E’ il serio rischio che stanno correndo i centri delle cooperative sociali in cui sono accolti i bambini di Napoli e dell’hinterland vittime della povertà, dell’abbandono e di abusi. Intanto il Comune di Napoli non paga da anni e non si sa più cosa fare.
Soltanto la cooperativa sociale Irene ’95, che gestisce due case famiglia a Marigliano, provincia a est di Napoli, dove dodici bambini sfortunati si trovano protetti e assistiti da personale specializzato, vanta un credito di oltre 800mila euro con il comune retto dal sindaco De Magistris.
Oltre tre anni di arretrati, dunque. E di cooperative sociali per altrettante, se non di più, case famiglia ce ne sono parecchie nella sola provincia partenopea. Sono circa una trentina, secondo le stime più attendibili, con oltre 150 piccoli ospitati. Bimbi che hanno anche solo pochi mesi di vita. In tutta la regione di strutture del genere ce ne sono un’ottantina. Molte di queste dipendono quasi esclusivamente dal comune di Napoli, al quale il tribunale dei minori affida la tutela della maggior parte dei piccoli, sono centinaia, abbandonati dai loro genitori, picchiati, violentati.
Non è possibile che il comune ci risponda che non sa cosa dirci, che il governo taglia e che quindi non sa che pesci pigliare: deve rimboccarsi le maniche e fare qualcosa con le proprie forze”, racconta don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di Pomigliano nonché deus ex machina del territorio nel delicato campo dell’aiuto ai più deboli. “Vedete, un altro problema – fa notare don Peppino – è che cooperative come la nostra utilizzano personale inquadrato, regolarizzato, pagato secondo contratto. Questo fa aumentare i costi ma nello stesso tempo garantisce tutto e tutti: servizio offerto, operatori, assistiti”. Nel frattempo c’è il serio rischio che gli operatori, che non ricevono lo stipendio da mesi, restino senza soldi e senza posto e che i bambini vadano a finire, nella migliore delle ipotesi, in qualche orfanotrofio.
La settimana scorsa gli assistenti sociali di 25 cooperative del Napoletano hanno manifestato a piazza Carità. Ma è stata una goccia d’acqua nel mare del disagio quotidiano. Restano problemi concreti, impellenti e terribili: non si sa più come dar da mangiare ai bimbi ospitati nelle case famiglia. Tutti, però, fanno finta di niente.






