I programmi dei candidati per le elezioni del 15 maggio sono roboanti. Però, nessuno spiega come intende raggiungere i risultati promessi, con quali iniziative e con quale tempistica. Di Amato Lamberti
Il 15 maggio si vota in tutta Italia per il rinnovo di Sindaci, Presidenti di provincia, Consigli comunali e provinciali. A Napoli si vota anche per rinnovare i Presidenti delle Municipalità. A leggere i giornali e a seguire le trasmissioni televisive dovremmo fare tutti grandi salti di gioia e cominciare ad organizzare festeggiamenti.
Ci aspetta, infatti, dovunque, un generale rinnovamento, un salto di qualità nella pubblica amministrazione, una rivoluzione nella qualità dei servizi; insomma, una vera e propria palingenesi delle città e dei territori. Le parole d’ordine, al nord come al sud, sono sviluppo, occupazione, riqualificazione. Naturalmente si tratta di programmi roboanti, ricchi di immagini suggestive, di scenari affascinanti, di dichiarazioni solenni di impegno, ma nessuno spiega come intende raggiungere i risultati promessi, con quali iniziative, con quali azioni, con quale tempistica.
I problemi sono individuati con chiarezza ma quello che manca sono le soluzioni concretamente perseguibili anche nel breve periodo. In una situazione di crisi generalizzata, di grande incertezza, di sfiducia dilagante, soprattutto nella capacità della politica di dare risposte ad una crisi generata dall’inefficienza della stessa politica, non bastano le promesse comunque imbellettate, servono progetti esecutivi e tempi certi di realizzazione.
Nel 1993, a Napoli sembrò aprirsi una stagione di rinnovamento totale, tanto da accendere speranze ed entusiasmi per larghe fasce della popolazione. Questo non perché la questione morale era tornata al centro della politica, dopo gli anni di Tangentopoli e della “banda dei Quattro”, ma perché si cominciava a parlare di problemi concreti da affrontare e da risolvere per rendere vivibile e “normale” una città che nell’invivibilità aveva la sua cifra più evidente. I problemi che la nuova giunta si impegnava ad affrontare, se ricordate, erano:
– la riforma della macchina comunale, appesantita da un eccesso di dipendenti selezionati (si fa per dire) in modo clientelare, tanto da non assicurare nemmeno le competenze minime per l’esercizio delle funzioni. Tagliare i rami secchi, ridurre al minimo gli sprechi, aumentare l’efficienza, assicurare la più ampia trasparenza, queste erano le parole d’ordine; e la gente plaudiva;
-la rivoluzione della viabilità, per renderla scorrevole, incrementando i mezzi pubblici e dissuadendo con ogni mezzo dall’uso di quelli privati. Mai più ingorghi, mai più incolonnamenti chilometrici, che strozzavano la vita economica della città e facevano salire alle stelle i tassi di inquinamento e le malattie polmonari. Si proponeva la pedonalizzazione del centro degli affari, del centro storico turistico, delle aree commerciali della Napoli di sotto e di quella di sopra; e la gente plaudiva;
-una scuola pubblica all’altezza dei tempi, scuole elementari a tempo pieno prolungato perché anche i più poveri hanno diritto ad una scuola di qualità fornita di mense, biblioteche,corsi di inglese, di nuoto, di arti marziali; scuole materne e asili nido pubblici, belli anche architettonicamente e confortevoli, in ogni quartiere anche delle periferie più degradate. La scuola come diritto di cittadinanza per napoletani, zingari, extracomunitari; e la gente plaudiva;
-il rifacimento delle strade, dei marciapiedi, delle vetrine dei negozi, delle facciate dei palazzi, a cominciare dal centro per finire alle più estreme periferie, per fare di Napoli una città bella, vivibile, attrattiva per il turismo e gli affari, vincendo l’immagine di degrado urbanistico e ambientale che sembrava diventata la sua “griffe” in tutto il mondo; e la gente plaudiva;
-il consolidamento del sottosuolo, a partire dalle reti fognarie, che continuamente apriva voragini che inghiottivano palazzi, strade, persone, nelle zone massacrate da una speculazione edilizia senza limiti né controlli; e la gente plaudiva;
-il recupero dell’area di Bagnoli alla sua naturale vocazione turistica, con parchi, spiagge, porti turistici, alberghi, centri congressi, locali per i giovani; centinaia di imprese e decine di migliaia di posti di lavoro; e la gente plaudiva;
-il recupero dell’area di industrie dismesse e di scheletri edilizi di Napoli Est con un parco fluviale che dal mare si spingeva fino all’area vesuviana, con complessi abitativi immersi nel verde, con un tessuto di imprese ad alta tecnologia e a basso impatto ambientale capace di dare occupazione a migliaia di giovani tecnici e ingegneri formati dalle nostre Università; e la gente plaudiva.
Il plauso e l’entusiasmo si spensero rapidamente, perché alle parole non seguirono i fatti. Il lavoro d’immagine, nonostante il concorso entusiasta di giornali, radio,cinema, televisione, e degli infiniti lacchè, non bastò a colmare l’evidenza di tante attese tradite. Anche oggi invece di fare l’elenco, purtroppo breve, delle cose fatte e quello, purtroppo infinitamente lungo delle cose promesse e non fatte, si sposta l’attenzione sul fatto se i nostri amministratori siano o meno onesti.
Penso che alla gente, a differenza dei giornalisti, interessi molto di più capire se, i nostri amministratori, sono stati più incapaci o più bugiardi, nel senso che non sono stati capaci di fare ciò che hanno continuato a promettere, o, fin dall’inizio, illudendo la gente, non hanno fatto altro che promettere anche ciò che non avevano nessuna intenzione di realizzare.
(Fonte foto: Rete Internet)





