterna che ci segue e sostiene, pur non togliendo le inevitabili difficoltà della vita ”.
Sei fratelli e tanta fatica per andare avanti. Sforzi immensi scaturiti dalla forza della fede. La stessa energia pura che a 28 anni lo spingerà da sacerdote a combattere le prepotenze mafiose nella valle del Belice, provincia di Trapani. Una lotta che culminerà in occasione del terribile terremoto del 1968, quando sia per dare l’esempio che in segno di protesta il prete controcorrente decide di condividere le sofferenze dei terremotati vivendo con loro nelle baracche di legno, oppure andando a protestare davanti al parlamento. L’esperienza siciliana lo porta a stringere amicizia sincera e collaborativa con due tragici esempi dell’antimafia: il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il presidente della regionale Sicilia, Pier Santi Mattarella.
Nel 1978 papa Paolo VI lo nomina vescovo di Acerra: sarà di nuovo un tuffo nella disperazione dei soprusi e del sottosviluppo. Epica la sua marcia anticamorra a Ottaviano, novembre 1982, proprio negli anni del predominio di Raffaele Cutolo, che più tardi deciderà di confessarsi da lui. Ma ci sarà spazio anche per l’apostolato nelle carceri, tra i detenuti della lotta armata. Nel 1999 don Riboldi, per raggiunti limiti d’età, lascia il testimone all’attuale vescovo, Giovanni Rinaldi, che domenica prossima, nella cattedrale di Acerra, parteciperà alla messa in onore del don di un intero popolo.
(Fonte foto: Rete Internet)

