Via libera alla causa di beatificazione di Don Oreste Benzi. Gioviale e grande uomo di fede, era particolarmente attento alle problematiche sociali e aveva sempre una parola di conforto per i più deboli.
Ho spesso incontrato don Oreste ai Convegni nazionali della Cei e alle Settimane sociali. Ma ricordo ancora con gioia la bellissima serata vissuta con don Benzi nella nostra città di Pomigliano d’Arco. Lo invitammo per una marcia di sensibilizzazione contro lo sfruttamento delle prostitute, fenomeno ancora molto frequente, di sera, in città. Era presente anche il vescovo e la sua testimonianza a Piazza Municipio fu molto toccante. Uomo di fede, innanzitutto. Attento alle problematiche sociali, particolarmente alle fasce più deboli della società. Gioviale, sempre con il sorriso sulle labbra, una parola dolce per tutti. Ed ora, al più presto, lo avremo prima beato e poi santo.
La Congregazione delle cause dei santi ha dato il via libera: la causa di beatificazione di don Oreste Benzi può partire. Il primo passo del processo per la beatificazione dell'”infaticabile apostolo della carità” (come l’aveva definito Benedetto XVI) sarà l’avvio della causa a livello diocesano a Rimini. Il vescovo Francesco Lambiasi ha ricevuto un ricco dossier riguardante don Benzi: 26 libri, 146 volumi del bimestrale >Pane Quotidiano nel quale don Oreste commentava le letture della Messa, migliaia di articoli, decine di video e audio e gli interventi del “prete dalla tonaca lisa” in televisione. La postulatrice della causa, la teologa Elisabetta Casadei, ha inoltre allegato alla documentazione un centinaio di lettere che sollecitavano la causa per il sacerdote morto il 2 novembre 2007.
Nell’elenco figurano nove cardinali (tra cui Tonini, Bagnasco, Ruini, Scola e Comastri), oltre 50 tra vescovi e arcivescovi, vari movimenti ecclesiali. Almeno cento le persone inizialmente da ascoltare tra quelle più vicine al sacerdote. Tra queste il presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali (per anni suo segretario) e il presidente della comunità Papa Giovanni XXIII (fondata dallo stesso don Benzi), Paolo Ramonda. Fondatore delle Case Famiglia, il sacerdote si è occupato per tutta la vita di persone disabili, barboni, tossicodipendenti, prostitute (strappandone a decine dal marciapiede), emarginati, sorretto da intuizioni geniali nei confronti dei giovani, ai quali proponeva un “Gesù simpatico”, e nella certezza che “per stare in piedi, bisogna saper stare in ginocchio” con la preghiera. Lui andava per le strade (di notte con i suoi volontari) e cercava di convincere le donne che si prostituivano a non farlo più. A non lasciarsi sfruttare. A riprendere la propria dignità. E cercava di far capire a tanti ragazzi che si può vivere felicemente, e senza drogarsi. Don Oreste “prete di strada” o “di notte” non era un prete “contro”, sul piano ideologico. E’ stato un prete “per”, la vita, la dignità della persona umana, per gli ultimi, per la giustizia, per la pace.
Don Oreste è morto il 2 novembre 2007 in seguito ad un attacco cardiaco nella sua casa di Rimini, all’età di 82 anni. Leggendo un po’ la sua vita mi ha colpito un episodio spesso da lui riportato: “Mia mamma faceva spesso il ricamo ed io, curioso, la osservavo. Chiedevo: “Mamma cosa fai?” “Adesso non puoi capire, aspetta e vedrai che cosa bella viene fuori.” Poi mi mostrava il lavoro compiuto: “Visto che avevo ragione?” Da adulto ho rielaborato queste impressioni e mi hanno aiutato a capire che Dio ha un disegno su ognuno di noi, un progetto preciso che però non ci rivela tutto in una volta. Ce lo rivela invece un passo dopo l’altro. Come faceva mia mamma: un punto qui, un punto là e alla fine emergeva il disegno completo. Lei però il disegno l’aveva già tutto in mente fin dall’inizio. E se io mi fido del grande disegno d’amore, allora entro da protagonista in quella storia preparata da Dio che è padre”. Abbiamo tutti da imparare da questo grande maestro della carità, vissuta nella libertà e nella gratuità.
(>Fonte foto: Rete internet)





