L’assenza dello Stato e il sonno della razionalità. Buona notte Davide

Data:

Lettera aperta a Davide Bifolco. Tra le mille parole gridate e scritte, aleggia il silenzio di una vita che finisce. Un’esistenza interrotta divenuta manifesto di ipocrisie, speranze spezzate, rabbia e realtà agognante di una dignità negata.

Bum. Dopo il colpo di pistola qualche secondo di silenzio. Un tempo per te infinito. L’eco del botto rimbomba nel tuo petto. Parte il conto alla rovescia da dieci a zero, da una voce querula e terrificante.

Io quasi ti vedo, ansimante, per terra, bello e giovane ancora per pochi istanti, riesco a vederti ora, con il sangue che si blocca nella gola, che ti entra nelle narici, gli occhi sgranati che gridano pietà, quel rantolo di agonia chissà quanto tempo sarà durato, hai sentito dolore Davide? Di sicuro avrai avuto paura, boccheggiando coi denti sporchi di terra e le orecchie ancora non pronte ad ascoltare il conto alla rovescia della morte. Avrai sentito freddo. Gli occhi non ce la facevano a stare aperti, non puoi impennare più sullo scooter Da’, è fatta, chiudi gli occhi e lascia a questo mondo di infami la voglia interminabile di demolire la speranza. Fa freddo, fa stranamente freddo in questa serata di fine estate.

L’estate, la tua estate, una delle tante stagioni che avresti dovuto vivere, fa sempre più freddo vero Da’? Questo è un buio differente dall’oscurità di una notte estiva. E’ finita Da’, “la camorra ci difende, lo Stato ci uccide”, ma alla fine che te ne importa? Tu volevi vivere. Non si sa perché, non si capirà mai, ma è finita. Non fa nemmeno più freddo… dormi Da’, riposati, questa vita è stata una corsa fantastica senza casco su uno scooter che ora ti porterà altrove. Episodi come il tuo ci invitano a denunciare cose senza giri di parole: il responsabile esiste, si chiama “Assenza” di nome e di cognome fa “di legge”.

Nelle stesse strade dove sfilava il corteo dedicato alla tua memoria si nascondono le piazze di spaccio, e tu questo lo sai bene. Lì, dove vivevi tu, c’è la più totale desertificazione della progettualità. L’unico progetto possibile è l’abilità del crimine a proliferare investendo su nuovi volti, facce pulite come la tua, come quelle di tanti che oltre a impennare sul motorino non hanno nient’altro da poter fare che accettare il compromesso. La criminalità organizzata oltre che iniettare droga nelle vene di molti tuoi amici, ha sgozzato bimbi anche più piccoli di te. Anche questo ora lo sai bene. Quei professori generalizzano, li senti?

Stanno lì a specificare che ai posti di blocco bisogna fermarsi e tendono a mostrare un sud interamente marcio con il solo scopo di creare discriminazione con sadismo e stupidaggine. Al posto di blocco dovevi fermarti, vero, esattamente come si fermano molte persone perbene del tuo stesso sud. In alcune zone di Napoli, come nella tua, esistono orecchini luccicanti grossi come noci, sistemati sui lobi di ragazzini che non riescono a spiaccicare una parola in italiano e che tra ‘na jastemm e l’altra si atteggiano ad imitare quel malsano profilo di virilità che impone la vita di periferia.

Nella tua zona non esiste protezione legale, esiste l’assuefazione della droga reale e di quella morale chiamata camorra. La droga, la droga, la droga, la nazione intera non dà mai abbastanza visibilità all’importanza del commercio della droga che prolifera nei tuoi vicoli. L’unico commercio possibile, l’unica unità di misura per calcolare quanto tempo resta per pagare bollette, per restare in vita, per mangiare, sfamare figli, pagare l’affitto e così via. La vigilanza nel tuo territorio è un esempio di totale inconcludenza, di estremo fallimento politico. In alcune zone periferiche di Napoli è assente la scuola, la chiesa, il comune, le associazioni, il lavoro, l’autonomia di pensiero.

