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Caso don Maurizio, Saviano invita il Prefetto a chiedergli scusa

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Dopo l’umiliazione pubblica al prete anticlan di Caivano, il web si infiamma ed i social network registrano messaggi contro il prefetto che ha inveito contro don Maurizio Patriciello.

A poche ore dalla diffusione sul web del video che mostra il Prefetto di Napoli, Andrea De Martino, mentre umilia pubblicamente il prete anticlan, don Maurizio Patriciello (foto), su alcuni social network quali Facebook e Twitter si registrano numerosi commenti negativi sull’atteggiamento di De Martino e nascono pagine di solidarietà per il parroco di Caivano.

Le scuse per don Maurizio sono state chieste immediatamente dallo scrittore Roberto Saviano che, commentando le immagini che hanno coinvolto il sacerdote di Caivano, ha dichiarato: "Da anni don Maurizio è presidio di legalità e umanità in terre difficilissime. Il prefetto di Napoli avrebbe dovuto saperlo e nonostante questo, l’ha aggredito senza motivo. don Maurizio è lo Stato in quel territorio, non si può consentire in un consesso pubblico e istituzionale che sia aggredito verbalmente in quel modo e senza rispetto. Il Prefetto di Napoli chieda scusa a don Maurizio". Forte il monito anche di Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori, che in una nota stampa ha dichiarato: "Il silenzio delle istituzioni è assordante. Se non sbaglio, il Prefetto è il massimo rappresentante delle istituzioni nella provincia. Ed io non posso pensare che i vertici dello Stato si possano sentir rappresentati dal comportamento del prefetto di Napoli Andrea De Martino".

"Occorre indignarsi – aggiunge Ceccherini – di fronte all’esplosione dell’arroganza da qualunque parte essa venga a maggior ragione che mai quando essa giunge da chi istituzionalmente avrebbe il dovere di tutelare i più deboli, che invece umilia". Intanto, mentre sul web continuano a fioccare le critiche per De Martino, don Maurizio scrive una lettera al Prefetto, resa nota dai Verdi campani, in cui esprime pensieri chiari ed inequivocabili contro l’arroganza e l’indifferenza istituzionale: "Se a me, prete di periferia, è concesso di ignorare che chiamare semplicemente ‘signora’, la signora prefetto di Caserta fosse un’offesa tanto grave, non penso assolutamente che fosse concesso a lei, arrogarsi il diritto di umiliare un cittadino italiano colpevole di niente, presente in Prefettura come volontario per dare il suo contributo alla lotta contro lo scempio dei rifiuti industriali interrati e bruciati nelle nostre campagne".

"Alla fine dell’incontro – sottolinea Patriciello – ho ricevuto la solidarietà di tante persone presenti all’increscioso episodio e la rassicurazione da parte della signora prefetto di Caserta che non si era sentita per niente offesa da me nell’essere chiamata ‘signora’. Forse le sarà sfuggito che lei non era e non è un mio superiore". Il prelato si dice molto dispiaciuto da quanto avvenuto ma soprattutto "addolorato" dal "constatare che tante volte è propria la miopia delle istituzioni, la pigrizia di tanti amministratori, il cattivo esempio di tanti politici che fanno man bassa di denaro pubblico, a incrementare la sfiducia e la rabbia in tanti cittadini".

"Personalmente – scrive don Maurizio Patriciello – sono convinto che la camorra in Campania non la sconfiggeremo mai. Lo dico non perché sono un pessimista. Al contrario. Non la sconfiggeremo perché il ‘pensare camorristico’ ha messo radici profondissime in tutti. Quel modo di pensare e poi di agire che diventa il terreno paludoso nel quale la malapianta della camorra attecchisce. Come ho potuto dirle in corridoio, io alle mortificazioni sono avvezzo. Spendo la mia vita di prete nella terra del clan dei Casalesi”.

”La mia diocesi, Aversa, è quella di don Peppino Diana. Ma io dei camorristi non ho paura – aggiunge il prete – Lo so, potrebbero uccidermi e forse lo faranno. Io l’ho messo in conto fin dal primo momento in cui sono stato ordinato prete. Io spendo i miei giorni insegnando ai bambini, ai ragazzi, ai giovani che non debbono temete niente e nessuno quando la loro coscienza è pulita. Ma aggiungo che bisogna sradicare il fare camorristico sin dai più piccoli comportamenti. Perché tutto ciò che uno pretende in più per sé e non gli appartiene, lo sta rubando a un altro. Perché ogni qualvolta che una persona si appropria di un diritto che non ha, sta usurpando un potere che non gli e’ stato dato. Tutti possiamo cadere in queste sottili forme di antidemocrazia. Ecco, signor prefetto, glielo dico con le lacrime agli occhi, lei stamattina mi ha dato proprio questa brutta impressione. Lei ha calpestato la mia dignità di uomo".

"In mezzo a tanti problemi in cui siamo impelagati; mentre nei nostri paesi tanta gente scoraggiata non ha fiducia più in niente e in nessuno; mentre la camorra ancora ci fa sentire il suo fiato puzzolente sul collo; mentre i rifiuti tossici continuano ad essere bruciati e interrati nelle nostre terre, il signor prefetto di Napoli, mette alla berlina un prete davanti a una cinquantina di persone, perché si é rivolto al prefetto di Caserta chiamandola semplicemente ‘signora’, anziché ‘signora prefetto’. Incredibile – conclude don Patriciello – Ai miei diritti non rinuncio facilmente ma, mi creda, cerco a mia volta di non invadere quelli di nessuno. Purtroppo, stamattina, credo che lei, signor prefetto, pur forse senza volerlo, abbia maltrattato e rinnegato i miei".
(Fonte foto: Rete Internet)

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