Dopo una vita davanti alla cinepresa, in Francia e in Italia, Laura Morante passa dall”altra parte e lo fa con risultati apprezzabili, grazie ad una commedia agrodolce tipicamente francese sull”eterno problema del rapporto tra uomini e donne.
Laura Morante ha costruito una parte della sua carriera di attrice in Francia. Diretta da importanti registi – a partire dal grande Alain Resnais – ha partecipato a diverse produzioni televisive e cinematografiche, spesso interpretando ruoli di donne fragili e nervose in commedie romantiche oppure in film più impegnati. L’attrice toscana sembra aver assorbito la lezione dei registi francesi e ha confezionato, per il suo esordio alla regia, un film che ripercorre la strada delle migliori commedie romantiche d’Oltralpe. Buon ritmo, dialoghi serrati, scene “d’interno” familiari con tanta ironia e sentimenti senza sentimentalismo: il piatto per un buon film alla francese è servito.
Amanda (Laura Morante) è una donna che ha parecchie difficoltà a rapportarsi con l’altro sesso. Per lei gli uomini sono soprattutto fonte di ansie, insicurezze; non riesce a fidarsi e finisce per farsi prendere dalle nevrosi e mandare tutto all’aria. Imprigionata nel suo idealismo romantico, Amanda si scontra con l’assenza di tatto in quelle piccole cose dalle quali dovrebbe uscire fuori, secondo lei, la vita di coppia perfetta. Dopo il fallimento dell’ennesima storia, uno psicanalista – marito della sua migliore amica Florence – arriva ad una diagnosi perentoria: androfobia. Quella di Amanda è una vera e propria malattia, che la porta a rovinare ogni relazione per paura. In questa situazione ogni dettaglio diventa un dramma, utile pretesto per far saltare tutto.
All’improvviso, la notte di capodanno, arriva Antoine a cambiare le carte in tavola. Per una serie di equivoci, Amanda è convinta che l’uomo sia gay e, liberata dalle ansie da prestazione, riesce a stabilire con lui un rapporto sereno. Di fronte all’immagine dell’amica così felice e distesa, Florence e il marito decideranno di lasciar correre l’inganno ancora per un po’. Questa terapia d’urto riuscirà a cambiare il suo approccio verso gli uomini?
Da un rapido sguardo al canovaccio si intuisce quanto sia “francese” l’esordio della Morante. Il film si pone l’obiettivo di sondare il rapporto tra uomini e donne, da una prospettiva ovviamente femminile, che lascia spazio alle ossessioni di una donna fragile e insicura (personaggio perfetto per l’attrice italiana). I dialoghi efficaci, caricati di ironia ma mai urlati, costituiscono l’ossatura di un film da camera, dove i personaggi si muovono sul copione delle loro insicurezza reciproche e cercano di punzecchiarsi a vicenda, più per comprendersi che per farsi del male.
La leggerezza, appunto, è l’elemento fondamentale. La trama acquista movimento grazie ad un equivoco. Ma il tono leggero non viene mai sacrificato. Caratteri e parole danzano soavi sullo schermo, offrendoci una rappresentazione delicata dell’eterno mistero dei due sessi. Uomini e donne si rincorrono e si confrontano, senza schiamazzi o tragedie, ma cercando di comprendersi nel chiuso delle loro stanze, attraverso una storia “particolare” che vede una donna idealista e ipercritica contrapposta ad un genere maschile più facilone e disattento.
Laura Morante si inserisce così nel solco della commedia francese, tagliente nel sondare i rapporti personali e di genere senza mai rinunciare ad un ritmo frizzante e ironico, pur sulla base di un racconto non sempre verosimile. In Ciliegine la regista riesce a restituire con diverse idee interessanti le differenti prospettive che muovono uomini e donne, tra insicurezze e paura di restare soli. Il film risulta così godibile e divertente, un po’ macchinoso nei passaggi in cui cerca di “spiegare” la sua ipotesi di partenza, ma senza rinunciare alla leggerezza del tocco.
Voto: 6,5/10
Regia di Laura Morante, con Laura Morante, Pascal Elbé, Isabelle Carré, Patrice Thibaud, Ennio Fantastichini
Durata: 90 minuti
Uscita nelle sale: 13 aprile 2012






