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“Come il maggio sui maccheroni”: festival della pasta nella Napoli del ‘600

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Va in scena, nella suggestione del cortile di Santa Chiara, la rievocazione storica del mercato del ‘600. In questa seconda edizione anche una mostra documentaria sulla via della pasta Avellino-Nola-Torre Annunziata.

Piazza del Gesù sta in uno spazio fisico che è l’antologia più completa di tutti i segni e di tutti i valori che la civiltà napoletana ha offerto alla civiltà europea con una generosità tutta napoletana, e perciò già disposta a non meravigliarsi più di tanto del fatto che in cambio di quel dono avrebbe ricevuto anche ingratitudine.

Questo spazio fantastico, fatto di forme, di modelli e di stili che si richiamano a vicenda , è un laboratorio eccezionale, in cui l’occhio vigile vede il presente mentre nasce dal passato e a questo passato dà un senso nuovo. Qui, nel cortile di Santa Chiara, le associazioni “ La compagnia della qualità” e “Oltre il giardino ” hanno allestito, per il secondo anno consecutivo, una rievocazione storica del mercato napoletano del ‘600: la manifestazione, che si intitola “come il maggio sui maccheroni”, si è inaugurata giovedì 29 maggio e si concluderà il 2 giugno.

Gli organizzatori hanno pensato e costruito l’ evento secondo il modello del tempo barocco: un sistema a più livelli, in cui ogni momento è una polifonia di sollecitazioni mentali e sensoriali. C’è il cibo raccontato: il 31 maggio alle ore 19.00 Armando Scaturchio parla della pastiera, e subito dopo Michele Mirabella discorre del rapporto tra salute e alimentazione, e il giorno dopo Fabrizio Mangoni narra, con le parole, con le immagini e con la musica del violino di Patrizia Scarano l’arrivo a Napoli del pomodoro e la nascita del ragù. Ci sono i concorsi, “il Ragù di maggio” il 31, dalle ore 18.00, e il giorno dopo, alla stessa ora, “ La principessa Genovese”.

il Mercato, in cui importanti produttori espongono paste artigianali e oli e vini di elevata qualità, per ricordare a chi l’ha dimenticato qual è il contributo dato da Napoli e dalla Campania alla cucina dell’ Occidente e alla dieta mediterranea. E’ presente, nel Mercato, anche il “ Gal consorzio Cilsi”, che promuove la semina del grano duro dell’ Alta Irpinia “ Senatore Cappelli”. Ci sono le botteghe di Claudio Cuomo, mago della cartapesta, e di Gaetano Pucino, Maestro liutaio. Ci sono le degustazioni, la cui cura è affidata agli allievi e ai docenti dell’ Istituto Alberghiero Vittorio Veneto di Secondigliano- Scampia. La “cucina da strada” offre il caciocavallo impiccato, la pizza fritta, carni alla brace.

Ci sono le Mostre. All’interno della Taverna di Santa Chiara riproduzioni di quadri, di disegni e di stampe raccontano vicende e atmosfere delle “antiche taverne napoletane”, mentre, all’ interno del cortile, testi e immagini, riprodotti su pannelli con grande perizia tipografica , “disegnano” la “Via del Grano”: una via nel tempo, che va dalla Grecia antica ai primi anni del ‘900; una via nel territorio, percorsa dai carri dei “vatecari” che portavano il grano irpino e della Campania Felice ai mulini e ai pastifici di Torre Annunziata, e da Torre riportavano indietro le ceste colme di maccheroni e di pasta corta.

Giovedì 29 maggio Carmine Cimmino, che è il curatore della mostra, ne ha illustrato gli obiettivi: dimostrare che ogni strada del cibo è una strada culturale, nel senso più ampio del concetto, poiché col cibo si muovono idee, problemi, forme del gusto e modelli economici; ricordare il patrimonio di tecniche, di “virtù” e di competenze che si formò intorno al commercio del grano e alla produzione della pasta. Cimmino ha parlato dell’arte dei capi pastai dei pastifici di Torre, a cui ancora negli ultimi anni dell’ Ottocento toccava, ogni sera, la responsabilità di decidere, in base alle condizioni climatiche, se era più conveniente “fabbricare” i maccheroni o la pasta corta.

E poi c’erano la competenza degli operai che misuravano la densità dell’impasto, l’esperienza di quelli che curavano il prosciugamento delle paste, l’abilità dei “vatecari” che disponevano le ceste piene di pasta sui carri in modo che i sobbalzi sulle strade dissestate ( allora le strade erano dissestate…) non riducessero maccheroni e maltagliati in “ fregonaglia”.

Gli organizzatori di questo “ maggio maccheronico” hanno saputo creare un affascinante percorso tra luoghi, ricordi, profumi di cibo, pietre che parlano, costumi d’epoca, colori di quadri, voci di folla, silenzi di chiese e di chiostri, note della musica colta e canti popolari: è un viaggio che merita di essere fatto.
(Foto: Carlo Brancaccio, Piazza del Gesù, 1890)

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