Sono almeno quattro le donne che Michelangelo Merisi da Caravaggio frequentò nei suoi anni romani. Tutte furono legate al mondo della prostituzione e tutte furono utilizzate dal pittore come modelle per molte delle sue opere romane.
Il mito dell’artista errante, dissoluto e volgare, frequentatore di bettole e prostitute, non nacque, come si potrebbe pensare, nella Parigi di fine Ottocento, ma a Roma molti secoli prima, tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Fu Michelangelo Merisi, conosciuto semplicemente come Caravaggio, a dargli vita, passando alla storia, sin da subito, come un artista ribelle, imitatore delle cose “vili” e amante del popolo. Sarà lui il primo grande maestro a fare della vita bohemien una prerogativa per gli artisti dei secoli successivi.
Ma l’immagine poetica dell’emarginato tra gli emarginati è enormemente distante dal vero Caravaggio che, invece, godette per gran parte della sua vita dell’ammirazione di uomini importanti ed estremamente colti. È specialmente grazie al loro interesse che il nome di Caravaggio echeggia ancora oggi tra le pagine dell’arte. Fu solo il temperamento spavaldo e scontroso, tipico di tanti “galant’huomini” del suo tempo, e l’innato spirito picaresco a costringere il pittore ad abbandonare il suolo romano e le importanti amicizie, voltando le spalle alla fortuna.
La vita dell’artista lombardo è tuttavia perfettamente in linea col suo tempo. Come molti altri personaggi visse pienamente la Roma della sua epoca che, come altre città, brulicava di locande, osterie, straccioni, mendicanti e, soprattutto, prostitute. La loro compagnia non era disdegnata dagli artisti e nemmeno dagli “uomini illustri”. Persino aristocratici e alti prelati erano soliti accogliere in segreto donne di malaffare. D’altronde, la Roma del Caravaggio fu una città ricca di meretrici. Secondo quanto si può ricavare dai censimenti tra il 1590 e il 1605, dovevano essere almeno 1700 quelle regolarmente registrate. Una cifra altissima, considerato che la città contava allora appena 100.000 abitanti. Caravaggio, che nei suoi primi anni romani, non ancora famoso, visse a stretto contatto con la gente del popolo, difficilmente poté eludere tale fenomeno.
Così furono ben quattro le donne che l’artista frequentò a Roma, tutte legate al mondo della prostituzione e tutte utilizzate dal pittore come modelle per molte delle sue opere romane. La prima ad essere ritratta dal Merisi fu Anna Bianchini, detta “Anna la rossa”, la più sfortunata delle amiche del Caravaggio, che compare in due celebri opere dell’artista, la Maddalena Penitente e il Riposo durante la fuga in Egitto, realizzate dal Caravaggio nel 1597, appena due anni dopo il suo arrivo in città. La Bianchini, avviata alla prostituzione insieme all’amica Fillade Melandroni, appare poi, con quest’ultima, nel dipinto, del 1598, raffigurante Marta e Maria Maddalena e, ancora, nella Morte della Vergine, del 1604, in cui è risaputo che Caravaggio rappresentò il cadavere di una prostituta trovata morta nel Tevere.
Fillade Melandroni fu a sua volta dipinta dal pittore in più occasioni. È lei la donna del ritratto del 1597 ed è sempre Fillade che compare nella Santa Caterina di Alessandria del 1598 e nella Giuditta del Giuditta e Oloferne del 1599. La Melandroni è inoltre una figura importante nella biografia del Caravaggio. Ad essa si legano infatti due personaggi chiave della vita dell’artista: il marchese Vincenzo Giustiniani, protettore del pittore lombardo, e Ranuccio Tomassoni, il giovane ucciso dal Merisi nella rissa del 1606, sul campo della pallacorda.
Non ancora identificate, invece, le opere che ritraggono la terza donna del Caravaggio, Domenica Salvi, detta “Menicuccia”, alla cui finestra il pittore “lanciava pietre”. La più importante delle quattro resta, comunque, Maddalena Antognetti, detta semplicemente “Lena”, che in alcuni documenti viene descritta perfino come la “donna di Michelangelo”. L’Antognetti può essere considerata il grande amore del Caravaggio. Il suo volto ritorna nelle opere degli ultimi anni romani dell’artista. Guardandola, il pittore dipinse la Maddalena in estasi, la Madonna dei Pellegrini e la Madonna dei palafrenieri. In questi due ultimi capolavori è presumibile che il figlio di Lena posasse per la figura di Gesù Bambino che, in entrambi i casi, mostra una età inconsueta per questo genere di rappresentazioni.
Colpisce infine trovare tra i modelli preferiti dal Caravaggio anche gli amici Mario Minniti e Franceso Boneri, i cui ambigui ritratti appaiono in molti dipinti del pittore lombardo. Alcuni studiosi sono convinti che almeno uno dei due fosse addirittura l’amante del Caravaggio, ma è molto probabilmente solo un modo per conferire al Merisi un’omosessualità che mai stona nell’immagine romanzata dell’artista sregolato. È pur vero, comunque, che l’omoerotismo era all’epoca abbastanza diffuso, specie in certi ambienti aristocratici frequentati dall’artista nei suoi esordi romani.
Ciononostante la vita di Caravaggio si intreccia soprattutto con quella delle passeggiatrici romane tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Un rapporto che risulta evidente già ai suoi contemporanei che, nei suoi dipinti, videro sempre “ritratti di qualche sua bagascia” (Giulio Mancini). Quella del Caravaggio fu, insomma, una vita complicata, divisa tra palazzi aristocratici e osterie, tra discorsi intellettuali e risse di strada. Nonostante l’enorme talento e l’erudizione, il pittore preferì passare i suoi giorni per le strade, tra la gente, cercando in amori proibiti e fugaci il brivido di nuove e trasgressive avventure.
(Fonte foto: Rete Internet)

