I disabili del Centro Liguori dovranno, secondo una decisione del Sindaco Lello Abete, condividere i ridotti spazi del centro polifunzionale con la locale Arma dei Carabinieri.
Nasci disabile e non è di certo colpa tua. Ti fai il culo per guadagnarti ogni virgola della vita. Ma questo interessa a pochi.
Lotti contro l’indifferenza, contro l’ignoranza. Combatti con le difficoltà familiari, relazionali. Ti fai una scorza parecchio dura per sopportare i sorrisi della gente, gli sguardi di scherno e di pietà. Cresci con una rabbia dentro che cerchi di veicolare altrove e non sulle persone che ami. Ma è difficile. La voglia di rivalsa occupa ogni millimetro della tua corteccia cerebrale. Ti fai mille domande. Ti chiedi il perché di tante cose. Cerchi risposte ovunque. Religione, ateismo, filosofie varie. Il risultato, però, è sempre uno: sei solo con i tuoi interrogativi.
Allora ti resta l’odio. L’odio verso chi calpesta quotidianamente la tua dignità. Il tuo diritto a vivere. Il tuo bisogno di respirare. Perché l’odio, spesso, non è un sentimento di cui vergognarsi. L’odio è la massima espressione dell’amore che hai per te stesso. È quella molla che ti fa perdere il pelo da pecora e ti regala una criniera da leone.
Da pochi mesi insediata, la Giunta Abete ha già preso la sua prima ed importante decisione amministrativa. Unirà, a quanto pare, i ridotti e mal curati spazi del centro polifunzionale Liguori, che oggi ospita alcune associazioni di disabili, con la caserma dei Carabinieri.
I militari dell’arma, che in passato hanno rifiutato altre soluzioni, andranno a sistemarsi in alcuni locali del Centro Liguori. Pistole e manette insieme ad esigenze di socialità e integrazione. Un binomio azzeccatissimo. Un po’ come la panna con lo sterco.
Sant’Anastasia è una città che in quanto a politiche sociali offre poco se non nulla. Sono anni che gli operatori del centro Liguori attendono una degna stabilizzazione delle attività. Che si dia, ad esso, una giusta attenzione. Finanziamenti, sostegno professionale e strutturale.
Eppure, ad iniziare dalla lontana giunta Jervolino alla più recente Esposito, la continuità si è caratterizzata dallo stesso atteggiamento: il vuoto. Il nulla.
Ci troviamo davanti a ragazzi abbandonati a loro stessi. Sostenuti soltanto dall’amore dei propri cari e da preziosi volontari che, ogni giorno, regalano ore della loro vita per dipingere un sorriso sul volto di chi ha un’unica colpa: quella di essere figlio di un Dio minore.
È vergognoso, miserabile, che a pagare siano costantemente i più deboli. Quelli senza voce. Neanche due mesi fa, nel corso della campagna elettorale, politicanti vari si riempivano la bocca con il tema dei diversamente abili. Si sono tutti travestiti da Padre Pio o Madre Teresa di Calcutta. Sembravano anime pie pronte ad imbracciare la croce. Avevi un handicap? Ti tiravano per la giacchetta pur di farsi fotografare accanto a te. E qualche volta ti invitavano pure lì dove tu non potevi arrivare per la presenza di ostacoli architettonici.
Malgrado questo interesse occasionale, che va e viene come l’energia elettrica durante certi temporali, gli interventi che riguardano la legge 41/86 con i relativi PEBA (abbattimento delle barriere architettoniche) sono inesistenti. L’accessibilità degli esercizi commerciali? Manco a parlarne. I servizi di assistenza socio sanitari latitano. Sono assenti mezzi di trasporto che potrebbero offrire ai portatori di handicap la possibilità di spostarsi e sbrigare delle banali commissioni. Non vi è un fondo di solidarietà. Insomma, a Sant’Anastasia vengono violati i basilari diritti che l’ordinamento sancisce. E nessuno, ripeto nessuno, ne fa una vera battaglia politica.
Probabilmente, in risposta ai numerosi cori di indignazione che si stanno sollevando in queste ore, arriveranno le solite rassicurazioni che avranno l’effetto di un placebo spacciato come farmaco miracoloso. Intanto, nel centro Liguori si “tira a campare”. Ci si arrangia. Gli operatori fanno quel che possono.
E mentre la politica che ci governa preferisce voltare il proprio sguardo altrove, si considerano prioritari interventi come lo spazzamento delle vie, la stabilizzazione dei collaboratori del primo cittadino, il finanziamento di feste e festicciole. Un pacchetto di operazioni magistralmente concluse nel giro di pochi mesi.
Ma noi petulanti, fissati della giustizia sociale e delle pari opportunità, abbiamo bisogno di capire. Di comprendere cotanta assurdità. Vorremmo sapere cosa ne pensa realmente l’Assessore alle politiche sociali di quanto sta accadendo. Se questa soluzione, Lei, l’aveva già immaginata all’interno del suo disegno politico. Se per Lei, il Sindaco e la Giunta comunale, uno sgabuzzino ed una finestra sono il massimo che si può offrire a chi vive una disabilità.



