Indotto auto in subbuglio. Ieri, a Pomigliano, picchetti di otto ore davanti al varco merci della newco Fabbrica Italia. Gli operai della Ergom, quasi tutti cassintegrati, temono di perdere il posto di lavoro. La novità: sciopero unitario. LE FOTO
Cassintegrati Fiat sul piede di guerra, picchetti e blocchi, tensioni da scontro di piazza. Vertenza ex Ergom di Poggioreale, la storica fabbrica Fiat di Napoli: 720 operai in cassa integrazione da tempo immemore che rivendicano il rientro al lavoro e il contestuale rilancio dell’impianto produttore, fino a due anni fa, di plance e serbatoi per le Alfa Romeo sfornate a Pomigliano.
Uno stabilimento che però, da quando il celebre marchio del Biscione ha lasciato la Campania, è rimasto praticamente inattivo. E ormai fa un effetto peggiore di questo freddo che penetra le ossa la paura di una nuova ondata di licenziamenti e di una chiusura che appare scontata. Spettri che spingono le tute blu dell’impianto di via De Roberto a bloccare dall’alba il varco merci della Fiat di Pomigliano. Alle otto del mattino la coda dei tir che trasportano i materiali destinati alla catena di montaggio della newco Fabbrica Italia si allunga per un chilometro sugli svincoli stradali. Gli operai della Ergom tengono in scacco quasi tutto il perimetro dell’impianto automobilistico. Sono almeno duecento, forse di più.
Una forza in campo tale da spingerli a bloccare non solo il varco merci ma anche quelli dove passano gli operai, l’ingresso 2 e il 5. A ogni modo moltissimi dei circa 1400 lavoratori comandati al primo turno sono comunque riusciti a entrare, attraverso varchi secondari, posti sul retro della fabbrica. Alle dieci le produzioni nuova Panda tengono. La catena di montaggio regge il colpo nonostante i blocchi. Cinquanta carabinieri del decimo battaglione Campania, in assetto anti sommossa, proteggono tutti gli accessi attaccati dagli operai in lotta. Il vicequestore del commissariato di Acerra, Vincenzo Gioia, è in diretto contatto con la questura. Ma non è solo una giornata di tensioni e contrapposizioni.
È anche il giorno che segna una sorta di ritorno a un passato che sembrava rimosso. I sindacati infatti si presentano uniti all’appuntamento. C’è la Fiom, lancia in resta, ma ci sono anche la Fim, la Uilm, la Fismic. Dopo quattro anni di divisioni le varie sigle tornano a dialogare proprio dove hanno iniziato a dividersi, a Pomigliano. Crescenzo Auriemma, della segreteria regionale Uilm, tiene i contatti con il vicequestore Gioia. Si teme una carica improvvisa dei carabinieri. A poca distanza parlottano Vincenzo Aveta, della segreteria provinciale Fim, e Peppe Raso, della segretaria regionale Fismic.
“Siamo in attesa di essere convocati con urgenza perché abbiamo urgenza di comprendere il destino della ex Ergom”, spiega Aveta. E Raso aggiunge: “Un segnale è che la Iscot, la ditta di pulizie della fabbrica di Poggioreale, abbia avviato la procedura di mobilità per tutti i 34 dipendenti, procedura che scadrà il 31 dicembre”. Alle 10 e un quarto il vicequestore Gioia si fa largo nel capannello di operai. “ C’è l’ordine della questura: dobbiamo sgomberare”, avverte il dirigente di polizia. Parole che gelano più del freddo polare che intirizzisce tutti. Alle undici Gioia torna. Parla ad Auriemma: “la legge mi obbliga a darvi tre avvertimenti, io aspetterò fino al quarto”.
I manifestanti perdono tempo. L’obiettivo è chiaro: mandare in tilt le produzioni nuova Panda. “Non abbiamo nulla da perdere – dice un operaio Ergom – ci hanno smantellato la fabbrica: le nostre presse le hanno portare in Serbia e ad ATessa”. Ma a mezzogiorno giunge la notizia che dà il via allo sblocco: il prefetto Musolino e l’assessore regionale al lavoro, Nappi, convocheranno per lunedì 17 un tavolo con l’azienda. Franco Percuoco, della struttura provinciale Fiom: “Abbiamo dato una prima dimostrazione di forza”. 12 e 30: il picchetto si scioglie. La grande fabbrica lavorerà solo questa settimana. Da lunedì produzioni ferme. Arrivederci al 2013. Cassa integrazione ordinaria fino alla Befana.





