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Estate nei beni confiscati: i campi di libera ad Ottaviano e Castellammare

Centinaia di giovanissimi nel Palazzo mediceo e nella sede dell’ Asharam Santa Caterina. Antonio D’Amore: “Ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla pratica della cittadinanza attiva”. FOTOGALLERY

Un bene (anzi, due) un tempo in possesso della camorra ed oggi confiscato e restituito ai cittadini. Un gruppo di giovanissimi e non, provenienti da tutta Italia e desiderosi di trascorrere un’estate diversa dal solito, un’associazione che mira a lanciare messaggi di legalità. Sono gli ingredienti dei campi estivi di “Libera contro le mafie”, che in provincia di Napoli si sono svolti ad Ottaviano e Castellammare di Stabia e sono terminati qualche giorno fa. L’obiettivo principale dei campi di volontariato sui beni confiscati alle mafie è stato quello di diffondere una cultura fondata sulla legalità e giustizia sociale che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto.

Spiega Antonio D’Amore, che per Libera è il responsabile dei campi in provincia di Napoli: “Ogni anno dimostriamo che è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla pratica della cittadinanza attiva. I giovani che vengono da tutta Italia imparano a conoscere una città che sa essere solidale, oltre che ricca di fascino”. Cominciati il 14 giugno, i campi di Libera a Napoli sono stati in tutto 6: cinque nel Palazzo mediceo, oggi sede del Parco nazionale del Vesuvio e simbolo di una legalità riconquistata. Il Comune di Ottaviano vi organizza manifestazioni culturali e sociali e per l’occasione lo ha messo a disposizione di Libera, assicurando anche la disponibilità di personale e strutture per far funzionare al meglio i campi. Peraltro, da qualche tempo i giardini di Palazzo mediceo sono stati aperti alla cittadinanza, grazie ad un accordo con la Pro loco del posto: boom di visitatori e nuovo slancio per il monumento simbolo di Ottaviano.

L’altro campo ha avuto come scenario il quartiere disagiato di Santa Caterina nel Comune di Castellammare di Stabia. Il quartiere è in realtà una strada piccola e stretta, sovrastata da palazzi: in uno di questi si trova l’Asharam Santa Caterina, la Casa alloggio per migranti sorta all’interno di un bene confiscato e gestita dall’associazione “Casa della Pace e della Nonviolenza”. Il bene venne confiscato dalla magistratura al clan camorristico dei D’Alessandro ed oggi usato per progetti sociali. Due location particolari, dunque: due posti che in passato venivano associati alla violenza prevaricatrice delle cosche ed ora sono luogo di ritrovo e di confronto democratico. La giornata in un campo estivo è stimolante ma tutt’altro che riposante: per metà viene dedicata alla riqualificazione del bene e del territorio circostante, l’altra metà è, invece, dedicata alla formazione e all’informazione.

Seminari, incontri e confronti sui temi dell’impegno contro la camorra e della memoria, per non dimenticare chi è stato ammazzato dalle mafie e chi si è sacrificato per il rispetto delle leggi. Ma di antimafia, per Libera, si deve poter parlare anche con ottimismo: il tema portante dei campi estivi è stato, infatti, la bellezza. Tutto quello che c’è di positivo nella lotta alla criminalità è stato evidenziato attraverso lo studio delle tradizioni locali, del diritto, della Costituzione, dell’arte. “Incontrare associazioni, istituzioni, imprese, cooperative, comunità, case famiglie lascia segno positivi sul nostro fare comunità”, spiega ancora Antonio D’Amora, che ha seguito il progetto insieme a Lina Capasso (per il campo di Ottaviano) e Simona Ascione (per Castellammare).

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