E’ assente il diritto ad avere uno Stato. Se oggi piangiamo te, domani piangeremo magari sul cadavere di qualche giovane poliziotto ucciso da qualche delinquente, e credimi, il suo sangue sarà rosso esattamente come il tuo. Vincerà a quel punto ancora l’omertà, ancora la viltà, avrà vinto nuovamente lo schiavismo nei confronti di chi governa con la prepotenza e avrà fallito per l’ennesima volta uno Stato incapace di proporre una soluzione. Quante versioni differenti, quanti punti di vista, chi critica te perché non ti sei fermato, fino ad estreme espressioni di razzismo, chi critica il carabiniere che non doveva sparare, chi critica Napoli e i suoi focolai del male.

Chi si erge a psicologo sociale, chi è convinto di comprendere tutto, chi punta il dito, chi attacca, chi manifesta con accurata descrizione e con precisa grammatica tutta la sua demenza, non riesce probabilmente a pensare ad una cosa sola: sei morto Davidù, ed eri semplicemente un ragazzo che rideva. Leggo ancora: “Davide non era un santo! Sarebbe dovuto stare a casa e i genitori non hanno saputo educarlo”, che hai da ridere Da’?

Ci sta scritto anche questo, e probabilmente era bene che te ne stavi a casa, mannaggia a te. Qualcuno in passato ti ha spiegato con inettitudine che nun’ ce sta nient’ e mal a fumarsi ‘na cannetta ogni tanto. Gli amici che stavano con te erano delinquenti? No no, ma quali delinquenti? Per te prima di tutto erano buoni guagliun, piezz’ e core, alcuni dei tuoi tanti amici fratelli. Avevi soltanto sedici anni, avresti compiuto diciassette anni tra poco. Sei morto perché qualcuno ha sbagliato, sei morto perché le fiamme dell’inferno del tuo rione scottano e tolgono la lucidità sia a te che ad un carabiniere che ad un quartiere intero che ad uno Stato menefreghista.

Se questa rabbia, manifestata sotto la pioggia da tanta gente che gridava il tuo nome, fosse canalizzata per combattere la camorra e i suoi sottoinsiemi, allora sarebbe davvero una rivoluzione contro un sistema che spinge il degrado a diventare abitudine, allora il cassonetto in mezzo alla strada lo butterei pure io, lo sfonderei anche io il vetro della macchina. Se la rabbia istigasse la gente a combattere davvero per ciò che è veramente giustizia e libertà, allora tutto avrebbe un senso logico, tutta la sete di dignità sarebbe colmata da una dirompente onda di coraggio e forza.

Sono in pochi quelli che sanno cosa significa vivere dove vivevi tu, tutti gli altri commenti sono frutto di una non conoscenza del territorio, in pochi conoscono quegli odori, in pochi conoscono quelle puzze, in pochi inalano i miasmi della gente trucidata dalla miseria, dall’incomunicabilità, dall’ignoranza, dall’anarchia più devastante. Quanto è facile parlare se non sei di quel mondo, quanto è facile esprimere giudizi. Se all’unanimità tutti gridano "La malavita ci tutela e lo Stato ci uccide" allora non hai fallito solo tu Davide, abbiamo fallito tutti. Non avevi la più pallida idea di quale possa essere la differenza tra sano e insano e di cosa possa essere un’alternativa. Ed è questo il più grande dei fallimenti con cui tutti dobbiamo fare i conti.

Nessuno sapeva spiegartelo cosa significa “avere un’alternativa al male”, nessuno poteva spiegartelo, poiché lì, tutto ciò che ti circondava era fatto male. Ecco cosa forse andrebbe denunciato a gran voce: alternative per crescere in quei incubatori criminali non ce ne stanno, o sei così oppure nun sì buon. Adesso la politica, i sociologi, i giornalisti, ti diranno tremila cose differenti: "È colpa del governo!", "a morte il carabiniere", "vendetta!", "giustizia!", ma vuoi sapere chi ti ha ucciso Da’? Ti ha ucciso l’indifferenza. L’incapacità di essere uomini veri e liberi, l’incompetenza nel curare il cancro dell’ignoranza, l’impossibilità di avere un’alternativa. Non avresti potuto essere un ragazzo con il casco, con l’assicurazione pagata e il patentino, sai perché?

