Vigilia del confronto tra Lingotto e sindacati su nuova società e cassa integrazione. La Fiom organizza per stamane una manifestazione davanti alla fabbrica della Panda. Atteso, a Napoli, Maurizio Landini.
E’ la vigilia del piano di riorganizzazione della grande fabbrica automobilistica. Contro cui oggi protesteranno gli operai iscritti alla Fiom, che la Fiat tiene fuori dall’impianto.
Ennesimo presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, stamane, alle 10 e trenta. Probabile, ma non confermata, la presenza di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. “Vogliono dividere i lavoratori in lavoratori di serie A, B e C”, anticipa, polemico, Sebastiano D’Onofrio, uno dei 19 iscritti alla Fiom che il Lingotto ha respinto dai capannoni della Panda. Posizione diametralmente opposta da parte dei sindacati firmatari del contratto dell’auto, che parlano di “concrete prospettive di lavoro per i 1400 cassintegrati di Pomigliano, molti dei quali non rientrano da anni al lavoro”. Se ne discuterà domani pomeriggio, nella direzione aziendale, in occasione della ratifica del trasferimento di ramo d’azienda dalla Fip, Fabbrica Italia Pomigliano, alla Fga, Fiat Group Automobiles.
“E’ necessario però – spiega Luigi Mercogliano – mettere in evidenza i dati positivi di questa fase e cioè, innanzitutto, che con il trasferimento di ramo d’azienda sarà possibile eliminare il pericolo della procedura di licenziamento, ormai superata dall’annunciata riorganizzazione. Inoltre – aggiunge Mercogliano – saranno prorogati gli ammortizzatori sociali fino al marzo 2014 mentre sul fronte delle prospettive industriali c’è il progetto Mazda, vale a dire una produzione aggiuntiva, che aleggia ancora”. Mercogliano anticipa che domani la Fismic chiederà all’azienda la cassa a rotazione. “La chiederemo – specifica il responsabile Fismic – indipendentemente dalle aree derivanti dal piano di riorganizzazione”.
Sono tre le “aree”: la “A”, dove saranno concentrate le produzioni Panda, la “B”, stampaggio lamiere, e la “C”: affidabilità, logistica, ricambi, attrezzeria e servizi vari, in cui saranno concentrati 1800 dei 4500 addetti complessivi. In questa chiave la Fiom già ipotizza “il pericolo della realizzazione di un reparto confino dove neutralizzare chi non è in linea col pensiero Fiat”. Però Fim, Uilm e Fismic sottolineano la concreta possibilità di far tornare al lavoro, sia pure a rotazione, operai inattivi da anni. “In certi punti sarà più facile la rotazione invece che in altri ”, anticipa la Fiat, da Torino. Nei luoghi di produzione manifatturiera diretta è prevista la permanenza di circa 2700 addetti già formati da mesi.
“Se domani firmano, i sindacati del si saranno complici di ulteriori discriminazioni”, avverte intanto Franco Percuoco, della segreteria napoletana Fiom. “Per il momento andiamo al confronto – dichiara invece Giuseppe Terracciano, segretario della Fim di Napoli – adesso bisogna lavorare per garantire il rientro dei cassintegrati, ma in un clima di serenità”. “Sarà necessario capire – conclude Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm – quali saranno le giuste soluzioni da adottare in vista dei picchi produttivi o, in assenza di dati positivi del mercato, quali debbano essere i moduli formativi di reinserimento”.





