Al termine di una partita intensa, i partenopei si aggiudicano la supercoppa di Lega battendo la Juve ai rigori. Ma la festa dei tifosi all’ombra del Vesuvio è legittimata anche da altre, singolari, ragioni.
Il Napoli ha vinto la supercoppa di Lega, uno dei trofei più inutili del calcio italiano. Che, a sua
volta, vive uno dei momenti più brutti della sua storia, almeno dal punto di vista della qualità
tecnica (ci sono stati gli anni bui del calcio scommesse, ma giravano più soldi: oggi lo trovi pure
uno che si vende le partite, ma dove lo trovi uno che se le compra?). Ma il Napoli ha vinto al
termine di una partita intensissima e rocambolesca e per giunta contro la Juventus: questo fa della
finale di Doha una di quelle serate destinate a restare nella storia del tifo partenopeo. Ecco perchè
ieri ci sono stati caroselli in strada e scene di giubilo, bandiere esposte e battute su facebook e
twitter (le nuove, comodissime piazze che risolvono pure il problema di dover gioire nel freddo di
dicembre). Festa ovunque, come è giusto che sia: in città ed in provincia. E, naturalmente, nell’area
vesuviana. Dove, però, le ragioni per essere contenti sono anche altre, rispetto al resto dei tifosi del
Napoli. Almeno altre due:
Motivo numero uno: Il Vesuvio, si sa, non è di Napoli. Dal punto di vista amministrativo
appartiene ad una serie di altri Comuni della provincia e 13 sono quelli dell’area protetta del
Parco. Certo, visto dal capoluogo, con il mare e tutto il resto, il vulcano ha un fascino unico
ma tutto il peso geopolitico e storico di questa strana montagna ricade su quella che,
appunto, chiamiamo area vesuviana. Per essere chiari e diretti: un’eventuale eruzione
salverebbe Napoli e distruggerebbe tutto il resto (del capoluogo è interessata una piccola
porzione dalle parti di Ponticelli, a dirla tutta). Ecco perchè quando cantano “Vesuvio, lavali
col fuoco”, i tifosi delle squadre del Nord non sanno cosa dicono. Alludono ad un lavoro
fatto a metà, approssimativo. Vergognoso che tale grossolanità parta proprio da loro, che ci
tengono tanto a fare le cose per bene. Ed ecco perchè, ogni volta che il Napoli vince
qualcosa, i vesuviani sono più autorizzati degli altri ad esultare senza ritegno, ben al di là
della logica: sono i veri esposti agli insulti degli avversari, sono un’avanguardia di
azzeccapaccheri.
Motivo numero due: l’eroe della finale è stato il portiere Rafael, uno che alza le mani al
cielo per pregare dieci volte in una partita, che passa più tempo a ringraziare il suo Dio che a
calibrare le uscite in area di rigore. Insomma, uno che troverebbe la sua dimensione ideale
nel Santuario della Madonna dell’Arco. Comune di Sant’Anastasia. Piena area vesuviana.

