Torniamo a parlare di realtà socio-penitenziaria, ed in particolare degli aspetti che fanno di essa un vero e proprio mondo a parte rispetto alla società civile.
Legato a filo doppio al problema dei suicidi in carcere, aumentato negli ultimi anni in misura esponenziale, vi è una problematica spesso sottovalutata: questa ha come scenario le quattro mura di un penitenziario e concerne gli stupri e gli abusi sessuali sui detenuti.
Oltre al problema del sovraffollamento, della mala-organizzazione, della mancanza di una vera rieducazione all”interno della struttura carceraria, maggiormente noti ai più, vi è difatti quello degli abusi sessuali, talvolta ripetuti, del quale spesso e volentieri omettono di parlare anche le stesse associazioni umanitarie, nel tentativo di celare una realtà gravemente intollerabile.
Il gruppo Everyone (fonte igmpress.it) ha raccolto una serie di dati impressionanti, attraverso interviste e dichiarazioni rilasciate da detenuti delle più svariate carceri italiane, che hanno raccontato storie di abusi sessuali e maltrattamenti, i quali crescono in misura esponenziale quanto più il detenuto è giovane d”età, esteticamente gradevole e, soprattutto, neorecluso.
Addirittura è possibile sostenere che, in relazione alla percentuale di stupri che si registrano ogni anno in tutta Italia, ben il 40% si verifichi all”interno delle case circondariali italiane, dove è possibile registrare qualcosa come tremila casi di abuso, e riduzione alla schiavitù sessuale, nell”arco di un anno.
Come alcuni, giovanissimi detenuti hanno raccontato a EveryOne il giovane ristretto, specie se di aspetto gradevole, viene costretto a subire una volta entrato in carcere tutta una serie di violenze, essendo costretti a diventare la “donna” di un detenuto, solitamente quello con maggiore potere coercitivo all”interno del penitenziario, o in alternativa di venir sottoposto a continui abusi sessuali, da parte di più detenuti, sempre sulla scorta di presunti ruoli gerarchici che individuano la vittima ed il relativo carnefice.
Per questi giovani, spesso l”unico modo per cercare di sottrarsi al crescendo di violenza è l”autolesionismo: in una forma di reazione assolutamente estrema, ci si taglia il viso, le braccia, le mani, fino a giungere a gesti estremi nei casi più gravi.
L”aspetto più grave del problema, tuttavia, è quello che vede la violenza esercitarsi sotto gli occhi dell”intera popolazione carceraria, guardie penitenziarie comprese, ritenendola probabilmente una specie di “accessorio” della pena da scontare nonchè, ed è l”aspetto più preoccupante, espressione del potere maschile ed esercizio legittimo di quest”ultimo.
Nonostante diversi, innumerevoli studi abbiamo dimostrato la forte correlazione tra abusi sessuali e tasso di suicidi all”interno della struttura penitenziaria, la cosiddetta società civile continua ad essere sorda a queste, ed alle altre problematiche, che restano relegate in un angolo, nelle coscienze e nella penna del legislatore.
Spesso difatti in situazioni come questa si preferisce far finta di nulla, rimanere a guardare, facendo si che la realtà penitenziaria rimanga avulsa rispetto alla società civile, cementando la propria natura di “mondo a parte” dove tutto è permesso, dove tutto viene legittimato, ma dove nessuna reale, concreta opera di rieducazione avverrà mai. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet. Fonte info: Il Carcere Possibile Onlus- Napoli).