Perché nessuno ti ha spiegato che così dovrebbe funzionare, chi ora prova a spiegartelo, atteggiandosi a perfettino, è qualcuno che non conosce tutto lo schifo del contesto in cui vivevi, in cui il concetto di normalità è travisato dalla mancanza di raziocinio, dalla percezione dell’abbandono da parte della legge; chi ora prova a spiegartelo è qualcuno che probabilmente crea leggi ad hoc con le tangenti prontamente pagate da qualche criminale. Quelli che alzano la tua foto e gridano vendetta, sono poveri cristi affetti da un’inconsapevole ipocrisia che impedisce di comprendere quanto siano anche loro vittime di una cultura corrotta. Se la fiducia è rivolta ai carnefici e l’odio a chi dovrebbe tutelare il bene vuol dire soltanto una cosa: il caos vince, la morte gode lasciandoci assuefatti dal male e l’abitudine al male diventa ordinarietà.

A quando il prossimo conto alla rovescia? Chi ha sedici anni non merita di essere ucciso, che sia un camorrista, che sia una vittima, che sia un santo o che sia un delinquente, chi viene sparato a sedici anni avrebbe dovuto meritare qualcosa che questa realtà nega impietosamente: un’opportunità. Come te anche tanti bimbi uccisi dalla malavita che oggi viene proposta come unica protettrice reale. Il carabiniere deve pagare? Certo che deve pagare, deve rispondere alla legge sulla base dei fatti realmente accaduti, una giustizia che dovrà dimostrarsi tale e che dovrà dimostrarsi utile. Il concetto di giustizia in questa nazione diventa sempre più labile, una debolezza dovuta ad una mancanza di essenza, regolamenti sprovvisti di ordine, di disciplina, di osservanza, di affidabilità e garanzia.

Sono davvero troppi gli elementi da valutare prima di ergersi ad opinionisti della verità, ed esiste un tempo per ogni tipo di valutazione. Questo, è soltanto il tempo della consapevolezza. Davide, non hai avuto nessuna opportunità di crescere. Ognuno si prende la responsabilità di condannare, semplicemente perché ognuno se ne lava le mani. Questa terra non è malata, questa terrà non è condannata, questa terra è semplicemente composta da uomini dall’anima in decomposizione, che non sanno ascoltare, che non sono ascoltati, che non intendono cambiare nulla, che non si mettono in gioco, che predicano senza agire. Sai chi ti ha tolto il sorriso per sempre Da’? Un ragazzo come te, risucchiato dal vortice del tuo stesso caos, che pagherà, forse.

Ti devo dire una cosa, ti diranno il contrario ma ti garantisco che in verità questa cosa accadrà: questa realtà si dimenticherà di te ben presto, resterai una vittima lontana per molti della tua città, della tua regione, della tua nazione, si scorderanno di te perché è così che detta l’ipocrisia del caos, perché non esiste ancora una gestione seria di uno Stato, perché la gente avrà sempre troppa fretta. Non avranno il tempo per mettere la testa tra le mani e pensare Stu guaglion è muort, è muort veramente, pruvamm a cagnà sta vit, facimmele pe’ nuje, facimmele pe’ criatur, facimmele pe’ figli nuostr, facimmele pa’ dignità, facimmele… pe’ Davide.

OSSERVATORIO SOCIALE

Condividi notizia sut:

I più letti

Chi ha letto questo articolo ha letto
Articoli correlati

Vasto incendio a San Giuseppe Vesuviano: fiamme fino ai mastelli della differenziata

L’incendio è partito dalle sterpaglie a bordo strada e...

Nola, maggioranza salta: deleghe restituite, l’opposizione fa 13

NOLA – La crisi politica che investe l’amministrazione comunale...

Pomigliano d’Arco, caos all’uscita della A16: Tir contromano rovescia scarti di pomodoro su un’auto

Riceviamo e pubblichiamo Pomigliano d’Arco, caos all'uscita della A16: Tir...

Nel 1756 Carlo di Borbone volle che il Somma- Vesuvio diventasse “Riserva”: la prima in Europa

Carlo di Borbone stabilì, nel decreto, che venisse impedito...