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Fusione Fiat-Chrysler: sindacati firmatari ottimisti. Ma la Fiom è critica

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L’annuncio di Marchionne di dare il via alla nascita di un soggetto unico suscita anche in Campania le speranze di Fim, Uilm e Fismic. Di parere contrario la Fiom. Intanto la Fim rilancia la proposta del sindacato unico.

Sindacati quasi tutti ottimisti sul fronte delle positive ricadute industriali e occupazionali che potrebbero derivare dal processo di fusione Fiat-Chrysler, annunciato ieri dall’amministratore delegato Sergio Marchionne.

Sindacati quasi tutti ottimisti, dunque, tranne la Fiom nazionale e, in particolare, campana, che non vede nulla di concreto per Pomigliano e per tutti gli impianti regionali. Intanto tra le organizzazioni firmatarie del contratto dell’auto c’è chi auspica con questa fusione anche un sindacato unico in tutte le realtà Fca del mondo. Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm, spiega che “la positività dell’operazione di fusione sta nel rafforzamento del brand Fiat, perché è chiaro che Fiat sia già una multinazionale ma con Chrysler diventa un player mondiale. Le ricadute nel Mezzogiorno – aggiunge Sgambati – sono di due tipi: si rafforza il triangolo manifatturiero Melfi-Pomigliano-Cassino e ci possono essere ricadute importanti sul piano dei componenti e della capacità di ricerca e sviluppo, penso a Elasis e alla motoristica di Termoli e Avellino, dove ci potranno essere spazi maggiori”.

“Diventare un unico gruppo – prosegue Giuseppe Terracciano, segretario generale della Fim di Napoli – è importante perché la nuova società rafforza il marchio nel mondo, cioè non guarda più solo all’Europa e all’Italia, che sono ancora in stagnazione, ma ragionano in termini più complessivi. Credo quindi – l’ottimismo di Terracciano – che ci saranno ricadute positive, come la realizzazione di distretti della componentistica in grado di rilanciare le nostre unità produttive, o dei distretti del montaggio. Credo però anche – puntualizza il sindacalista Cisl – che molto dipenda come al solito dal mercato e dagli interventi da parte del governo nazionale volti a creare condizioni di competitività nei nostri territori, soprattutto sul fronte dei consumi e dell’energia”.

Terracciano ipotizza un processo finalizzato all’unità sindacale globale. “La fusione – conferma – pone anche un problema per il sindacato, che così diviso non va da nessuna parte. Il sindacato italiano deve cominciare a ragionare sul modello americano “Uaw”, con una visione globale, e quindi bisogna rafforzare le politiche internazionali. Non c’è spazio più per le cosiddette specificità, per chi non firma accordi: chi non governa resta fuori”.

Dello stesso parere è Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic: “La fusione non solo potenzierà il gruppo sotto il profilo finanziario ma creerà le condizioni giuste finalizzate al potenziamento industriale, produttivo e occupazionale. Il sindacato adesso è chiamato a un ulteriore sforzo concertativo in grado di consolidare e facilitare i piani di sviluppo”. Del tutto diversa è l’analisi di Maurizio Mascoli, della segreteria regionale della Fiom campana.

“Quello della fusione è un processo già avviato da tempo – dice Mascoli – che lascia ancora indefinito il futuro dell’industria automobilistica in Italia. Infatti anche nell’ultimo recente incontro tra Fiom e Fiat non sono stati precisati né gli investimenti da realizzare negli stabilimenti italiani né le allocazioni degli investimenti e, di conseguenza, i riflessi occupazionali. Resta indefinito – specifica il responsabile dei metalmeccanici Cgil campani – il futuro di Pomigliano, di Pratola Serra e dell’indotto regionale. L’unica certezza al momento è la prosecuzione del ricorso alla cassa integrazione: è evidente che la rassicurazione di Marchionne circa il raggiungimento della piena occupazione sia priva di fondamento”.

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