Continuiamo la nostra disamina degli anglicismi presenti nella nostra bistrattata lingua. Oggi ci soffermiamo su un qualcosa di alquanto piccante.
Escort o sex worker questo è il dilemma eppure di italioti termini certo non ne mancano a riguardo, l’umana storia del meretricio ci ha fornito una lunga lista di epiteti: bagascia, baldracca, battona, bella di notte, cagna, cortigiana, donna di facili costumi, donna di malaffare, donna di strada, donnaccia, donnina allegra, etera, fornicatrice, lucciola, malafemmina, meretrice, mignotta, mondana, passeggiatrice, peripatetica, prostituta, putta, puttana, ragazza facile, ragazza squillo, sgualdrina, svergognata, troia, vacca e zoccola! Rigorosamente in ordine alfabetico, come tassonomia pretende.
Ciò nonostante, negli ultimi tempi, anche il mestiere più antico ha subito l’onta del trasformismo e chiunque ne volesse parlare, per interposta persona o per esperienza diretta, ha ritenuto più opportuno il filtro della lingua d’oltremanica. È probabile che le nuove ancelle abbiano trovato, nel nuovo termine, una speranza di redenzione, quasi una professionalizzazione del proprio status, grazie al risciacquo nel Tamigi del frutto delle loro prestazioni. Una speranza tutta italica di non sembrare, e magari sognando di non esserlo, quel che in realtà si è. Un po’ come l’operatore ecologico che altro non è che lo spazzino di sempre!
È anche vero che se scopa bene, lo spazzino, eleva la sua posizione, dando dignità a quel che si fa ma se traducessimo dall’inglese tale professione, cosa non remota di questi tempi, in street cleaner, dustman o garbage collector, cambierebbe qualcosa? E invece no! Formose e suadenti signorine, pur di ottenere il loro quarto d’ora di celebrità e magari anche qualcosa in più, si propongono al pubblico ludibrio definendosi escort. Oggi però, forse perché troppo vicino a un’industria automobilistica nazionalpopolare, questo termine rischia di concludere la sua breve carriera in favore del più professionale e politicamente corretto sex worker!
Quest’ultima parola, ha il vantaggio di inglobare tutte le varianti dell’eterogeneo mondo del sesso a pagamento e l’accostamento al mondo del lavoro dovrebbe, se non nobilitarne le sorti, almeno irregimentarle. Purtroppo, lungi da noi dal voler con queste ilari parole dare soluzioni a queste ataviche questioni, lamentiamo solo il danno apportato, da tali neologismi, al nostro quotidiano imprecare. Che gusto ci sarebbe dopo un calcio sul campetto parrocchiale inveire contro chell’escort ‘e mammeta o chella sexworcher ‘e soreta?

