Il rifiuto alla creazione della “Grande Napoli” è stato votato dal sindaco e dal consiglio comunale di una piccola municipalità: Brusciano.
Nel suo comunicato l’amministrazione comunale parla della nascita “del sentimento di voler continuare a far parte delle vecchia provincia e di non aderire alla città metropolitana di Napoli”. Il sindaco Giosy Romano, personaggio legato al centrodestra locale ma poi confluito in una coalizione civica “neutrale”, punta il dito contro il decreto legge relativo alle “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”.
Decreto che, secondo lui, “propone una serie di modalità per la costituzione dell’area metropolitana di Napoli chiaramente in contrasto con il principio della rappresentanza democratica”. “Un fatto – aggiunge il comune di Brusciano in una nota – derivante dalla “retrocessione” delle province ad ente di secondo livello e quindi elette dagli amministratori comunali anziché dal popolo”. “Altri contrasti – si aggiunge – riguardano l’incoerenza con gli obiettivi proclamati dal governo sul taglio alla spesa pubblica in quanto le decisioni adottate produrrebbero ulteriori strutture con aggravio di costi e paralisi decisionali”.
Serpeggiano timori tra i sindaci dei comuni della provincia. “Siamo in attesa – eccepisce la municipalità locale – che vengano definite in maniera chiara le competenze degli organi e dei comuni che faranno parte della Città Metropolitana e dei costi a carico dei cittadini”. Quindi, la specifica: “ Ovviamente massima attenzione circa le garanzie affinché il Consiglio Metropolitano e il sindaco Metropolitano siano eletti a suffragio universale dai cittadini dei comuni aderenti alla Città metropolitana”.
Intanto il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, sta seguendo con attenzione gli sviluppi del nuovo dispositivo che dovrà regolare gli assetti urbanistici e politici del Napoletano. Nel capoluogo si sta consolidando il pensiero in base al quale sia necessario accentrare tutti i poteri, legati allo sviluppo edilizio, produttivo, sociale e culturale dell’area metropolitana, nelle mani del sindaco e del consiglio comunale della città di Napoli. Un’idea che scavalca, come dire, “a sinistra”, quella dei due distinti incarichi amministrativi: il sindaco e il consiglio comunale di Napoli e il sindaco e il consiglio metropolitano della città metropolitana.
La spinta verso il totale accentramento dei poteri nell’attuale capoluogo scaturisce dalla piaga del clientelismo. Troppo facile nei paesi della provincia italiana controllare il voto a piacimento, manipolarlo rendendolo tutto fuorché democratico. Da qui l’impellenza di togliere potere ai capibastone locali, disperdendo il voto nel marasma delle elezioni della futura grande metropoli.
(Fonte foto: Rete Internet)





