Mettere in cig gli ultimi assunti, iscritti alla Fiom, senza licenziarli. È la soluzione che si profila dopo il faccia a faccia tra Fiat e sindacati del sì a Marchionne. Gli operai rientreranno in fabbrica lunedì, per ordine della magistratura.
Licenziamenti alla newco: ieri cinque ore di confronto tra Fiat e sindacati, nello stabilimento automobilistico di Pomigliano.
I consulenti dell’ad Sergio Marchionne, Paolo Rebaudengo e Giorgio Giva, hanno tenuto dalle tre del pomeriggio alle otto della sera attorno al tavolo della trattativa i responsabili delle segreterie nazionali di settore dei sindacati firmatari dell’accordo Panda, Fim, Uilm, Fismic e Ugl. Alla fine del faccia a faccia è emersa la volontà comune di trovare una quadra. C’è una prima scadenza. E’ fissata al prossimo 14 dicembre, data entro cui le parti sono chiamate a trovare un’intesa in sede aziendale. In caso di mancato accordo Fiat e sindacati firmatari avranno altri trenta giorni di tempo, fino al 13 gennaio, per il raggiungimento di un patto, stavolta mediato in sede regionale. Se anche questa seconda fase dovesse dare esito negativo allora l’azienda procederà in modo unilaterale, con conseguenze imprevedibili.
“Abbiamo posto due paletti – ha riferito Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, al termine della riunione di ieri – è cioè che nessuno dei 2142 lavoratori in attività della newco Fabbrica Italia Pomigliano siano toccati da questa procedura. L’altro paletto – ha specificato Di Maulo – è che al termine della procedura nessuno debba essere licenziato”. Rebaudengo e Giva, con una serie di slide proiettate su uno schermo, hanno illustrato ai sindacati l’impossibilità tecnica di assumere altro personale in questo momento, a causa delle eccessive difficoltà di mercato. Del resto il Lingotto ha più volte ribadito “la difficoltà di dare lavoro subito ai 19 operai iscritti alla Fiom, appena assunti in Fip per volere della magistratura, e agli altri 126 che dovranno, sempre su decisione del giudice del lavoro, entrare entro aprile ”.
“Si può immaginare una cassa integrazione – ha chiarito Di Maulo – usando anche solo uno dei criteri previsti dalla legge 223 del 1991, il più utilizzato dei quali è la minore anzianità di servizio”. “La cosa importante è il nostro no ai licenziamenti – hanno specificato Felice e Luigi Mercogliano, rispettivamente delle segreterie nazionali e regionali Fismic – la Fiat non prenda decisioni che danneggino i sindacati che tanto si sono spesi per la salvezza di questa fabbrica”. Dal canto suo Ferdinando Uliano, della segreteria nazionale Fim, ha dichiarato che “la Fim ha chiesto il ritiro della procedura di mobilità” ma che “ l’azienda non vuole ritirarla”. “Siamo indisponibili a qualsiasi ipotesi di licenziamento – la posizione di Uliano – per quanto riguarda poi i criteri delle legge 223 questi sono vari: non ce n’è uno solo”.
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Eros Panicali, della segreteria nazionale Uilm. “Molta attenzione – ha detto Panicali – è stata puntata sul riassorbimento dei 1390 addetti in cassa integrazione e degli altri 900 di Fga impegnati in fabbrica”. Prossimo appuntamento: il 13 dicembre, sempre a Pomigliano. L’accordo si profila possibile.
